Salone Torino, l’antifascismo come maschera: il bersaglio é Salvini

Il caso degli intellettuali che non parteciperanno per la presenza dell’editrice di Casapound é un sintomo di di autolesionismo di certa sinistra intollerante e snob

«Al Salone ci sono probabilmente sempre stati editori fascisti. Ma oggi é il contesto a essere diverso. Oggi quell’editore pubblica un libro-intervista al ministro dell’Interno». Lo scrivono gli intellettuali di sinistra Tomaso Montanari (in foto) e Salvatore Settis sul Fatto Quotidiano di oggi. Finalmente qualcuno che confessa, riguardo il sesquipedale caso della barricata antifascista contro la casa editrice Altaforte di Francesco Polacchi, attivista di Casapound (e fondatore dell’ala giovanile, il Blocco Studentesco). Se infatti lo scrittore Christian Raimo si é dimesso da consulente del Salone del libro di Torino per aver pisciato fuori dal vaso dando all’impazzata di «neofascisti» e «razzisti» editori e giornalisti che al massimo son di destra, così mostrando quanto meno di aver agito con l’insana buonafede del fanatico, e se Wu Ming, Carlo Ginzburg e Zerocalcare, questi nipotini dei puzzalnaso Moravia e Tabucchi, si ritirano sull’Aventino culturale dimostrando di non aver capito nulla dell’amara lezione di quello originale che spianò la strada a Mussolini, Montanari e Settis no, a loro scappa la verità: loro sdegnosamente non ci saranno perché siamo in campagna elettorale, il nemico vero é uno e si chiama Matteo Salvini, ed il reato davvero intollerabile é aver osato ospitare chi edita una pubblicazione con Salvini protagonista. Che poi l’editore in questione sia pure, per sua stessa rivendicazione, «fascista», meglio: così si può rispolverare l’ultrascientidico giudizio di Settis, affidato «fin dal 2010» alle colonne di Repubblica, «circa le radici esplicitamente naziste dell’entonazionalismo padano della Lega», una «matrice culturale terribilmente attiva» (non fa testo neanche che la Padania nel frattempo sia stata cancellata dall’orizzonte leghista, evidentemente il “sovranismo” successivo é sempre nazismo sotto mentite spoglie, e questo nonostante non risultino violenze organizzate di strada, deliri sulla superiorità razziale, milioni di elettori del Carroccio che invocano la fine della democrazia dei partiti, e tutto il resto dell’armamentario senza il quale parlare di nazismo risulta un pochino paranoico).

Che Altaforte sia il braccio editoriale di Casapound era noto agli organizzatori del Salone, che vigendo ancora una Costituzione che vieta di ricostituire il partito fascista ma non di professare il fascismo (questa é la differenza che, legge Scelba alla mano, ha consentito al Movimento Sociale Italiano di esistere per cinquant’anni), non hanno potuto e non possono neanche volendo rifiutare la partecipazione a un’azienda del tutto in regola. Chi vorrebbe fuori i fascisti dal Salone, come l’Anpi o altri esponenti dell’intellighenzia di sinistra (non questa volta l’illeggibile Murgia che invece parteciperà, naturalmente da neo-partigiana che non rischia nulla), dovrebbe allora chiedere pubblicamente la chiusura di qualunque realtà, politica o imprenditoriale, da loro considerata macchiata del delitto d’opinione “nera”. Ma non a parole: con apposite denunce alla magistratura. Altrimenti, pretendere che i neofascisti o presunti tali operino e pubblichino pure, ma senza farsi vedere in giro, senza poter essere ammessi al consesso della pubblica opinione (è il vecchio “fascisti carogne tornate nelle fogne”), é sintomo solo di quell’intolleranza un po’ vile che non ha neppure il coraggio di andare alle estreme conseguenze. Rivelandosi per quel che é: paura del confronto. E’ da deboli, culturalmente e democraticamente deboli, combattere le idee con la censura anziché con altre idee, posto l’unico e solo limite che non siano fatte valere con la forza. Ed é da snob rifugiarsi nell’autocensura abbandondando il campo. Intanto, pare che su Amazon le vendite del libro incriminato siano schizzate. Casapound e la sua Altaforte si sfregano le mani per tutta questa pubblicità gratuita. Loro restano in gioco, mentre chi lo lascia fa solo il loro gioco. Autolesionismo, malattia senile dell’antifascismo.

(ph: Imagoeconomica)