«Mose pagato dai veneti? Fu proposta Zaia per Pedemontana»

I consiglieri regionali veneti Cristina Guarda (Amp), Piero Ruzzante (Liberi e Uguali) e Patrizia Bartelle (Italia in Comune) (in foto) intervengono sul tema circolato ieri della «tassa di scopo» per finanziare i lavori del Mose a Venezia. Idea che ha trovato la netta contrapposizione del governatore Luca Zaia. «Dovrebbe spiegare come mai la tassa di scopo ai veneti andava benissimo per la Pedemontana – affermano i tre consiglieri in una nota a proposito del presidente del Veneto -, con un’addizionale che avrebbe colpito anche i redditi medio bassi».

«Era stato proprio Zaia a proporre l’addizionale Irpef per i redditi da 28 mila euro in su in modo da trovare i 300 milioni per sbloccare i cantieri di un’opera mastodontica con un impatto pesante sul territorio per il consumo di suolo e non solo – continuano i consiglieri -. Non parli quindi di Veneto “punito” da Roma cattiva, perché la soluzione della Lega per far quadrare i conti della Pedemontana era identica, anzi peggiore: pesa ancora solo sui Veneti, che dovranno pure pagare i pedaggi a peso d’oro, oltre ai 300 milioni di soldi delle tasse dei veneti, privati a sociale, cultura, turismo, ambiente nei bilanci regionali del 2018 e 2019 ed i 12 miliardi di canone per i prossimi 39 anni. Abbia almeno il buongusto, una volta tanto, – conclude la nota – di non prenderci in giro». (t.d.b.)