Padova candidata Unesco, spacciatori e buche come li nascondiamo?

Per ottenere il riconoscimento occorre il coinvolgimento dell’intera città. Ma amministrazione e cittadini sono pronti?

Martedì 7 maggio a Palazzo della Ragione a Padova si dava il via ai festeggiamenti per i suoi 800 anni e contestualmente si presentava ufficialmente la candidatura Unesco di Padova Urbs Picta: 8 siti seriali della pittura trecentesca, tra i quali la Chiesa degli Eremitani, la Cappella degli Scrovegni e il Battistero del Duomo. Il voluminoso dossier, contenente tutti gli elementi per la candidatura, è stato approvato e valutato pertinente ai fini della stessa. Questo, però, non vuol dire che il percorso sia tutto in discesa, soprattutto se si immagina di “guardare” la città con gli occhi di un ispettore Unesco.

Ad essere valutato non è solamente il ciclo pittorico, ma l’intera area in cui gli otto siti sono ubicati: zona ricompresa nelle mura cinquecentesche. Come nascondere gli spacciatori dai giardini dell’Arena? Come ripulire la facciata del Liviano dalle quotidiane deturpazioni spray? Come risistemare le tante buche e marciapiedi dissestati? E qui è meglio fermarsi… A garanzia della tutela e fruibilità dei siti artistici nel dossier è stata inserita anche la mappa e gli orari dell’attuale Ztl (lunedì – sabato 08.00-23.30 e domenica 14.00-23.30), così all’ispettore Unesco, che secondo calendario visiterà la nostra città durante l’estate, Padova dovrebbe apparire una città “ecologica” e “premurosa” verso i turisti in passeggiata. Si da il caso, tuttavia, che l’amministrazione abbia già deciso che da novembre la Ztl verrà riformata con orari più contenuti: lunedì – venerdì 08.00-20.00. A chi spetterà il compito di avvisare l’Unesco di tale non irrilevante cambiamento? Con quale motivazione si spiegherà la scelta di far accedere le auto in centro storico proprio nel fine settimana?

Perché qui non si tratta di disattendere una promessa o di scontentare i potenti esercenti che reclamano l’accesso in auto per i loro clienti, ma di contraddire un documento ufficiale, preventivamente approvato, inviato all’Unesco, per ottenere un riconoscimento che in termini economici e di prestigio è un’occasione unica per la città. Ah ma forse, basta non dirlo a nessuno… C’è da sperare che non si voglia far “le cose all’italiana”. Ultimo, ma di fondamenta importanza, è il coinvolgimento di tutta la città: dagli investimenti privati che devono garantite un piano di gestione per gli otto siti, ai singoli cittadini padovani. Essere, infatti, città Unesco comporta dei doveri civici che da un lato devono essere imposti da buone norme amministrative, e dall’altro devono scaturire dal comportamento dei singoli nella consapevolezza di vivere, e non di possedere, un bene universale. C’è da chiedersi se in entrambi i casi ci sia questa consapevolezza.