«Padova soffocata dal cemento. E Giordani ne chiede ancora»

E’ notizia di questi giorni che la giunta di centrosinistra di Padova, guidata dal sindaco Sergio Giordani, ha chiesto alla Regione Veneto di aumentare il limite per il consumo di suolo che così passa dai 392 mila mq (Provvedimento regionale 15 maggio 2018) agli attuali 2,621 milioni mq. Una richiesta che viene considerata «grave e immotivata» da AR/CO – Architettura contemporanea, le sezioni di Padova di Italia Nostra e Legambiente e il comitato popolare di Este Lasciateci Respirare. I motivi sono spiegati in una nota: primo, perchè «non verranno computate come consumo di suolo tutte le opere pubbliche (si pensi alle aree del nuovo polo ospedaliero di San Lazzaro), quelle realizzate con lo sportello unico per le attività produttive o con il “piano casa”, quelle inserite in Piani Urbanistici Attuativi già approvati, anche se di fatto non ancora realizzati (al momento attuale circa 1 milione di mq), nonché quelle relative all’ampliamento della zona industriale»; secondo perchè «a Padova ci sono 878 mila mq di aree dismesse, migliaia di alloggi e fabbricati non utilizzati e cantieri abbandonati di consistenti dimensioni (si pensi al PP1 ed alla lottizzazione di Chiesa della Pace)».

«L’autorizzazione ad un così abnorme nuovo consumo di suolo – sottolineano le associazioni – contrasta con le effettive esigenze di una città che, avendo cementificato larga parte del proprio territorio, presenta gravi problemi per la salute dei cittadini causati da insostenibili livelli di inquinamento urbano e da ricorrenti fenomeni di surriscaldamento estivo». Ricordando che l’attuale amministrazione comunale «prometteva l’azzeramento delle previsioni edificatorie del piano regolatore vigente», Italia Nostra e Legambiente chiedono alla giunta Giordani «almeno lo stralcio di tutti i Piani Attuativi Territoriali non realizzati» in quanto «le ricadute sull’ecologia urbana e sulla vivibilità della città saranno devastanti». (a.mat.)

(ph: imagoeconomica)