Confartigianato Veneto: «no al ritorno vecchie province»

Confartigianato Imprese Veneto, in vista delle elezioni amministrative del prossimo 26 maggio per il rinnovo del governo di 321 Comuni nella nostra Regione, consapevole dell’entità e dimensione dei problemi che i sindaci si trovano ad affrontare, ha rivolto un pressante invito, che coinvolge a diverso titolo Regione e Associazione dei Comuni, affinché cresca un più forte e attrezzato associazionismo tra i Comuni, per la gestione dei principali servizi che la loro dimensione, per oltre la metà in diminuzione di popolazione, non consentirà di affrontare a livello di campanile.

Dai nostri lavori è riemersa l’attualità della Provincia quale ente intermediario tra Regione e comuni nella sola programmazione urbanistica. «La recente legge regionale per la riqualificazione urbana ed il contenimento dell’uso del suolo – afferma Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Imprese Veneto – richiede, per le scelte principali, criteri di attuazione non compatibili con la dimensione del solo Comune. Pensiamo ad esempio alla novità dei crediti edilizi e alla loro circolazione. Ma tra il dire che l’amministrazione provinciale può essere sede di un nuovo governo della programmazione urbanistica e il pensare ad un ritorno in pieno stile delle province del passato, ne passa di strada e vede la nostra forte perplessità per almeno due motivi. Il primo ha a che fare con la richiesta di ulteriore autonomia da parte del Veneto. Metterci di mezzo il ritorno alle province con le competenze di un tempo, oltre che apparire soluzione affrettata e priva del nuovo atteso contesto di competenze regionali, rischia di inquinare il negoziato sull’autonomia regionale e dare risposta all’esigenza di autonomia in chiave di risulta istituzionale, solleticando aspirazioni legittime politicamente ma che non fanno i conti con l’efficacia dell’azione pubblica. Il secondo motivo è un ritorno ad una dimensione di iperistituzionalità. Comuni, Provincia, Camere di Commercio, Regioni, organizzazioni strumenti tra gli stessi citati enti producono costi amministrativi non compatibili con le richieste di ridurre l’incidenza della macchina pubblica e del prelievo fiscale, oltre ad ingenerare una nuova confusione tra competenze e attività di programmazione rispetto all’attività di gestione».

«Comprendiamo – conclude Bonomo – come il periodo elettorale si presti ad intensificare messaggi e proposte, ma il Paese e la nostra economia hanno un grandissimo bisogno di trovare slancio, innovazione e minore pressione fiscale e non ulteriore incremento della macchina pubblica».