Padova, centro Pedro ammette pestaggio 25 Aprile: «reazione, non raid»

Il centro sociale Pedro di Padova in un lungo post pubblicato sulla sua pagina Facebook spiega il suo punto di vista sull’aggressione del 25 Aprile in via Gritti ed ammette il pestaggio. «Uno pseudo artista di casapound (forse un folgorato sulla strada della famosa performance pink-futurista del grande Tarani nel 18 dicembre 2011) e un lacchè di Salvini vengono assaliti/aggrediti in un bar del centro cittadino – scrive il Pedro – . In particolare il giovane salviniano desta subito particolare foga nel farsi addirittura fotografare con il questore Fassari e il sottosegretario leghista Ostellari davanti alla questura. Ma se è stato aggredito, dove sono i segni di questa aggressione? L’artista, tramite la gloriosa agenzia stampa del suo partito, dice di aver respinto l’aggressione e che gli aggrediti non hanno subito ferite. Si aggiunge la versione del proprietario del bar che parla di pochi attimi di tensione».

«Di fatto – spiega la nota del centro sociale – si vuole forzatamente far passare per “raid punitivo” una legittima ed estemporanea reazione a una provocazione fatta da un fascista dichiarato proprio il 25 Aprile. Ma ciò che ci lascia più sconcertati è che un episodio marginale stia tenendo banco da 3 giorni, mentre la notizia di migliaia di persone che si sono ritrovate in piazza delle Erbe il 25 Aprile campeggi solo in pochi trafiletti di giornale». Il centro Pedro sempre su Facebook ha anche annunciato la sua adesione alla passeggiata anti-violenza organizzata dalla Lega per sabato 4 maggio. «In riferimento agli ultimi avvenimenti e proprio per attivare un dibattito non mistificato sull’idea di violenza, annunciamo la nostra adesione alla passeggiata del 4 maggio promossa dalla Lega. Lo facciamo perché siamo fermamente convinti di essere contro la violenza e l’esclusione sociale, specie in un momento storico dove il ministro degli interni fa il sobillatore facendosi selfie con un mitra. Siamo convinti – concludono i militanti – che non ci possa essere forma di violenza più meschina che quella di chiudere i porti mandando al massacro migliaia di migranti». (t.d.b.)

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