Variati: oggi Bruxelles, nel 2020 sfida (debole) a Zaia

L’ex sindaco di Vicenza è un nome forte. Ma non incarna un’opposizione credibile al leghismo

In Veneto una delle sfide più interessanti delle prossime europee sarà tutta interna alle liste del Partito Democratico. Dando per certo lo sfondamento della Lega in tutta la regione – a danno non solo del M5S, ma anche di Forza Italia -, poco rimarrebbe da attendere dalle urne. Se non fosse che dalle liste democratiche potrebbe emergere il principale sfidante di Luca Zaia alle elezioni regionali dell’anno prossimo.

Quarto in lista dietro ad un romano e a due emiliani è riuscito infine a piazzarsi – dopo essersi “fatto pesare” annunciando un fugace ritiro della sua candidatura – Achille Variati, già due volte sindaco di Vicenza (1990-1995; 2008-2018), presidente dell’omonima provincia (2014-2018) e consigliere regionale (1995-2008). Politico di lunghissimo corso, Variati esce così dal letargo politico iniziato l’anno scorso con la fine del suo mandato di sindaco. Letargo certo per modo dire, considerato che nel frattempo Variati è rimasto tanto presidente dell’Unione delle Province d’Italia quanto membro della governance della potente Cassa Depositi e Prestiti.

Ma come si intreccia la candidatura alle europee con la partita delle regionali del 2020? Nei post che hanno segnato il suo ritorno su Facebook, è chiaro come Variati cerchi di far passare la sua candidatura in un’ottica di “rappresentanza degli interessi del Veneto in Europa”. Una chiave di lettura obbligata per cercare di raccogliere consenso anche nel resto della regione: fortissimo nella sua provincia di origine, Variati sconta il suo essere relativamente conosciuto al di fuori della stessa. Cercare di far passare la propria candidatura come rappresentativa dell’intera regione è uno dei pochi modi con cui Variati può sperare di approdare al Parlamento Europeo: in un’elezione in cui il Partito Democratico vedrà calare drammaticamente tanto i voti quanto i seggi, Variati si trova a competere con candidature più forti della sua, in quanto più“diffuse” sul territorio: non solo i tre nomi che lo precedono in lista, ma anche quello della sua ex vicesindaco Alessandra Moretti.

Eppure, dietro la necessità di venetizzarsi si può leggere anche un altro obiettivo: quello di costruire la propria candidatura alle regionali dell’anno prossimo. Una candidatura che sarebbe stata molto più complicata nel caso Variati non avesse accettato la sfida delle Europee. Ma che, nel caso dalle europee uscisse vincente, diventerebbe una scelta quasi obbligatoria per il disastrato Partito Democratico veneto. Se invece si fosse tirato indietro, Variati avrebbe rischiato di scomparire dai radar, magari assumendo il poco entusiasmante profilo di un politico ultrasessantenne incapace di rassegnarsi alla pensione. La candidatura alle Europee appare, invece, come un vero e proprio all-in, un gesto di vitalità di un politico le cui ambizioni non sembrano per niente esaurirsi con Bruxelles.

Ora, il fronte anti-leghista veneto potrebbe forse gioire da questo ritorno in campo dell’ex sindaco di Vicenza. Senza alcun dubbio, il nome di Variati è il miglior nome che l’opposizione regionale possa ad oggi contrapporre a quello di Luca Zaia. Però, c’è un però. Negli ultimi quindici anni, il centrosinistra regionale ha visto il suo consenso diminuire ad ogni tornata elettorale, al di là del contesto nazionale. Un lento dissanguamento contraddistinto da candidati presidente incapaci di interpretare la radicalità dei problemi della nostra regione dopo quasi trent’anni di dominio forza-leghista. Variati sarebbe il terzo candidato in fila a non rispondere al cambiamento che chiedono con sempre più forza i veneti, per di più in un momento in cui le conseguenze disastrose di questo dominio stanno presentando il conto fra inquinamento e sanità al disastro.

Variati è un politico abile, accorto e saggio. Figlio degno della grande tradizione del cristianesimo democratico. Eppure, oggi questo non basta più. Oggi, è necessaria una rottura col passato, una rottura che sappia dire delle parole nuove sul modello di sviluppo veneto incensato da trent’anni da un coro bipartisan in cui, ahinoi, Variati ha sempre avuto un ruolo di importante corista. Augurando tutta la fortuna possibile al coraggioso Variati per la sua sfida europea, sarebbe forse il tempo che l’opposizione veneta al leghismo riuscisse a chiudere con il suo passato di compromissione coi poteri forti, riaprendosi alla rappresentanza dei veneti comuni. Perché, fra banche crollate e fiumi nauseabondi, i veneti comuni hanno oggi veramente bisogno di un’opposizione radicale e combattiva.

(Ph: Imagoeconomica)