Lanaro e le “sculture nello spazio”: l’arte del fare che si fa arte

L’artista di Molvena in mostra alla Nuova Galleria Civica di Montecchio. Il metallo umile come gioco tra pensiero e materia

Con il titolo di “Sculture nello spazio” è in mostra alla Nuova Galleria Civica di Montecchio Maggiore dall’11 maggio al 16 giugno una congrua raccolta di opere in ferro di uno dei nostri artisti più interessanti, lo scultore Roberto Lanaro. Lanaro nasce a Molvena (Vicenza) in una famiglia dove si lavora il ferro dal 1700: deve perciò la sua prima formazione all’officina paterna, seguita in giovinezza dalla frequentazione dei corsi dell’Accademia d’Arte di Salisburgo. Il lungo apprendistato gli consente non soltanto di maturare negli anni una crescente consapevolezza di sé e dei propri mezzi espressivi, quell’“imparar facendo” che sta a fondamento della perizia artigiana, ma anche di affinare la propria sensibilità e la capacità di cogliere nel proprio lavoro i momenti di grazia che rendono il forgiatore un artista, quando l’arte del fare si trasforma nel fare arte, coinvolgendo in simbiosi il talento e la mano. Ne offrono eccellente prova le opere esposte.

Come nota il curatore Giuliano Menato, le sculture di Lanaro nascono per rapportarsi liberamente con lo spazio, intrattenendo con la realtà naturale un dialogo privilegiato, sciolto da vincoli mimetici quanto da riferimenti simbolici o memoriali. Nella spoglia assolutezza di queste creazioni appare invece leggibile il rimando all’idea originaria di forma quale sintesi d’impulsi creativi e pacate riflessioni. Sicché, escluso ogni intento celebrativo, in esse si esprime, con apparente semplicità, l’armonica concentrazione di spinte diverse, mentre lo spazio stesso che le accoglie sembra assumere di volta in volta connotazioni e valori imprevisti, divenendo una sorta di quarta dimensione sostanziata di luci e d’ombre, che s’insinua tra i vuoti e sfiora le superfici compatte, quasi a controllarne la segreta energia.

Chiarezza ideativa e forza plastica sono le costanti su cui s’incardina la sintassi astratta che governa le “forme pure” di Lanaro. L’impiego del ferro esalta il senso del suo operato e ne determina la particolare valenza estetica: non a caso le sue sperimentazioni trovano la migliore soluzione nel metallo umile e nobile, forte e infine duttile, attraverso il quale si conclude l’incontro degli opposti che anima il suo impegno, nel gioco obbligato tra pensiero e materia. La barra metallica, punto d’avvio di ogni sua realizzazione progettuale, rappresenta in sintesi anche il punto d’approdo del millenario viaggio dell’uomo “faber”. Strumenti di un mestiere antico capace di rinnovarsi nei modi dell’arte, ferro e fuoco costituiscono il binomio che ha accompagnato nel tempo il nostro cammino d’ideatori di guerre ma anche costruttori di bellezza. Dal mito al terzo millennio: forse sta in tale intuizione “la misura umana” nella quale Lanaro si augura possano vivere le sue sculture.

(Foto: Roberto Lanaro – Intervento, 1993 – ferro ossidato – cm 190 x 160 x 150 h, Ph. Roberto Lanaro Scultore)