Banca Nuova e caso Montante, “nente sacciu” si dice anche in Veneto

L’inchiesta di Report torna su lati oscuri dell’istituto di credito controllato dalla BpVi di Zonin. E a Vicenza si fa finta di nulla. Come sempre

«Niente é come sembra». Nella formula di ogni vero potere criminale, che tanto più delinque quanto più cela i suoi misfatti sotto mentite spoglie di perfetta integrità, sta l’immorale della favola della puntata del 29 aprile di Report. Più precisamente della magistrale inchiesta a firma di Paolo Mondani su Banca Nuova, la controllata dalla defunta Banca Popolare di Vicenza che gestiva la tesoreria della Regione Sicilia. Seguito di un altro servizio andato in onda il 12 novembre 2018 (“L’Apostolo dell’Antimafia”), il certosino lavoro di Mondani, durato quattro mesi spulciando carte e intervistando testimoni fra Roma e la Sicilia, ha approfondito il caso di Antonello Montante, ex presidente di Confindustria Sicilia oggi agli arresti domiciliari con l’accusa di aver messo in piedi un sistema di potere, favoritismi e assunzioni mirate tramite una rete di spionaggio e dossieraggio fra politica, finanza e servizi segreti.

Al centro della quale sarebbe stata appunto Banca Nuova, l’istituto di credito fondato dall’ex numero uno della BpVi Gianni Zonin. Secondo un ex manager intervistato sotto anonimato da Report, la banca siciliana sarebbe stata «una vera e propria creatura dei servizi», pensata dall’ex capo del Sismi, Nicolò Pollari, come deposito dei conti gestiti dagli agenti segreti («fino al 2014», sottolinea Biondani), inclusa la Cia. Una versione che l’interessato aveva già dichiarato falsa, benché nello stesso palazzo dove ha sede Banca Nuova nella capitale c’era l’ufficio di Pio Pompa, l’agente che dossierava giornalisti, magistrati e politici nemici del governo Berlusconi, e nonostante l’ex direttore generale dell’istituto siciliano, Adriano Caoduro, sostenga di aver visto Pollari «seduto alla scrivania del direttore della filiale di Roma».

La fonte anonima di Report aggiunge che Pollari e gli altri responsabili dei servizi, Giorgio Piccirillo direttore dell’AISI e dopo di lui il generale Arturo Esposito, «appoggiavano Montante», tanto che Esposito é indagato assieme a lui. Montante avrebbe usato la banca come «centrale informativa» a mo’ di «loggia P2», forte anche dei suoi legami a livello politico con l’ex ministro degli interni Angelino Alfano (che lo coinvolge nella gestione dei beni confiscati alle cosche) e con l’ex presidente della commissione antimafia, Giuseppe Lumia (Pd). Ma soprattutto inseritissimo all’interno di Confindustria, dalla presidenza di Emma Marcegaglia (che lo mettere a dirigere il settore legalità e nomina il suo capo della sicurezza personale a capo della sicurezza dell’intera associazione) a quella di Giorgio Squinzi fino all’attuale, in capo a Vincenzo Boccia, che lo rende responsabile di Reti d’Impresa. Nel servizio si ricorda anche l’amicizia storica con un boss, Vincenzo Arnone, testimone di nozze dell’industriale. Montante, difeso dall’avvocato Carlo Taormina, vistasi respinta la richiesta di sospensione del processo per «incapacità psichica», ora spera di ottenere lo spostamento del processo da Caltanissetta per incompatibilità ambientale dei magistrati che dovranno giudicarlo.

Nel frattempo, i cronisti che per primi avevano dato la notizia dei conti dei servizi in Banca Nuova, Nicola Borzi sul Sole 24 Ore e Francesco Bonazzi su La Verità, sono finiti sotto indagine per rivelazione di segreti di Stato. A muoversi sul piano istituzionale è stato il presidente della commissione antimafia, Nicola Morra (M5S), che ha preso posizione e ha fatto acquisire il materiale della fonte riservata di Report, mentre in Sicilia il suo omologo nella locale commissione antimafia, Claudio Fava, nel marzo scorso aveva definito il “sistema Montante” «un governo parallelo che per anni ha occupato militarmente le istituzioni regionali e ha spostato fuori dalla politica i luoghi decisionali sulla spesa».

E in Veneto, a Vicenza, che a Banca Nuova ha fornito gli amministratori in cda per anni, dall’ex presidente Marino Breganze de Capnist all’attuale presidente della locale Confindustria, Luciano Vescovi (dal 2011 al 2016), all’ex consigliere di BpVi Alvise Rossi di Schio, al commercialista bassanese Giampietro Procopi, suicidatosi nel 2016, che si dice? Nulla. Dopo una settimana, a parte qualche giornale online, il solito silenzio imbottito di ipocrisia. Nell’inchiesta della trasmissione di Sigfrido Ranucci si mette in evidenza che l’Immobiliare Stampa, altra controllata del gruppo BpVi, affittava locali ai servizi, e che Banca Nuova nacque con l’acquisto a carissimo prezzo, da parte della BpVi presidente Zonin, di quella «chiacchierata» Banca del Popolo di Trapani che era tecnicamente «fallita». Ma la Sicilia è lontana. O forse troppo vicina.