Venezia 2020, lo sbrego di “GAM” Martini ci voleva proprio

Finalmente un candidato sindaco non “last minute”. Che sblocca le vecchie logiche partitiche. E che punta a un programma condiviso. Ma il Pd, ovviamente, non approva

Se la sua autocandidatura a sindaco di Venezia arriverà o no intatta al traguardo delle elezioni amministrative del prossimo anno, solo Dio lo può sapere. Ma pur prendendola con le pinze, con le molle, con i piedi di piombo e con tutti gli strumenti dello scetticismo a disposizione, la mossa del presidente della Municipalità di Venezia, Giovanni Andrea Martini, è tutto fuorché sacrilega. E neppure intempestiva o di rottura rispetto ad un ecumenismo tra forze civiche e/o del centrosinistra di cui nemmeno l’ombra dell’ombra è stata finora ravvisata.

Piuttosto, seppur non inaspettata, la mossa decisa pochi giorni fa da questo insegnante di italiano e storia del Liceo Artistico Guggenheim di Venezia ha un che di “rivoluzionario”, nello scenario delle stanche ritualità politiche e delle controproducenti ostilità interne che negli ultimi anni si sono consumate nel vasto arcipelago civico. Lo sbrego sulla tela di Martini (firmato GAM, come ormai lo hanno ribattezzato i suoi fans), a mo’ di taglio alla Lucio Fontana, ha sicuramente un merito: quello di aprire uno squarcio sulle lacune delle forze (o coalizioni) che dovrebbero contendere a Luigi Brugnaro la poltrona di primo cittadino. E quello di accelerare finalmente il tempo dello schierarsi in campo.

In primo luogo perché davvero non se ne può più di candidature decise e annunciate all’ultimo minuto dell’ultimo giorno utile, dopo estenuanti bagni di sangue, di “Barba” e di noia, camuffati da finte consultazioni programmatiche che durano settimane e che hanno lo stesso effetto del bromuro (Pd docet). In secondo luogo perché sono almeno un paio d’anni che Brugnaro, stando ben in sella al suo posto di comando, ha annunciato la sua ricandidatura. Le mani, alzate ed infilate nei capelli all’unanimità da parte dei vertici locali dem e da varie associazioni civiche con ambizioni elettorali, di fronte allo sbrego fontaniano, stanno lì a voler imporre uno stop per eccesso di velocità e di sgarro istituzionale a chi si candida 365 giorni prima del previsto (mio Dio!) mentre ricopre la carica di presidente di Municipalità (Brugnaro stradocet). Ma quali prudenze, quali rinvii, quali tempistiche da colpi di sonno sono davvero utili a fermare una Ferrari come il sindaco fucsia?

Martini, piddino dai rapporti eufemisticamente complicati con il suo partito (che lui, smentito, accusa di tentato tradimento ed abbandono), da tempo lavora con il suo gruppo “Insieme X Venezia e Terraferma” a programmi e incontri sul territorio. Turismo, residenzialità, ambiente… Insomma niente di fantascientifico ma applicato per tempo, in piena libertà democratica. Magari discutibile nei contenuti, ma vivaddio, materia buona per costruire un blocco di partenza per la corsa. Tanto per farsi un’idea su come invece si procede dalle parti del Pd (che ormai, viste le proporzioni ridotte, non può nemmeno più essere considerato come un pachiderma cui concedere tempi diesel), negli ultimi tempi era stato avviato il motore di un tavolo degli eletti. Ma se questi eletti si parlano tra loro che senso ha? Poi qualcuno ha pensato che è meglio avviare il motore delle consultazioni: il rettore di Ca’ Foscari (da mesi possibile carta di candidato sindaco, con calma però perché sennò va bruciata), i vertici delle categorie economiche (da lustri, per merito e non per colpa, invariate), i sindacati, ecc, ecc, ecc. Euforia alle stelle.

Poi qualcuno ha pensato che qualche squillo di tromba vero, somigliante al segnale di battaglia, bisognava darlo. Ed ecco i punti programmatici, da dover sfoderare come cardini per la costruzione di una larga alleanza contro Brugnaro. Si ok, però “dopo le Europee”. Sta di fatto che l’organismo dirigente del partito non ha ancora fatto una discussione vera per il 2020. E a forza di “dopo Natale-dopo Carnevale-dopo Pasqua”, di “vediamo come vanno le primarie per il segretario nazionale”, di “Adda passà ‘a nuttata”, “di “pensiamoci quando rientriamo freschi-freschi dalle meritate vacanze estive”, il tempo per costruire qualcosa di serio di fronte ad un avversario così corazzato ma nemmeno lui imbattibile al 100%, è già scaduto. Lo è, e fuori sacco se ne sono già resi conto alcuni esponenti politici del centrosinistra di spessore e con una certa esperienza alle spalle. Dunque, anche dubitando sull’adeguatezza del physique du rôle, che colpa avrebbe Martini che si è candidato a sindaco?

L’altro squarcio che lo sbrego di GAM consente di intravvedere è legato al fatto che se per mesi e mesi la forza politica di punta tentenna nell’azzardare (tentando un abbozzo in salsa lagunare della formula vincente che ha portato alla vittoria di Sergio Giordani a Padova) un serio avvicinamento con il mondo delle associazioni e del civismo, va a finire che questa forza ora rischia di essere messa all’angolo, finendo per ricoprire un ruolo di secondo piano (o da scantinato) nella costruzione di una alternativa di amministrazione della città. Per caso “adda passà pure Sant’Antonio”? Accade così che in questo, finalmente e benedetto, agitarsi delle acque, la corsia di sorpasso potrebbe trovare concretezza con l’appuntamento del prossimo 18 maggio quando al Vega di Marghera si ritroveranno, sotto l’insegna di “Un’altra città possibile” e della formula della cittadinanza attiva, varie associazioni, comitati e aderenti al mondo del volontariato veneziano.

Obiettivi, quelli di “creare una grande rete” e di “mettere insieme questa ricchezza per dare forma a un’idea futura per Venezia e attingere a questo patrimonio di esperienze, pratiche e conoscenze”. Il tutto lavorando su diversi tavoli attorno a tre grandi temi: beni comuni, vivibilità e pratiche di democrazia. A quanto risulta, neppure ai promotori di questo evento dal sapore ecumenico è andata giù la candidatura di Martini che peraltro sarà presente, nella convinzione che l’appuntamento sia “importante”. Ma in attesa di vedere se davvero prevarrà la sintesi collaborativa tra queste forze (finora, appunto, nell’arcipelago prevalgono logiche da prime donne o da orticello) è sempre meglio assistere a sorpassi e controsorpassi piuttosto che ad una stanca competizione tra tartarughe. GAM, col suo sbrego su una tela ormai consunta, ha sparato il colpo di inizio della corsa. E questo è un merito, non un intempestivo sacrilegio.

(ph: Facebook – Giovani Andrea Martini)