Dei ed eroi a Vicenza: il mito usato per celebrare la ricchezza

Le opere esposte a palazzo Leoni Montanari dialogano con gli affreschi già presenti. Spiccano le sculture

Palazzo Leoni Montanari, sede vicentina delle Gallerie d’Italia, celebra il proprio ventesimo anniversario con una mostra, aperta fino al 14 luglio, dal titolo “Mito, Dei ed Eroi“, in cui opere di proprietà delle Gallerie si affiancano ad altre provenienti da istituzioni pubbliche e collezioni private, creando un composito cammino espositivo ritmato dal dialogo-confronto tra le creazioni esposte e le decorazioni, in prevalenza affreschi, che illustrano le sale del palazzo. La mostra curata da Fernando Mazzocca, Federica Giacobello e Agata Keran intende dar risalto, come di consueto, al patrimonio artistico della Galleria vicentina, che ospita collezioni permanenti d’importanza internazionale, dalla pittura del Settecento veneto alle ceramiche attiche e magnogreche alle numerosissime icone russe, mettendo in evidenza anche le peculiarità d’arte e bellezza dell’edificio stesso.

La storia del palazzo oggi proprietà di Intesa Sanpaolo inizia sul finire del XVII secolo: costruito per volontà di Bernardino Montanari, esso documenta esemplarmente il clima sociale e culturale della Vicenza a cavallo tra Seicento e Settecento e della sua fiorente provincia. Montanari, al quale più tardi si associa il nipote ed erede Giovanni Leoni, appartiene ad una famiglia di artigiani tessitori della lana, che in seguito si dedicano al commercio delle stoffe arricchendosi rapidamente, tanto da abbandonare la natia Villabalzana per trasferirsi nel capoluogo, dove sviluppare al meglio le proprie attività e godere delle proprie ricchezze, sino ad ottenere d’essere annoverati tra i nobili vicentini. Ad abbellire l’importante fabbrica lavorano artisti non soltanto locali, da Ludovico Dorigny ad Orazio Marinali. L’impianto decorativo risponde al gusto del tempo: “Temi ricorrenti” si legge nella nuova guida storico-artistica di Vicenza, uscita nel 2004 a firma di Franco Barbieri e Renato Cevese, «l’esaltazione di Apollo ed Ercole, ossia la Ricchezza ottenuta con la Prudenza e con le Arti, con la Forza e con la Virtù, prerogative dei Leoni Montanari».

E’ il simbolico dettato dell’emergente borghesia urbana fiera di sé e dei propri principi morali, ma altrettanto del successo commerciale e delle conquiste economiche. Il palazzo “barocco”, pregi e difetti, si addice perfettamente ai suoi proprietari. Con un preciso riferimento al tema del mito e dei suoi protagonisti evolve anche il filo conduttore dell’odierna esposizione. L’avvio ideale è la fastosa Loggia D’Ercole del cortile interno, con la rappresentazione scultorea dell’eroe mitico mentre uccide il drago Latone e, in una nicchia accanto, la statua di Apollo. L’eroe e il dio sono infatti il fulcro del racconto mitologico che ispira l’intera mostra, nella quale il dialogo tra gli affreschi, sovente modesti, delle sale e le opere esposte, anch’esse non del tutto entusiasmanti, riporta alla memoria l’interesse che nei secoli hanno rivestito le narrazioni di miti e leggende della cultura classica greca e latina.

Di notevole attrattiva sono invece alcune sculture, richiamo ad un mondo antico affascinante pur a distanza di millenni, come l’imponente statua di Atena proveniente dal Museo Archelogico Nazionale di Napoli o la minuscola statuetta di Apollo del Museo di Reggio Calabria; ma, ancora, il “sigillo di Nerone” di età augustea, anch’esso proveniente dal museo napoletano, splendido cammeo in corniola con la scena del supplizio inflitto da Apollo al sileno Marsia; o, infine, il grande cratere apulo a volute decorato dal cosiddetto pittore di Licurgo nel quarto secolo avanti Cristo, legittimo orgoglio delle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari.

(Foto: Pompeo Batoni, Apollo, la Musica e la Geometria (particolare), 1741, olio su tela, Ph. WIkipedia)