Dal Salone del Libro ai selfie di Salvini: il vuoto cosmico dell’opposizione

In mancanza di proposte concrete la sinistra usa l’editoria e i troll contro i sovranisti. Che infatti prosperano

Sparare alla Croce Rossa non è onorevole, ma di questi tempi sembra essere necessario. Torniamo quindi ad occuparci dell’opposizione all’attuale governo gialloverde, e ai metodi con cui tenta di riguadagnare il consenso popolare senza perdere le sue rimanenti roccaforti nel ceto riflessivo. Dopo il bagno di folk politics delle manifestazioni antirazziste di marzo, della festa della donna e del Fridays For The Future, galvanizzanti per l’elettorato già fidelizzato ma incapaci di entusiasmare i perplessi e gli scontenti dell’attuale governo, il fronte antisovranista prova ad alzare la violenza dello scontro, portandolo su terreni insidiosi per il nemico: i selfie e il Salone del Libro di Torino.

Partiamo dai selfie: l’attuale ministro dell’Interno Salvini ha impostato la sua comunicazione puntando molto su questo mezzo, quindi attaccarlo sul suo stesso terreno sembrerebbe un’ottima strategia. Il problema è che la sinistra tanto parlamentare quanto movimentista sembra non riuscire a trovare una sua strategia pop alla comunicazione via social, dipendente com’è dai post chilometrici (termine tecnico: longform) su Facebook e le irrisioni da 160 caratteri su Twitter, quindi delega il selfie sabotaggio all’ingegno dei suoi simpatizzanti più giovani, che in questo campo stanno dando stura allo loro fantasia, con risultati fra il divertente e l’imbarazzante, a seconda delle occasioni. Tecnicamente questi giovani fanno trolling, che tradotto significa fingersi simpatizzanti di Salvini, chiedergli di fare un selfie o una storia Instagram ricordo con lui, poi, mentre chi tiene in mano lo smartphone sta scattando o girando il video, compiere un’azione (il bacio saffico delle due ragazze al termine del congresso della Lega) o dire qualcosa («dove sono finiti i 49 milioni?», ormai un classico del neonato genere) che metta in imbarazzo il leader leghista.

Salvini pare non gradire queste forme di contestazione, dato che appena capito lo scherzo fa prelevare l’autore dello stesso dagli uomini della sua scorta per impedirgli di pubblicare la foto o il video. Questo metodo di lotta – se infastidisce il leader del Carroccio- sembra aver effetti pratici nulli: singoli giovani, senza alcuna affiliazione politica o idea politica alternativa, per qualche secondo rompono la strategia di comunicazione del ministro dell’interno, per divenire virali sul web per un paio di giorni e poi venire dimenticati, esattamente come dimenticato è l’evento, il discorso e l’occasione politica in cui hanno trollato il leader del Carroccio. E’ la contestazione ai tempi di Instagram: l’atto che dura un secondo senza un prima né un dopo. Più tradizionale invece è la secessione dal Salone del libro di Torino: scandalizzata dalla presenza di un editore dichiaratamente neofascista come AltaForte, con cui Salvini ha pubblicato un libro intervista, la sinistra culturale ha minacciato una secessione di massa, rientrata subito dopo dato che il Salone escluderà l’editore dalla kermesse.

Qui il fronte antisovranista ha giocato in casa: il mondo dell’editoria e della cultura in generale infatti pare essere rimasto l’unica roccaforte in cui la sinistra è larga maggioranza, e quindi quando contesta o boicotta gli avversari ha il potere di ottenere risultati tangibili. Fuori da quel mondo, i suoi rituali, i suoi raduni e le sue retoriche invece c’è il vuoto cosmico, sia in tema di contenuti politici che di presenza sul territorio. Sui temi politici basta stendere un elenco dei temi caldi dell’ultimo anno: tutti lanciati da Salvini e finiti quando Salvini non ne traeva più vantaggio. Fra poco ci saranno le europee e di programmi, visioni e progetti si è parlato pressoché zero. Per colpa del ministro dell’Interno? No, perché non ce ne sono. Certo, ci sono documenti programmatici (alcuni di 25, altri di 150 pagine) stilati dai partiti e scaricabili dai loro siti web, ma nessuno di questi è oggetto di dibattito pubblico, perché è evidente che sono dei pro forma redatti perché nessuno li legga, da quanto imbarazzanti e inapplicabili sono le idee proposte.

Quindi in assenza di progetti fattibili per l’Unione Europea, ci si aspetterebbe almeno di trovare idee forti su come riformare l’Italia, che ne so, una critica serrata con tanto di proposta alternativa sui punti deboli dell’attuale esecutivo (reddito di cittadinanza, probabile aumento IVA, ecc) e invece anche qui, al netto delle chiacchiere e delle polemiche da social, proposte fattibili zero. Allora ci si volge al famoso “territorio”, quella strana parola che tutti usano volendo evocare terra, sudore e lavoro a favore di una comunità, e invece indica una specie di paese utopico in cui ai social dominati dall’esecutivo gialloverde e dai neofascisti si contrappone una realtà fatta di inclusione, solidarietà e antifascismo… una realtà che sembra essere lì lì per realizzarsi dai tempi della discesa in campo di Berlusconi, ma la cui concretizzazione pare essere così ardua da essere rimandata sempre all’anno venturo… da circa 35 anni.

Che fare? Al momento sembra tutto fermo. Se l’esecutivo gialloverde non sembra scendere di gradimento nei sondaggi, non è certo per il lavoro svolto in quest’anno di governo, ma per l’inazione dell’opposizione, più impegnata a creare eventi identitari (manifestazioni, flashmob, ecc) per serrare i ranghi che non a conquistare nuovi elettori fra i delusi e perplessi di Salvini&DiMaio. Fra un governo che arranca e un’opposizione che erige totem tribali, non ci rimangono che i giovani trollatori e gli scrittori nostalgici di più gloriose secessioni a fare “dura” opposizione all’esecutivo… quindi armiamoci di popcorn, per apprezzare appieno lo scontro tutto italico fra il sovranismo da social e l’antifascismo da selfie.

(ph:Imagoeconomica)