Pennacchi: «chi nega Liberazione, nega fascismo»

Lo scrittore Antonio Pennacchi parla del 25 Aprile e di chi vorrebbe cancellare la festa della Liberazione spiegando che in realtà il loro intento è «negare e cambiare il giudizio storico sul fascismo ma quello complessivo non può e non deve essere modificato: il fascismo è stato una dittatura, ha condotto l’Italia nel dramma della guerra e della sconfitta e, soprattutto, è marchiato nell’inconscio collettivo dall’orrore dell’olocausto, della shoah, dell’uccisione di massa di ebrei come di zingari. Quel giudizio non può essere modificato». Su Matteo Salvini invece dice: «con tutto il male che possiamo dire di lui, quello su di lui non è neanche paragonabile al giudizio sul fascismo, per adesso, nonostante si sforzi molto».

«Con la parola “fascismo” non si intende solo il ventennio dal 1922 al 1943, cui poi si aggiunge la Repubblica Sociale fino al ’45, gli storici di professione – aggiunge Pennacchi – parlano di “fascismi” associando a quello mussoliniano gli altri movimenti nati dal fascismo, in particolare il nazismo. Il nazifascismo appunto su cui pesa l’orrore del genocidio. Tutta la storia dell’umanità è segnata da genocidi, a partire da quello dell’Homo Sapiens a danno dell’uomo di Neanderthal, per arrivare a quello degli armeni, ma quanto è stato compiuto dal nazifascismo per sistematicità, modalità industriali, insomma modernità, è diventato un archetipo».

«Per questo il 25 aprile deve restare com’è, deve mantenere i valori che ha ora. Certo, se penso che è la festa della Liberazione, della riconquista della libertà che portò alla nascita della democrazia, della Repubblica e guardo quel che è la Repubblica Italiana oggi non è che mi sento tanto soddisfatto di questi risultati», conclude lo scrittore. (a.mat.)

Fonte: Adnkronos

(ph: imagoeconomica)