Elezioni Spagna: Sanchez primo, ma non può governare da solo

In Spagna le elezioni politiche hanno visto il trionfo del socialista Pedro Sanchez il cui Pse si è aggiudicato 123 seggi in parlamento. Citando l’ex segretario del Partito Democratico Perluigi Bersani si potrebbe però dire che Sanchez è arrivato primo, ma non ha vinto. Per governare infatti servono 176 seggi, quindi per formare un nuovo governo si dovrà aprire la strada alle alleanze. I popolari dell’ex premier Mariano Rajoy, ora guidati da Pablo Casado, si fermano a 66 seggi, peggiori risultato della loro storia. Buoni numeri invece per i liberali di Ciudadanos che portano a casa 57 seggi.

Non sfonda Podemos, l’alleato più naturale per Sanchez, che si ferma a 42 seggi. Alle due sinistre non basterà unirsi per poter formare un governo. Il partito di estrema destra Vox entra per la prima volta in parlamento con 24 seggi. Sanchez potrebbe anche tentare un governo di minoranza, ma sarebbe un esecutivo molto fragile. «Ha vinto il futuro, il passato ha perso – è stato il primo commento di Sanchez, che negli ultimi mesi ha svolto il ruolo di primo ministro dopo la crisi del governo Rajoy -. Non vogliamo una regressione, non vogliamo i reazionari. Vogliamo un paese che va avanti e guarda al futuro». Ora il futuro però passa per un compromesso, per poter dare un governo stabile a un paese che negli ultimi 3 anni è tornato alle urne 3 volte. (t.d.b.)

(Fonte: Adnkronos)

(ph: Imagoeconomica)

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