Autonomia, Di Maio: «no a regioni di serie B». La Stefani: «falso»

«Finché restiamo nel contratto, ci sono tante cose da fare per gli italiani e questo governo deve andare avanti. Se vogliamo invece parlare di una serie di derive a cui ho assistito negli ultimi mesi allora non posso consentire assolutamente che il Movimento 5 Stelle stia zitto». Lo ha detto a Matera, il vicepresidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, rispondendo a una domanda sui rapporti con la Lega. «Parlo ad esempio dell’autonomia», ha spiegato. «Per me si deve fare l’autonomia per Lombardia e Veneto, ma non per creare una scuola di serie A e una scuola di serie B o una sanità di serie A e una sanità di serie B. Questo non è assolutamente accettabile. Per quanto mi riguarda, il lavoro che dovremo fare nei prossimi mesi è scrivere un provvedimento sull’autonomia che non attenti alla coesione nazionale, perché la scuola la sanità sono una, come la Repubblica, indivisibili».

«L’autonomia è nel contratto di governo, per questo il prossimo Consiglio dei Ministri sarà la sede opportuna
per dare una risposta alle Regioni e chi è contrario se ne assumerà la responsabilità», ribatte a distanza il ministro per gli Affari regionali Erika Stefani, che spiega di aver «già illustrato al presidente Conte le intese, come mi era stato chiesto. Il lavoro serio e costruttivo fatto in tutti questi mesi – aggiunge – non può essere ridotto a sterile polemica. L’autonomia non è una deriva, ma un’ottima soluzione per avvicinare le scelte ai cittadini garantendo servizi a tutti tagliando finalmente gli sprechi. La richiesta di autonomia è un diritto delle Regioni previsto dalla Costituzione». Per il ministro, «si deve smettere di creare allarmismi e di formulare accuse su fatti che non esistono. La coesione nazionale, la struttura finanziaria economica dello Stato, la salvaguardia e il rispetto di tutte le regioni, da Nord a Sud, sono i saldi e inviolabili principi che hanno ispirato il mio lavoro. È assurdo ricordare che tutti questi principi sono in Costituzione e né noi della Lega né i Cinque Stelle possono cambiarli». (r.a.)

Fonte: AdnKronos

(Ph. Imagoeconomica)