Ponte Morandi, Benetton: «serviva Gronda, non siamo papponi di Stato»

«Non siamo né papponi di Stato né razza padrona». Così il fondatore della Benetton, il trevigiano Luciano, in un’ intervista a Repubblica, usa parole forti contro le critiche e spiega di voler metterci la faccia. «L‘etica della responsabilità, la modernità, il rispetto delle regole per un imprenditore – aggiunge – non sono facoltative, ma sono le condizioni stesse della sopravvivenza. La manutenzione dei ponti e gli investimenti sulle strade sono obblighi imposti dal contesto prima che una libera opzione intellettuale. Tutti sanno che non facciamo parte di quel capitalismo che è un’avventura tra politica e malaffare».

«Come imprenditore rispetto e chiedo rispetto da tutti i governi. Io sono stato, molti anni fa -sottolinea Benetton- nel Partito repubblicano e rimango fedele a me stesso. In quelle forme e in quei limiti io, certamente, sono un uomo di sinistra. Tornando alla tragedia del crollo del Ponte Morandi avvenuta circa 9 mesi fa: «una disgrazia imprevedibile e inevitabile. Sono sicuro della buona fede dei manager di Autostrade. Nessun imprenditore può immaginare di risparmiare sulla manutenzione dei ponti e delle autostrade. Non sarebbe solo un delitto da irresponsabili, sarebbe anche un errore da stupidi».

«Certamente non si sapeva che era a rischio di crollo – spiega ancora Benetton -. Era però sovraccarico. C’è un’indagine molto complessa che stabilirà le cause e le concause. Con il senno del poi dico che si doveva diminuire il traffico. Se si fosse fatta la Gronda il traffico sarebbe certamente diminuito. Ci hanno subito accusato ingiustamente, senza conoscere le cose. E siamo stati additati improvvisamente come una famiglia di avidi speculatori. In quel momento di confusione e di dolore, davanti a quelle accuse orribili in tv ho persino temuto per la sicurezza dei ragazzi, dei miei nipoti. Chiamarsi Benetton poteva essere un rischio. Fortunatamente non è accaduto nulla, perché la gente che ci conosce non si è fatta contagiare da quell’odio così ingiusto». (t.d.b.)

(Fonte: Adnkronos)

(ph. Paul Katenzberger – Wikipedia)