Rimborsi risparmiatori, “Noi che credevamo” a Gabanelli: «classista»

L’associazione “Noi che credevamo nella BpVi e in Veneto Banca” critica la giornalista Milena Gabanelli per il suo ultimo articolo sul Corriere della Sera dedicato ai crac bancari e ai rimborsi per i risparmiatori. In particolare, l’associazione punta il dito contro un passaggio del pezzo: «se il tetto della soglia di povertà sarà alzato fino a comprendere chi oggi possiede titoli e fondi fino a 200.000 euro – scrive Gabanelli -, vuol dire che verrà rimborsato anche chi non si può definire né povero e tantomeno sprovveduto. Il bacino elettorale veneto apprezzerà. Ma ancora una volta si stanno facendo i conti senza l’oste: il Commissario Ue Margrethe Vestager».

Per “Noi che credevamo”, si tratta dell’ennesimo «affronto classista verso chi guarda i problemi degli Italiani, lavoratori e risparmiatori, dall’alto di un ruolo dove non si sa se prevalga la cecità o l’opportunismo della notizia. Riteniamo infatti, al contrario della Gabanelli, che non sia né il reddito né tantomeno la quantità di soldi posseduti a fare la cultura o la buona fede di un risparmiatore. Molte sono infatti le persone che si trovano a gestire, nel nostro territorio, i risparmi dell’intera famiglia o i proventi della piccola impresa artigiana che hanno gestito per decenni e che possono raggiungere, quindi, anche cifre considerevoli e ricordiamo a tutti che l’Italia e il Veneto in particolare, sono famosi in Europa per la capacità di risparmio e la parsimonia».

«È esattamente questo uno dei punti che abbiamo toccato nell’incontro del 24/04 con la Commissaria Vestager che si è dimostrata sensibile e disponibile al confronto. Abbiamo formalizzato in quella sede il nostro dissenso a una legge classista dove appunto la “stupidità” si misura sulla base dello stipendio. La stessa Commissaria ci ha invece spiegato di aver voluto dei parametri indicativi, ma non per questo rigidi, per una norma veloce e certa che risarcisca i danni causati dalla vendita indiscriminata e incontrollata dei titoli delle due banche venete nel territorio. Noi, per quanto sopra, le abbiamo chiesto flessibilità nei criteri di accesso imposti».

In conclusione, l’associazione ricorda a Gabanelli che «4,8 miliardi di euro sono stati dati a Banca Intesa dallo scorso governo senza che nessuno si stracciasse le vesti così come ora accade per una norma che va a dare un sollievo a un territorio e a delle famiglie devastate. C’è il rischio di rimborsare gli speculatori, asserisce la Gabanelli. Rispondiamo, come lei stessa dichiara, che siamo stati vittime di violazioni massive, frutto di un sistema cieco o colluso che non distingueva di certo in base al reddito che avevamo e che ha impoverito più o meno tutti. Noi non vogliamo correre il rischio di escludere chi ha diritto a vedersi ristorato di un danno massivo subito. Questa è la nostra priorità. Noi non vogliamo lasciare indietro nessuno e non vogliamo, di certo, né l’abbiamo mai chiesta, la carità sociale». (r.a.)

(Ph. Imagoeconomica)