Il sondaggio: «Lega al 33% può salire ancora. Ma Salvini mollerà M5S a una condizione»

A due settimane dal voto i dati della società veronese Winpoll: «tutto dipenderà dal Sud»

La Lega primo partito col 33,8%, il Movimento 5 Stelle scende al 22,7, il Partito Democratico riprende fiato al 22,1%, Forza Italia resta sotto quota dieci punti (7,8%) e Fratelli d’Italia si conferma sopra la soglia di sbarramento (5,8%), mentre tutti i piccoli finiscono sotto (Più Europa 2,4%, Sinistra Italiana 2,1%, Verdi 1,3%): è questo il quadro che, a ormai due settimane dalle elezioni europee del 26 maggio prossimo, esce dal sondaggio pubblicato sul Sole 24 Ore di oggi. Ad elaborarlo la società demoscopica Winpoll col cui direttore, Federico Benini (che é anche consigliere comunale del Pd a Verona), analizziamo i dati del campione.

La Lega non sfonda il 35% Sembra che la pressione che sta subendo da un M5S riposizionatosi a sinistra qualche danno lo stia facendo, a Salvini e soci. Chi sono gli elettori leghisti, oggi?
Diciamo che al momento, dati alla mano è sotto il 35%, ma se dovessi scommettere sul risultato del 26 maggio, penso ci siano delle buone possibilità di un “bandwagon effect” a favore della Lega. Diversi elettori non dicono di votarla, ma alla fine nel segreto dell’urna farà il pieno a discapito dei 5 Stelle. Poi bisogna distinguere fra Matteo Salvini e la Lega. Agli elettori di Salvini non importa della Lega e dei suoi esponenti. Votano il Capitano, la figura dell’uomo forte, che realizza, che blocca gli sbarchi di migranti.

Quindi il caso di Armando Siri, il sottosegretario leghista dimissionato dal premier Conte su insistenza grillina non ha influito.
No. E’ come per le inchieste su Berlusconi: agli elettori di centrodestra non interessavano.

Ma l’ascesa leghista da quali elettori proviene?
Il bello é che l’incremento per la Lega viene dal bacino del M5S.

Che perde quindi i consensi che alle politiche aveva preso a destra, tornati “a casa” verso la Lega. O ha avuto un’emorragia anche a sinistra?
Sì, un’emorragia verso sinistra c’è, cioè verso il Pd. Ma qui il dato è che se prendiamo come modello di bipolarismo “perfetto” il 2006, quando il centrodestra di Berlusconi e il centrosinistra di Prodi bene o male si sfidavano col 50% ciascuno, oggi vediamo che al centrodestra, ovvero Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, tornano i suoi voti, mentre il bacino di centrosinistra è diviso a metà fra Pd e M5S. Ecco perché Di Maio si é smarcato da Salvini: perché si è reso conto dell’erosione dei suoi consensi di destra, e si è ricollocato a sinistra.

C’è dunque un duello a sinistra fra pentastellati e Dem.
Sì, sugli elettori che hanno la stessa origine. Non a caso il segretario Pd Nicola Zingaretti batte molto contro il M5S: perché sa che i loro elettori c’è delusione.

Ma a cosa si deve la risalita del Pd? Solo ai delusi ex M5S? O Zingaretti ha avuto un effetto?
Il motivo principale è il ritorno di chi aveva abbandonato il Pd perchè contrario a Renzi, e infatti alle primarie che hanno eletto Zingaretti sono andati quegli elettori che a causa di Renzi non si erano più fatti vedere. Questi valgono circa 2%. Un altro 2% vengono invece dai votanti delusi dal M5S.

A questo punto quali sono gli scenari possibili?
Allora, se la Lega prende davvero fra il 30 e il 35%, Forza Italia il 7/8% e la Meloni il 5%, il centrodestra potrebbe andare sopra il 50%. Ma per scegliere di far cadere il governo coi 5 Stelle e tornare ad un’alleanza di centrodestra, Salvini deve poter contare sulla diaspora di forzisti, da Toti in giù, che formino un partito-satellite della Lega che assieme a FdI desse vita a una coalizione che arrivi, tutti e tre insieme, al 45/46%. A quel punto Salvini vincerebbe anche nei collegi uninominali al Sud, che hanno rappresentato il motivo per cui alle politiche il centrodestra non ha ottenuto la maggioranza parlamentare: perché sono andati in massa al M5S. Salvini non può rischiare di non avere la maggioranza assoluta dei seggi, per formare un nuovo governo.

E’ al sud che si gioca la partita, quindi.
Esatto, ed è al sud che Lega e Pd stanno recuperando, mentre il M5S sta perdendo molto, e molto di più che al Nord.

Se ne desume che il reddito di cittadinanza non sta avendo effetti concreti, nell’elettorato meridionale.
No, il reddito non sta avendo un effetto tangibile. Le cifre sono diverse dalle aspettative, i paletti sono troppi, sta deludendo.

Il Veneto segue il trend nazionale o è percepibile qualche specificità locale?
In Veneto la Lega é attorno al 45%. Ho fatto dei sondaggi poco tempo fa nei Comuni piccoli, anche se sopra i 5 mila abitanti, e ce ne sono anche alcuni in cui la Lega è oltre il 50%. E’ il Veneto la regione in cui la Lega é più forte. Sia per un diffuso voto storico, sia per il più recente effetto-Salvini.

E Zaia, contribuisce anche lui in questa fase?
Mah no, non direi.

Dovrebbe essere in difficoltà, visto che non sta riuscendo a portare a termine la sua missione storica, l’autonomia.
La mancata autonomia regionale viene addossata come colpa al M5S.

Queste europee per gli italiani rappresenteranno come tutte le europee un voto più in libertà, per la combinazione di sistema proporzionale e scelta senza conseguenze immediate istituzionali, oppure c’è la percezione che condizionerà direttamente il governo, quasi come fossero elezioni politiche?
Da una parte ci sono gli elettori delle forze di opposizione che vogliono dare un segnale contro il governo, mentre quelli favorevoli al governo votano convintamente per Lega e M5S. Sì di fatto è considerato un voto nazionale, un voto politico.

Un voto di pancia, quasi.
Sì, è così.