“Non torneranno i prati”, invettiva contro gli “spannoveneti”

Il libro dell’attivista Peruffo raccoglie anni di denunce su vari fronti, dalla Pedemontana al No Dal Molin. In nome dell’intransigenza morale

Alberto Peruffo (in foto) è un personaggio eclettico, versatile ed imprevedibile. Per restare nell’ambito socio-culturale in cui svolge il suo messaggio etico-civile, non è facile stabilire quale sia, tra i tanti, il ruolo più confacente al suo brillante ingegno e al suo generoso impegno. Uomo libero e schietto, è alla continua ricerca di una causa a cui votarsi, proteso a spostare continuamente in avanti l’asticella dei suoi obiettivi. Attivista, regista culturale, editore, libraio di ricerca, alpinista e artista multimediale, pioniere delle scritture digitali condivise, studioso di teorie pratiche della politica: sono le molteplici occupazioni da lui stesso dichiarate. Ma penso che solo la montagna, il suo primo e forse più grande amore, dove ogni impresa è sfida con se stesso rivolta verso il cielo, riesca ad appagare la sua insaziabile sete di infinito. Succede che il suo rigorismo morale si tramuti in atteggiamento intransigente verso ciò che confligge con i suoi principi e idealità. E questo può appannare l’obiettività del suo giudizio e rendere meno incisiva la sua azione. Può essere oggetto di spiacevoli fraintendimenti, subire amare delusioni. Ogni battaglia, pur vinta, è sempre sofferta, non appaga il suo spirito combattivo e ambizioso.

Non torneranno i prati” è il titolo del libro di Peruffo pubblicato da Cierre Edizioni-Verona (di cui si segnala una presentazione particolarmente significativa a Mestre, nella sede di Aeres alle 20:45 di mercoledì 15 maggio, con il geografo Francesco Vallerani, fra gli altri con la professoressa Francesca Leder di OUT Vicenza e Tommaso Cacciari dei No Grandi Navi). Il titolo é azzeccato per l’argomento principale che vi è trattato: l’inquinamento da Pfas, il più grande inquinamento dell’acqua nella storia d’Europa. Un disastro ambientale provocato dalla fabbrica Miteni di Trissino, venuto alla luce soprattutto grazie alle migliaia di persone che si sono mobilitate, mamme e genitori No Pfas, comitati, centri sociali, ambientalisti, lavoratori e sindacati. Il sottotitolo è “Storie e cronache esplosive di Pfas e Spannoveneti”, una raccolta di articoli e di interventi fatti in varie circostanze, raggruppati sotto “Scritture sul Veneto” e “Scritture operative”. Oltre al tema “Pfas”, si parla della trasformazione del Veneto in terra devastata a causa di discariche, inquinamento dell’aria e dell’acqua, la costruzione della superstrada Pedemontana veneta e della base Dal Molin.

“Spannoveneti” è la nuova «razza che ragiona e fa affari a spanne, creando danni irreversibili». La foga delle argomentazioni e la veemenza delle parole non fanno difetto a Peruffo, coinvolto come padre oltre che come cittadino nelle vicende descritte e denunciate. Il corposo dossier di documenti raccolti si configura come una denuncia severa ma inconfutabile di tanti misfatti vissuti sulla propria pelle, intesa a tramandare a futura memoria, come dichiara nella prefazione Giuseppe Ungherese di Greenpeace Italia «l’azione di un movimento sempre più grande e variegato che, ricorrendo alle armi del dialogo, del pacifismo e della nonviolenza per rivendicare i propri diritti, ha lottato ovunque potesse: nelle piazze, di fronte ai palazzi della politica e della giustizia, nelle sedi dei ministeri e davanti alle fabbriche degli inquinatori».

«Qualcuno, giustamente, ammonisce – dichiara in premessa Francesca Leder dell’Università di Ferrara – che per sanare questo territorio così profondamente devastato è necessario un cambio di cultura, prima ancora di un cambio di strumenti. Leggere le pagine che seguono, farle nostre, discutere, persino qualche volta dissentire, vuol dire già essere sulla buona strada. Grazie Alberto».

(ph: Facebook – Alberto Peruffo)