6 maggio 1976: 43 anni fa il devastante terremoto del Friuli

6 maggio 1976, 12 secondi dopo lo scoccare delle 21, Friuli. Prima un forte boato, poi la devastante scossa di terremoto di 6,4 gradi della scala Richter che in pochi secondi cancellò interi paesi. In tutto il sisma, che colpì 137 Comuni, uccise 989 persone, provocò 45 mila sfollati ed è per questo considerato uno degli eventi peggiori che abbia mai colpito l’Italia. Nei mesi successivi, a fine estate, altre scosse rasero al suolo quel che era rimasto in piedi. Il terremoto fu avvertito in tutto il Nord Italia con danni, seppur molto più limitati, anche in altri comuni.La popolazione sfollata fu trasferita negli alberghi di Grado, Lignano Sabbiadoro, Jesolo e altre località marittime.

Una vera e propria macchina della solidarietà con migliaia di persone che si recarono sui luoghi della devastazione per aiutare. Da qui  nacque il modello virtuoso di ricostruzione che seguì negli anni successi rinominato “dov’era e com’era”, consentito dal decentramento delle decisioni dalle Regioni ai sindaci e mirata al reinsediamento della popolazione nei luoghi in cui viveva prima.

Una ricostruzione rapida e completa che durò 10 anni grazie ad un’attenta ed efficiente gestione delle risorse. L’8 maggio, a due giorni dal sisma, il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia stanziò con effetto immediato 10 miliardi di lire. Il Governo Andreotti III nominò il 15 settembre Giuseppe Zamberletti Commissario straordinario del Governo incaricato del coordinamento dei soccorsi. Gli fu concessa carta bianca, salvo approvazione a consuntivo, che regolarmente il Parlamento approvò. In collaborazione con le amministrazioni locali, i fondi statali destinati alla ricostruzione furono gestiti direttamente da Zamberletti assieme al governo regionale del Friuli-Venezia Giulia. Tutti gli sfollati rientrarono entro il 31 marzo 1980 in villaggi prefabbricati costruiti nei rispettivi paesi.

Il conto dei contributi statali per la ricostruzione del Friuli ammontava a 12.905 miliardi di lire a fine 1995. Il motore della ricostruzione fu assicurato da 500 miliardi di lire destinati alla ripresa economica, mentre il resto dei fondi fu affidato in gestione alle amministrazioni locali, che effettuarono controlli efficaci e rigorosi sugli standard di ricostruzione. Generoso il contributo che arrivò dagli Stati Uniti d’America (circa 100 milioni di dollari) e dal governo austriaco che inviò il proprio esercito sul territorio italiano per aiutare le popolazioni colpite. (a.mat.)