«Decreto banche, solo un inizio: noi risparmiatori vogliamo ristoro al 100%»

Bertorelli (Casa Consumatore): «é truffa massiva. Ma non paga Pantalone: i soldi dai conti dormienti»

La strada per il rimborso parziale dei risparmi bruciati dalla Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca e dalle altre ex popolari fallite é finalmente in discesa: l’altro ieri é stato ufficializzato il decreto indennizzi con cui il governo M5S-Lega, sposando dopo molte traversie giuridiche la linea del ministro dell’economia Tria, punta a ristorare automaticamente al 30% chi ha un reddito inferiore ai 35 mila euro o un patrimonio mobiliare non superiore ai 100 mila euro, mentre per tutti gli altri è previsto l’arbitrato agevolato da parte di una commissione tecnica ad hoc. Mentre associazioni come “Noi che credevamo in BpVi e Vb” chiedono l’aumento del tetto a 200 mila euro e il Codacons ritiene la norma un sostanziale acconto, fra gli storici protagonisti del fronte degli ex soci c’è chi resta sul Piave del risarcimento totale. Elena Bertorelli, responsabile di Schio (Vicenza) della Casa del Consumatore, é uno dei volti più conosciuti nel composito panorama delle realtà a rappresentanza dei risparmiatori azzerati, ma anche dei meno demagogici. E tuttavia sul punto non molla: «questo deve essere solo l’inizio».

Realisticamente difficile, tuttavia, si possa andare oltre allo stanziamento da 1,5 miliardi del decreto. Lei non se ne dà per inteso: «lottiamo fin dall’inizio per il risarcimento integrale del 100% posto che si è trattata, secondo il nostro parere, di una truffa massiva. Riteniamo che dopo due commissioni regionali e una commissione parlamentare d’inchiesta si siano raccolti sufficienti elementi per fare luce su quanto si è abbattuto sulla pelle dei risparmiatori». Il governo, dopo previo via libera della commissaria europea Vestager, ha distinto però fra piccoli e grandi ex azionisti, e su questi ultimi occorrerà vagliare i casi uno per uno. Ribatte la Bertorelli con una dettagliata spiegazione tecnica: «ricordo che Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca erano due banche a statuto cooperativo con finalità mutualistica. Come tali il codice civile assicurava ai loro clienti/risparmiatori la possibilità di esercitare il diritto di recesso nel caso in cui le banche si fossero trasformate in spa per poi proseguire verso la quotazione in borsa. I risparmiatori cioè, non approvando la trasformazione in spa e l’ingresso in borsa, avevano il diritto di recedere dalla loro qualità di socio, ottenendo la liquidazione del valore che la quota aveva al momento del recesso. Nel febbraio 2016 però il diritto di recesso venne sospeso a tempo indeterminato da un decreto del governo allora in forza e nel marzo 2016, sempre dall’alto, calò l’imperativo di trasformarsi in spa, trasformazione approvata anche dall’assemblea con tanto di applausi e abbracci finali. La conseguenza fu il materiale sequestro dei Risparmi e il loro successivo azzeramento».

Il resto è Storia: con un decreto legge le due banche venete furono messe in liquidazione coatta amministrativa cedendo a 1 simbolico euro i loro patrimoni a Intesa blindandola da rivalse degli ex azionisti, in deroga a una pila alta così di normative. I governi precedenti, Renzi e Gentiloni, portano insomma una responsabilità non da poco, sulla loro coscienza politica. Quello attuale, sottolinea la Bertorelli, «si é trovato a dover gestire delle situazioni estremamente gravose dal punto di vista del sistema bancario non create da loro». Numerosi sono stati gli incontri a Roma a cui hanno partecipato la sua e altre associazioni e comitati, «culminati con il summit presso Palazzo Chigi presieduto dal presidente del consiglio Conte affiancato dal ministro iTria e dai sottosegretari Bitonci e Villarosa, da cui é uscito il decreto Crescita pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile 2019 il cui articolo 36 ha modificato la legge 30.12.2018 n. 145 istitutiva del fondo ristoro e il recentissimo primo decreto attuativo. Ma il 30% sul valore d’acquisto delle quote non può e non deve essere considerato la fine della vicenda, bensì solo un primo, sicuramente importante passo di molti altri che dovranno essere fatti».

Scendendo nei particolari del decreto, il doppio binario funziona così. Opzione uno: rimborso diretto del 30% ai risparmiatori che rientrano alternativamente in uno dei seguenti parametri: o un patrimonio mobiliare di proprietà del risparmiatore di valore inferiore a 100 mila euro (che potrà essere elevato a 200 mila euro previo assenso della Commissione europea) o un reddito complessivo Irpef inferiore a 35 mila nell’anno 2018. Opzione due: chi non rientra nei criteri di cui sopra dovrà presentare la domanda ad una commissione tecnica costituita da nove membri, la Commissione dei Nove. La Bertorelli tiene a una specifica: «i documenti da allegare sono molto numerosi ma crediamo che, con particolari scrupolo e attenzione, l’iter possa essere compiuto anche dai singoli eisparmiatori che abbiano dimestichezza con il computer, posto che tutto passerà attraverso una piattaforma informatica costituita ad hoc. L’articolo 10 di questo decreto attuativo specifica infatti che “Consap Spa renderà operativa entro 20 giorni dalla pubblicazione del presente decreto una piattaforma informatica per fornire al pubblico informazioni chiare e complete circa le modalità di presentazione della domanda e gli adempimenti a tal fine necessari. Entro 45 giorni dalla pubblicazione del presente decreto la piattaforma consentirà agli utenti di procedere alla presentazione formale dell’istanza mentre la data di decorrenza del termine di 180 giorni per la presentazione delle domande di indennizzo sarà stabilita con un altro apposito decreto”».

Alla fine, comunque, paga sempre Pantalone, in Italia? Errato: «le somme destinate ai risarcimento non saranno a carico dei cittadini, ma prelevate dai cosiddetti conti dormienti, ossia dei depositi di denaro superiori a 100 euro sui quali per 10 anni non è stata eseguita nessuna operazione da parte del titolare o dai suoi delegati e eredi, che passano alla Consap, la spa pubblica del Ministero dell’Economia e Finanza». Fra l’altro, aggiunge, la vicenda è stata utile ai correntisti «per movimentare i propri conti ed evitarne la perdita definitiva». Molto più meste e anodine, invece, le considerazioni sulla piega presa dai processi a Vicenza e Treviso contro gli ex amministratori delle due ex popolari, con varie archiviazioni dovute all’insufficienza di prove a loro carico. La Bertorelli allarga le braccia: «adesso spetterà al gip accertare se le archiviazioni siano fondate o sia necessario un supplemento di indagini. Senza contare la ghigliottina della prescrizione che pende minacciosa sul procedimento, anche se gran parte dei professionisti si sono saggiamente uniti per sveltire il più possibile l’iter. Si dovrebbe inoltre a breve aprire anche il processo per bancarotta fraudolenta. Personalmente, fin dall’inizio ho sostenuto che, pur riponendo grande fiducia nelle istituzioni e nella Procura, la soluzione di questa grave vicenda poteva essere solo politica».

(ph: Facebook Elena Bertorelli)