Allungamento pene: in Italia 300 interventi l’anno

In Italia si eseguono circa 300 interventi di allungamento del pene all’anno. Secondo l’andrologo Alessandro Littara, fondatore del centro di medicina sessuale di Milano, i maschi ricorrono ai “ritocchi sessuali” più delle donne e la media è  di 24 interventi al mese. L’intervento costa dai 4 mila agli 8 mila euro e porta un vantaggio di 3 centimetri in lunghezza e un 30% di diametro in più. Littara spiega che la maggior parte degli uomini che richiedono l’intervento ha un’età compresa dai 35 ai 50 anni e non ne avrebbe in realtà bisogno, in quanto ha misure nella media. Ma a volte basta una battuta della partner o uno sguardo ai compagni di calcetto per sviluppare un’ossessione per le misure. In molti casi si tratta di uomini che dopo una lunga storia si rimettono in gioco, magari con donne più giovani, e inseguono il mito del pene perfetto.

Littara spiega che l’intervento funziona e nella maggior parte i clienti sono soddisfatti. Non si registrano inoltre controindicazioni per quanto riguarda l’erezione o l’eiaculazione. Ma avverte: attenti ai rimedi economici. In passato si ricorreva addirittura al silicone, ma il pene a differenza delle labbra è un muscolo percorso da vene e corpi cavernosi che cambia dimensione a seconda dell’afflusso di sangue. Questi rimedi pubblicizzati spesso nei siti hard che fanno credere ai più ingenui di poter raggiungere le dimensioni degli attori, oltre a non funzionare creano danni a volte irreparabili. «Troppi i tabù che resistono, poca l’informazione – spiega Littara -. Gli uomini usano la Rete come principale rifugio e riferimento per i problemi di estetica intima e spesso si costruiscono aspettative irrealistiche, tanto che alcuni si presentano in studio con foto di dettagli intimi di attori chiedendo le stesse misure».

«Digitando su un motore di ricerca “allungamento del pene” vengono fuori svariati milioni di indicazioni. La stragrande maggioranza ha come protagonisti prodotti che promettono miracoli: pillole a base di erbe – aggiunge ancora Littara – creme, attrezzature per esercizi ad hoc, strumenti per ‘tirare'” l’organo. Apparecchi che somigliano a macchine della tortura, da pompe che sfruttano la pressione dell’aria e l’effetto ‘sottovuoto’, a impalcature metalliche che esercitano trazioni». «Un centimetro in più diventa un chilometro nella mente dell’uomo, in termini di maggiore sicurezza e autostima guadagnate – spiega l’andrologo -. Molti pazienti tornano potenti e capaci di avere rapporti superando il senso di inadeguatezza. L’aspetto psicologico è importante. Un disagio che non fa vivere serenamente la propria vita sessuale è la molla che spinge a bussare al chirurgo nel 70% dei casi. La motivazione puramente estetica legata a un certo narcisismo è minoritaria. L’intervento deve servire a far sì che la persona smetta di focalizzare l’attenzione su un presunto problema e si concentri sul piacere del rapporto. Per questo – conclude Littara – mi piacerebbe che si rompesse il muro di silenzio e che anche andrologi e urologi superassero le reticenze nel parlarne con i pazienti. Sarebbe un argine – conclude – ai rischi dell’improvvisazione». (t.d.b.)

(Fonte: Adnkronos)

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