Malasanità, Rai taglia spot risarcimenti: azienda trevigiana denuncia Stato

L’azienda trevigianaObiettivo Risarcimento” ha annunciato l’intenzione di denunciare lo Stato Italiano alla Commissione europea per il caso del suo spot con protagonista Enrica Bonaccorti,sospeso dalla Rai dopo le contestazioni della categoria medica. L’azienda spiega in una nota di aver subito «una vera e propria censura» che avrebbe «violato i diritti di migliaia di pazienti». L’azienda, rivoltasi allo studio legale Dal Poz & Partners (avvocato Giovanni Dal Poz), contesta «una palese violazione della Carta dei diritti dell’Unione europea. In particolare – si legge – gli articoli 11 e 21 riconoscono la libertà di espressione e informazione, ivi inclusa “la libertà di opinione e la libertà di ricevere e comunicare informazioni senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche, col divieto di qualsiasi forma di discriminazione ivi fondata su convinzioni personali, opinioni politiche o di qualsiasi altra natura”».

Paolo e Roberto Simioni, presidente e amministratore delegato di Obiettivo Risarcimento, definiscono la denuncia «un passo che è necessario fare anche a nome delle migliaia di pazienti, trevigiani, veneti e di tutta Italia, che in oltre 10 anni di attività hanno ottenuto un giusto risarcimento grazie all’informazione data da questi spot che rendono pubblico quello che è un diritto sacrosanto, stabilito per legge, ovvero poter richiedere, entro il limite dei 10 anni, un risarcimento in caso di errore sanitario accertato. Cercare di occultare questo – spiegano – significa calpestare i diritti dei cittadini attraverso quelle che sembrano indebite pressioni sulla Vigilanza Rai».

«Lo spot, – aggiunge ancora l’azienda trevigiana – a cavallo tra dicembre e gennaio scorsi è stato trasmesso regolarmente dai canali del gruppo Mediaset, da La7 e inizialmente anche dalla Rai. Il messaggio era stato sottoposto da tutti i canali tv a un vaglio preventivo relativamente ai contenuti e nessuna emittente aveva ravvisato problematiche. Ma a 24 ore dalla messa in onda le proteste dei medici avevano fermato temporaneamente lo spot prima in Rai poi su Mediaset. La7 aveva invece completato la programmazione senza interruzioni».

«Le emittenti avevano quindi chiesto il parere di un organo terzo, lo Iap, Istituto di autodisciplina pubblicitaria, che dopo pochi giorni aveva certificato la correttezza del messaggio – prosegue la ricostruzione dell’azienda – sdoganando in una missiva la parola censura (“lo spot non poteva essere censurato in quanto non risulta essere in alcun modo in contrasto con le norme a tutela dei consumatori“). Mediaset aveva ripreso la messa in onda e aveva concluso la campagna aumentando il numero di passaggi. La Rai, in maniera arbitraria, invece aveva sospeso definitivamente lo spot – conclude la nota aziendale -nonostante il parere dello Iap». I dirigenti dell’azienda trevigiana ricordano inoltre che la ministra della Sanità Giulia Grillo aveva indicato di sospendere lo spot in attesa del parere dello Iap. (t.d.b.)

(Fonte: Adnkronos)

(ph. Obiettivo Risarcimento fotogramma dello spot)

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