Salute: ipertensione polmonare, a Capri forum per ‘metterla alle corde’

Roma, 8 mag. (AdnKronos Salute) – Occhi puntati su Capri per fare il punto sull’ipertensione polmonare. Il ‘Fifth Focus on Pulmonary Hypertension’ che si tiene sull’isola campana dal 9 all’11 maggio, all’Hotel La Palma, sotto la direzione di Michele D’Alto, fondatore e responsabile del Centro per la diagnosi e la cura dell’ipertensione polmonare all’Ospedale Monaldi di Napoli, vede la partecipazione di alcuni tra i massimi esperti internazionali della malattia. “E’ un appuntamento importante, un brain storming sull’ipertensione polmonare tra i maggiori esperti mondiali. E’ un appuntamento che è diventato un ‘must’ ma che quest’anno ha ricevuto un riconoscimento importante in quanto la Società europea di cardiologia ha voluto dare il suo patrocinio che è per noi il riconoscimento più alto e prestigioso e che ci premia del lavoro svolto”, afferma D’Alto.
“Saranno presentati casi clinici, condivise le più recenti acquisizioni, si parlerà degli scenari futuri, delle diagnosi difficili, dei casi controversi. Anche i colleghi più giovani potranno confrontarsi con i massimi esperti internazionali. Sarà presente anche la visione della malattia da parte del paziente, grazie alla partecipazione dell’associazione Amip”, Associazione malati ipertensione polmonare. L’ipertensione polmonare è una condizione clinica che colpisce cuore e polmoni. E’ caratterizzata da un aumento della pressione sanguigna nelle arterie polmonari. Possono essere presenti diverse cause alla base dell’ipertensione polmonare che possono portare a insufficienza cardiaca e decesso. Esistono 5 forme di ipertensione polmonare e ognuna di queste può avere a sua volta diverse cause scatenanti. I sintomi variano da individuo a individuo: capogiri, dispnea, grande stanchezza, gonfiore alle caviglie. I primi campanelli d’allarme si osservano con lo sforzo fisico, anche banale come dover salire qualche gradino o vestirsi.
L’ipertensione polmonare va messa alle corde, subito e in modo aggressivo. “Conosciamo di più la malattia e, fortunatamente, abbiamo anche una nuova consapevolezza non solo su come riconoscerla prima ma anche su come aggredirla. Sappiamo che è pericolosa, che non dobbiamo lasciarle spazio d’azione. E per questo adesso la strategia d’attacco è cambiata e si sceglie la strada ‘hit hard and hit early’ ovvero ‘colpisci forte e colpisci subito’. E i risultati ci sono”, aggiunge ancora D’Alto, membro del gruppo di studio sull’ipertensione polmonare dell’Esc membro dell’American College of Cardiology.
“La malattia – prosegue – resta un nemico difficile e molto pericoloso. Ma rispetto a qualche anno fa dei passi in avanti sono stati compiuti. Ad iniziare dalla diagnosi. Prima si diceva che questa malattia fosse ‘orfana di diagnosi’ perché i pazienti ci arrivavano con anni di ritardo visto che i sintomi della malattia sono subdoli e spesso scambiati per altro, liquidati come stress o persino come eccessiva pigrizia. Oggi, fortunatamente se ne parla di più questo ha fatto sì che i pazienti vengano più rapidamente indirizzati verso specialisti e centri di riferimento in modo da avere prima una diagnosi. Il ritardo ancora c’è ma si è ridotto. Con orgoglio posso dire che la rete di network messa in atto dall’Italia sta dando i suoi frutti. E oggi il nostro Paese è all’avanguardia nel trattamento dell’ipertensione arteriosa polmonare. Addirittura costituiamo un modello da esportare”.
Fino ad ora l’ipertensione arteriosa polmonare (è la forma di ipertensione polmonare per la quale ci sono terapie farmacologiche e non chirurgiche) veniva affrontata con gradualità: si cercava di adattare la terapia al paziente via via che i sintomi si aggravavano cercando di ‘aggiustare il tiro’ secondo un percorso sempre più aggressivo. Oggi l’approccio è drasticamente cambiato, scegliendo una via più frontale che consente anche una maggiore ‘personalizzazione’ dell’intervento.
“Abbiamo imparato la lezione dall’oncologia e dallo scompenso cardiaco – spiega l’esperto – e quindi anche noi iniziamo subito con un approccio che si avvale di più farmaci sin dall’inizio in modo da essere aggressivi e mettere alle corde la malattia. I risultati sono sicuramente migliori. Ma non solo, adesso facciamo particolare attenzione anche alla stratificazione del rischio e cioè a quella valutazione multiparametrica (mettiamo insieme l’osservazione clinica, con i biomarkers, i dati ecocardiografici e quelli emodinamici) che ci permette di stabilire il grado di avanzamento della malattia e, di conseguenza, di adottare la strategia terapeutica migliore”.
Ma i pazienti come vivono questo nuovo approccio, più aggressivo? “Oggi più che mai – dice Laura Gagliardini, presidente Amip – è importante che i pazienti si sentano coinvolti nel percorso terapeutico, non lo devono solo accettare e subire. Perché serve che siano informati e consapevoli. Anche della gravità della loro malattia. Paradossalmente c’è chi sentendosi meglio pensa che si possa abbassare la guardia, che la malattia sia stata sconfitta. Ma non è così. Bisogna imparare a convivere con la malattia, prendere ciò che di buono viene dalle terapie e inventarsi una nuova vita. Ma per fare tutto questo il rapporto con il medico è fondamentale: ci deve essere un dialogo chiaro, aperto e il medico deve comprendere empaticamente i bisogni e le difficoltà del paziente. Solo così il paziente torna ad essere davvero protagonista. Perché rispetto al passato dove non c’erano speranze e ci si aggrappava a dottor Google, anche quando si trattava di fake news, adesso ci sono concrete risposte e benefici reali. Ma bisogna comprenderli e diventare più consapevoli”.
Per la forma tromboembolica (Ipertensione polmonare cronica tromboembolica-Cteph) esiste una soluzione chirurgica (l’endoarteriectomia polmonare-Eap) o interventistica (angioplastica polmonare) in quanto è determinata da una causa meccanica. E’ l’unica forma di ipertensione polmonare che può avere una guarigione completa e duratura della malattia. Per le altre forme di ipertensione polmonare, come l’ipertensione arteriosa polmonare la ricerca non si è fermata e ha messo a punto farmaci sempre più efficaci e con diverse vie di somministrazione: allungando la sopravvivenza dei pazienti e migliorandone la qualità di vita.

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