Conflitto interessi, Di Maio: «patrimoni sopra 10 milioni? Fuori dal parlamento»

Il leader del Movimento 5 Stelle, vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico ha annunciato ieri l’imminente presentazione della sua proposta per una legge sul conflitto di interessi. L’idea sta già creando dibattiti ed è stata definita come una norma che vorrebbe escludere i ricchi dal parlamento. «Si trova in una condizione di conflitto di interessi – si legge nell’articolo 2 della proposta a prima firma Anna Macina – chi sia proprietario, possessore, o abbia la disponibilità di partecipazioni superiori al 5 per cento del capitale sociale, ovvero anche inferiore a tale percentuale in caso di società con un volume di affari superiore a 10 milioni di euro annui o comunque superiore al 3 per cento del volume di affari complessivo nel mercato di riferimento in ambito nazionale».

È inoltre in conflitto di interessi secondo la proposta «una società o impresa che: a) ha rapporti contrattuali o negoziali di qualsiasi natura con una pubblica amministrazione; b) svolge la propria attività in regime di autorizzazione, accreditamento o concessione, licenza d’uso o comunque in base a titoli della stessa o analoga natura, rilasciati o conferiti da un’amministrazione pubblica statale, da istituzioni o enti pubblici nazionali ovvero da una regione o da una provincia autonoma, nonché da qualsiasi organo o ente della pubblica amministrazione; c) svolge la propria attività in forza di un contratto disciplinato dal codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n.50; d) è titolare di diritti esclusivi o opera in regime di oligopolio o monopolio; e) opera in settori strategici per l’interesse nazionale, quali la comunicazione, l’informazione, l’energia, le infrastrutture, i trasporti, gli altri servizi pubblici o la difesa».

La proposta prevede inoltre che sussista un conflitto di interessi «qualora la proprietà, il possesso o la disponibilità di partecipazioni siano relative a una società o impresa che: a) ha sede all’estero o appartenente a un gruppo multinazionale; b) è controllata o gestita per interposta persona o attraverso società fiduciarie, nonché enti di gestione finanziari, operativi e non operativi; l’interposizione di persona sussiste quando il soggetto controllante o gestore è il coniuge, il convivente di fatto, un parente fino al quarto grado o un affine fino al secondo grado; c) è costituita con capitale privato o misto; d) è stata istituita, acquisita o costituita mediante fusione per accorpamento con atto normativo statale o regionale, ovvero ai sensi delle disposizioni della legge 23 agosto 1988, n. 400, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, o dell’articolo 114 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; e) è costituita in forma cooperativa o consortile, compresa l’associazione temporanea di imprese come disciplinata dal codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. 3. Sussiste altresì un conflitto di interessi se i soggetti di cui al comma 1 ricoprono una carica di rappresentanza legale o di natura dirigenziale, gestionale, amministrativa, di controllo o di vigilanza in una società o impresa a capitale pubblico ovvero in una delle società o imprese indicate ai commi 1 o 2».

La proposta del Movimento regola inoltre la candidatura in politica dei magistrati, pone il limite dei due mandati e sancisce l’incompatibilità del parlamentare con altre cariche. «I magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, esclusi quelli in servizio presso le giurisdizioni superiori, anche in caso di scioglimento anticipato della Camera dei deputati e di elezioni suppletive, non sono eleggibili se hanno svolto le loro funzioni in un periodo compreso nei sei mesi antecedenti alla data di accettazione della candidatura».

«Non è in ogni caso eleggibile chi, all’atto dell’accettazione della candidatura, non si trovi in aspettativa non
retribuita e i soggetti di cui al comma 1 che sono stati candidati e non sono stati eletti non possono esercitare le loro
funzioni per un periodo di ventiquattro mesi, né percepire alcuna retribuzione ad esse relativa. I soggetti di cui al comma 1 che sono stati candidati e sono stati eletti non possono esercitare, dopo la cessazione dal mandato
elettivo, le loro funzioni né percepire alcuna retribuzione ad esse relativa, per un periodo di cinque anni. L’ufficio di membro del Parlamento, nazionale o europeo, è incompatibile con: a) qualsiasi ufficio o carica pubblica anche di natura elettiva; b) qualsiasi ufficio, carica o funzione, comunque denominata, in enti o organismi di diritto pubblico, anche economici, imprese o società, pubbliche o private, consorzi, ovvero aziende speciali o istituzioni di cui all’articolo 114 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. E’ inoltre incompatibile: c) con qualsiasi carica, ufficio o funzione, comunque denominata, in enti senza fini di lucro sottoposti a vigilanza o a controllo del Governo o delle pubbliche amministrazioni regionali o locali; d) qualunque attività professionale o di lavoro autonomo, di qualsiasi natura, anche se gratuita, svolta in forma associata o societaria, di consulenza o arbitrale, in favore di soggetti pubblici o di soggetti privati in ambito di interesse pubblico. 4. All’articolo 13, comma 3, primo periodo, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, le parole: aventi, alla data di indizione delle elezioni o della nomina, popolazione superiore a 15.000 abitanti sono soppresse». (t.d.b.)

(Fonte: Adnkronos)

(ph. Imagoeconomica)