“Doppio vetro” della Thoroddsen, lo “scandaloso” amore tra anziani

La scrittrice islandese dà voce ai grandi esclusi del nostro tempo. Rispondendo con coraggio a domande che nessuno si pone mai

Sappiamo bene qual è il tragico epilogo di un mondo perennemente in corsa, vorticante, forsennato e competitivo. Chiunque si fermi è perduto. E ciò non riguarda solo quella infelice e vasta fetta di umanità ancora relativamente giovane, ma incapace di adeguarsi. Chi non è più funzionale al processo produttivo-consumistico è un peso. Presto o tardi, ciò è fuor di dubbio, gli anziani si sentiranno dire che “sono un costo” oramai fattosi intollerabile. L’eutanasia diventerà non una pratica per porre fine alle sofferenze del soggetto martoriato dalla malattia, ma per sollevarlo dal gravare su sé stesso e sul resto del mondo con la gratuità della sua esistenza. Com’è ovvio che sia, l’argomento e il corso che le cose stanno prendendo sono tabù, così come la parola “morte”. E, infatti, tutti si industriano e disperatamente si spendono per non sembrare vecchi, per essere ancora attraenti, attivi, seduttivi, apparentemente prestanti.

Ognuno sa in cuor suo di non poter contare sul sacrosanto diritto di godersi, almeno infine, un po’ di pace. Da ciò la farsa a cui assistiamo ogni giorno: figli e genitori che inscenano ruoli interscambiabili, tristissime signore in minigonna imbellettate come ventenni – per chi non avesse colto, il riferimento in questo caso è a “L’umorismo” di Pirandello. La vecchiaia, come tutti gli argomenti più spinosi (il mondo del lavoro, o del non lavoro se preferite), è la grande assente dalla scena letteraria e più in generale artistica. Chi sono i vecchi? Cosa pensano? Desiderano ancora? Sono anche loro vivi, queste sagome ricurve? Al margine, lì dove li abbiamo spinti dacché se n’è palesata la loro inutilità sociale, come si sentono? È a tutto questo che con fermo garbo cerca di rispondere Halldóra Thoroddsen con “Doppio Vetro“, Iperborea Edizioni 2019 (vincitore del Premio della Letteratura Europea 2017 e del Premio della letteratura femminile islandese, oltre a essere in corso di pubblicazione in ben dieci paesi).

La scrittrice di Reykjavík, con coraggio, entra nella vita di una donna borghese, colta, raffinata, con alle spalle una famiglia, figli e nipoti, un marito morto, amori giovanili, letture. Nessuno sembra avere più bisogno di lei. È sola con i suoi ricordi, la radio accesa, i ferri in mano con cui si intrattiene. Le amicizie scarseggiano e la voglia di uscire dal proprio nido è poca. Non le resta che osservare il mondo e la vita attraverso il doppio vetro della finestra. Eppure, ancora alla sua età, qualcosa di inaspettato può accadere. Un uomo, l’amore. Un amore certo diverso («aveva pensato di avvertirlo che temeva che i suoi impulsi si fossero indeboliti e la sua sensibilità fisica si fosse un po’ spenta. Ma non serve, non fingono di essere diversi da quello che sono, di serbare ancora il vigore di un tempo»). Naturalmente, amici e parenti non sembrano gradire («l’amore tra persone anziane non è un amore coniugale sano, che ambisce a riempire la terra. La gente non lo associa mentalmente nemmeno a un’estetica, o alla celebrazione del piacere fisico, al contrario, lo respinge perché coinvolge la decadente vecchiaia»).

In sostanza, nessuno sembra capire e tutti hanno un solo pensiero: «il sesso è la sola cosa che viene in mente a tutti, tanto siamo posseduti da quest’unico concetto riguardo ai rapporti tra le persone». Sesso che, peraltro, in questo tempo di presunta liberazione, come tutte le libertà dell’universo concorrenziale-liberale, avviene a esclusione della gran massa e non in senso redistributivo, estromettendo brutalmente i vecchi («l’immaginazione stessa rifugge dall’idea di due vecchi rugosi e rinsecchiti che se la spassano con l’aiuto di lubrificanti»). A loro non è dato di godere, di amare, pena essere coperti dal ridicolo e dalla disapprovazione a cui la coppia di anziani giustamente si ribella con ironica noncuranza.

In ultimo, arriverà comunque la morte a segnare il destino dei due. Davanti alla donna si prospetterà il distacco totale dalla realtà, la perdita della lucidità. A quel punto si aggrapperà ai fatti sociali che in quel momento stanno scuotendo la sua nazione, per non cedere, perché più che mai lei sente nel profondo questa forza insopprimibile verso la vita. E, quando tornerà nuovamente sola, lì davanti alla sua finestra col doppio vetro, come un’improvvisa epifania, qualcosa la folgorerà. Finirà di sentirsi a distanza, si scoprirà parte di questo mondo. Completa.

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