Arzichiampo: prima volta in Serie C. Ma ora viene il difficile

La concorrenza con il Vicenza, il problema stadio, la professionalizzazione di squadra e società. Tanti problemi per il presidente Chilese, che è anche socio del club di Renzo Rosso. E a qualche concorrente potrebbe non andar bene.

La promozione la ha conquistata con una giornata d’anticipo. Ma adesso viene il difficile per l’Arzichiampo, sintesi giornalistica della denominazione della Associazione Sportiva Dilettantistica Arzignano Valchiampo. Società con sede ad Arzignano, provincia di Vicenza, capoluogo del dipartimento economico della conceria.
L’Arzichiampo è dunque arrivato in serie C e sarà la seconda società vicentina nella categoria. Il primo problema è proprio questo: la concorrenza con il Vicenza, squadra storicamente egemone nel tifo di tutta la provincia, con la complicazione che i due team saranno inseriti nello stesso girone del prossimo campionato.

Non è la prima volta che succede. Fino al 30 giugno 2018 la provincia di Vicenza ha avuto due società in Serie C, il Vicenza Calcio e il Bassano Virtus. Fallito il primo il 18 gennaio dell’anno scorso e poi definitivamente scomparso dalla scena calcistica nazionale per assenza di acquirenti all’asta del Tribunale, la società di Bassano è rimasta l’unica portacolori berica. Durante la convivenza  fra Bassano e Vicenza però non c’era storia, non tanto sotto il profilo agonistico quanto piuttosto sotto quello del seguito e del pubblico.

Peggio ancora è andata in precedenza al Real Vicenza, che, assurto al professionismo in C mentre però il Vicenza era ancora nella categoria superiore, e pur trapiantato agonisticamente allo stadio Menti, mai è riuscito a portare sugli spalti più di poche decine di supporter. È molto probabile che ora la cosa si ripeterà per l’Arzichiampo, a cui la conterraneità con la società di Renzo Rosso potrebbe creare le stesse difficoltà di convivenza e mercato che hanno avuto prima il Real e poi il Bassano. Per di più mentre in riva al Brenta ci si sente poco vicentini, in riva al Chiampo invece la vicentinità (sportiva e non) certo non è messa in discussione e la vallata è sempre stata un bacino importante per il tifo biancorosso. Che faranno i tifosi locali del Vicenza? Seguiranno i giallocelesti per legittimo amor di patria o continueranno a amare i colori biancorossi?

Un altro problema mica da poco è quello dello stadio. Il Dal Molin di Arzignano non ha nemmeno la capienza minima richiesta per la categoria, che è di 1.500 posti. Ne ha infatti solo 1.240, ne mancano cioè 260 che non sono tanti ma neanche pochi. Nell’impianto inoltre non ci sono la tribuna ospiti e un impianto luci adeguato. Per colmare le lacune servono soldi, ma il Dal Molin è comunale e il 25 maggio ci sono le amministrative in città. La nuova Giunta non sarà operativa prima di luglio, troppo tardi per deliberare le opere di adeguamento dello stadio in vista della ammissione al campionato. La soluzione a cui pensa la società è giocare al Menti di Vicenza. Come se fosse semplice. Lo stadio berico, anch’esso di proprietà comunale, è in concessione esclusiva al Vicenza Virtus fino al 2021. Quindi da una parte il Comune non può concedere l’impianto ad altre società, dall’altra nemmeno il club biancorosso può subaffittarlo a terzi. Lo vieta espressamente l’articolo 7 della convenzione. Quindi o si cambia la convenzione o l’Arzichiampo al Menti non ci può giocare.

Forse poi non è un problema sotto il profilo giuridico, ma lo potrebbe essere sotto quello disciplinare, il fatto che Lino Chilese,(in foto) il bravissimo proprietario e presidente dell’Arzichiampo, sia contemporaneamente socio del Vicenza Virtus. Se infatti lo Statuto Federale e le NOIF permettono allo stesso soggetto di avere partecipazioni in due o più società a condizione che non ne siano di controllo, in un mondo tutt’altro che di amiconi com’è quello del calcio bisognerebbe evitare accuratamente il rischio di essere accusati da qualche concorrente di violare con questa comproprietà «i principi di lealtà, correttezza e probità in ogni rapporto comunque riferibile all’attività sportiva» sanciti dall’art. 1 bis del Codice di Giustizia Sportiva.

Anche se Lino Chilese non fa parte del Cda del Vicenza Virtus, è noto -perché lui stesso lo ha dichiarato più volte- che fra il suo Arzichiampo e il Vicenza si stanno creando rapporti di collaborazione, a cominciare dal Settore Giovanile. Tutte cose belle e importanti per chi non è malizioso, ma che potrebbero generare qualche maligno sospetto ad esempio a Padova, avversaria di entrambe nel prossimo campionato dopo la retrocessione, dove l’affetto per la storica rivale Vicenza non è proprio al top.

Ancora più difficile sarà infine dare in poco tempo una struttura professionistica al club arzignanese. A cominciare dalla natura giuridica, perché la attuale associazione sportiva dilettantistica dovrà trasformarsi in società di capitali. C’è poi da lavorare non poco sul settore tecnico, dove andranno fatti i dovuti investimenti perché un organico di dilettanti, per quanto bravi e dotati, non è certo in grado di reggere la categoria prof nemmeno con l’obbiettivo minimo della salvezza. La società dovrà potenziare anche lo staff amministrativo, visto che l’organigramma manca di alcune figure importanti, prima di tutto il direttore generale.

Lino Chilese è ambizioso e appassionato, ma nel contempo è anche realista. In passato il suo nome è stato fatto più volte nelle cordate che si dichiaravano interessate all’acquisto del Vicenza Calcio, sia durante la gestione Cassingena che in quella ViFin, ma non è mai entrato, almeno ufficialmente, in società. È un imprenditore di successo e i mezzi li avrebbe. È anche competente perché a calcio ha giocato. Bisogna vedere se e quanto ha intenzione di mettersi in gioco come industriale e come dirigente sportivo per fare grande l’Arzichiampo. Ma la strada non è facile, e lui lo sa.

(Ph. Arzignagnovalchiampo.it)