Stephen King al tramonto: qualcuno gli dica di ritirarsi

La sua (?) ultima fatica, “Elevation”, sembra una favola buonista. Indegna del maestro dell’orrore. E poco rispettosa dei lettori

Purtroppo capita anche ai mostri sacri di non capire quando è arrivato il momento di mollare il colpo. È comprensibile che chi ha raggiunto certi vertici non voglia rassegnarsi e pensi sempre di poter bissare, ma è molto difficile. In particolare se ti chiami Stephen King e hai scritto senza sosta da quando eri un giovanotto. Sarebbe come aspettarsi adesso una nuova evergreen da Mogol, o da Woody Allen un film in cui riuscisse a non ripetere sé stesso stancamente per la milionesima volta. Del resto, nel caso dei tre nominati, non si può certo dire che la loro vita sia trascorsa inutilmente, in un inesorabile e veloce scivolone che conduce direttamente al nulla. Si tratta di gente che ha realizzato opere geniali che segneranno in eterno la storia dell’umanità – beati loro!

A leggere il nuovo testo del maestro dell’orrore, “Elevation”, Sperling & Kupfer, si rimane davvero terrorizzati al pensiero di come lo stesso autore di “It”, “Carrie”, “Ossessione”, sia potuto arrivare a pubblicare un qualcosa di simile. Si tratta di una trama abbozzata, totalmente campata per aria, roba da principianti alle prime armi. Un uomo, a un certo punto, comincia inspiegabilmente a perdere peso, pur rimanendo identico esteriormente – cioè panciuto. In tutto ciò, comunque, questo improvviso mutamento lo porta ad aprirsi come non mai alla vita, a diventare sempre più intimo con il suo conoscente medico – il quale resta interdetto di fronte al male dell’amico –, e a fare conoscenza con una coppia di lesbiche trasferitasi nel suo paese per aprire un ristorante vegetariano. Queste, neanche a farlo apposta, sono mal viste dal resto della cittadinanza – e ti pareva! –, fino a che il buon cuore dell’uomo non le aiuta a mutare l’idea che la gente ha di loro. Applausi.

Ci mancava solo la favoletta politicamente corretta delle lesbiche ghettizzate dalla comunità patriarcale di maschi bianchi rozzi e incolti, ovviamente repubblicani e votanti per Trump. Pietoso! D’accordo che King non aveva mai brillato per scorrettezza, ma francamente queste sono storielle che potrebbe scrivere anche Eretica sulla pagina di “Abbatto i muri”, ambientandole in qualche piccolo centro della provincia del sud Italia. Si fa fatica a credere che in America un intero paese sia contro due ragazze sposate, arrivando a non entrare nel loro ristorante e definendolo “il locale delle leccafiga” – per poi magicamente cambiare idea dall’oggi al domani, solo perché una di queste ha vinto una competizione sportiva, una specie di corsa della domenica indetta dal corrispettivo delle nostre Proloco. In tutta onestà è patetico anche solo che un genio voglia proporci un qualcosa di simile come plausibile, visto che non capiterebbe neppure nell’ultimo paesino della Sardegna, figurarsi in quel bordello a cielo aperto che è l’America.

Ma non finisce qui. Dulcis in fundo, giunto alla conclusione di quel suo strano e ingiustificato processo di dimagrimento, ecco che il personaggio si libra nell’aria e salendo in cielo va incontro alla morte. Così si chiude il libro che un qualunque fan del Maestro può leggere solo ripetendo a sé stesso, a ogni virgola, “non è possibile” . Non è dato sapere se siano vere le illazioni che girano sul conto dell’autore da molto tempo, ovvero che lui non scriva più niente, ma abbia dei ghostwriter e che presti il suo nome alla stregua di un brand. Voglio sperarlo! Ma vorrei altresì invitare la casa editrice americana a mettergli accanto qualcuno con un po’ più di idee e guizzi stilistici, perché gli ultimi lavori pubblicati a suo nome sono seriamente imbarazzanti. Poi, lo sappiamo, i soldi fanno comodo a tutti, ma questi romanzi sono al limite della circonvenzione di incapace e dimostrano unicamente la totale assenza di rispetto per i propri lettori che, saranno pure così cretini da comprare tutti i testi che riportano il suo nome, ma, visto che gli hanno dato da mangiare, meriterebbero un trattamento un tantino più dignitoso. Purtroppo, in molti possono scrivere almeno un ottimo romanzo, pochissimi riescono a scriverne decine come si deve, ma l’arte di uscire di scena… Quella è più rara del genio in letteratura.

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