Calenda mon amour

Dichiarazione spudoratamente personale di voto per l’ex ministro Pd, capolista nel Nordest

Caro Calenda, sia in Europa che come ministro, ha dato oggettivamente buona prova di sé. Personalmente, mi é piaciuto il suo gesto di iscriversi al Pd in un momento in cui tutti i media davano il mio partito come moribondo. Dimostrazione di personalità non comune. Sono pure curioso di vedere, dovessimo avere alle europee un buon risultato, quanta gente busserebbe nuovamente alla porta del Pd dopo essersene allontanata quando le cose andavano male. Non solo si è tesserato, ma dopo poco, resosi conto della situazione, ha avanzato la sua idea di una lista comune “Siamoeuropei” tentando di mettere insieme tutti coloro che avevano una certa idea di cosa avrebbe dovuto fare l’Europa d’ora in avanti. Per motivi di bottega, anche se loro dicono di analisi politica, non tutti aderirono. L’dea di base è stata comunque rispettata e per il 26 maggio vediamo insieme tre forze: Pd, Siamoeuropei e Partito Socialista, tutti sotto la stessa bandiera.

E’ in corso da tempo e da parte dei partiti di governo una sgangherata campagna elettorale che sembra diretta solo a procacciare voti alla loro parte, non ad esporre le idee che si vogliono portare in Europa. Prescindo, ovviamente, da tutte quelle formulette standard che vogliono condannare questa Unione matrigna. Si potrebbe riempire questo foglio di contraddizioni evidenti sull’argomento, ma ne basti una. Salvini, imbarazzante piazzista di se stesso, che vuole i sovranisti maggioranza in Europa per risolvere il problema migranti, non partecipa quasi mai agli incontri dei ministri degli Interni europei sull’argomento. Evidentemente, lui vorrebbe occuparsene come maggioranza assoluta e quindi d’imperio. La normale dialettica politica per cercare compromessi non è nelle sue corde.

Ma veniamo a Calenda. Ho apprezzato la sua idea di una lista che fosse aperta a tutti coloro che hanno un reale interesse a cambiare l’Europa rafforzandola, aumentandone le competenze, e non volendone fare una scatola vuota esecutrice dei voleri dei vari Paesi partecipanti. Alcuni punti: “Le forze da mobilitare per la costruzione della nuova Europa sono quelle del progresso, delle competenze, della cultura , della scienza, del volontariato, del lavoro e della produzione”. Questa è musica per le mie orecchie. Ritengo infatti essenziale, per evitare l’irrilevanza del nostro Paese, la necessità di aiutare il rafforzamento dell’Europa con sempre maggiori competenze delegate. Senza un continente forte e senza euro siamo, ed è ridicolo contestarlo, irrilevanti.

Altre priorità che il nostro suggerisce per un’Europa nuova: “Gestire le trasformazioni, investire e proteggere. Non esiste un’equa distribuzione della ricchezza senza un’equa distribuzione della conoscenza. Guerra, quindi, all’analfabetismo funzionale, con maggiori fondi all’istruzione, alla formazione e alla cultura. (…) Difesa, sicurezza, controllo delle frontiere e immigrazione devono diventare politiche comuni. Dobbiamo, almeno, iniziare il percorso per costruire un esercito europeo e unificare i bilanci della difesa degli Stati membri. Il controllo dei confini comuni, marittimi e terrestri deve diventare un compito di agenzie comunitarie. Una gestione ordinata e condivisa dei flussi migratori è la premessa per superare il Trattato di Dublino e organizzare un sistema di accoglienza ed integrazione comune. (…) La capacità di indebitamento non dipende dai limiti europei, ma dall’entità del debito dei singoli Stati membri. Noi possiamo ignorare le regole, ma non per questo troveremo chi ci presta soldi per finanziare deficit insostenibili. (…) Il bilancio europeo dipende attualmente per l’80% da contributi degli Stati membri. Dovrà, invece, essere costituito sempre più da risorse proprie per poter finanziare welfare, investimenti, ricerca e formazione. (…) Gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite dovrebbero essere inclusi, unitamente a quelli della stabilità finanziaria, nella governace dell’Unione”.

Il “gruppo di Visegrad” usufruisce abbondantemente dei benefici economici derivanti dalla partecipazione all’Unione, al mercato unico (fondi strutturali e delocalizzazioni) rifiutando, nel contempo, di assumersi responsabilità comuni – ad esempio sui migranti. Secondo Calenda, e chi scrive è d’accordo, la presenza del gruppo all’interno dell’Unione è una minaccia per l’Europa e per l’Italia. Va quindi contrapposto un “gruppo di Roma” composto dal nucleo dei Paese fondatori allargato a chi ci sta, per definire un’agenda precisa per l’avanzamento del progetto europeo.
Le note di cui sopra, pur nella loro stringatezza, spero diano un’idea di cosa sia importante e prioritario per questa lista quando lavorerà nel Parlamento europeo. Speriamo piena di deputati.

(ph: Imagoeconomica)