Reddito cittadinanza, Inps Veneto: «35 mila domande»

«Al 3 maggio scorso, data dell’ultima rilevazione ufficiale, in Veneto sono state 35.901 le domande presentate per usufruire del reddito di Cittadinanza. Un numero simile a quelle che erano state fatte per il Rei. Di queste il 70% è stato accettato». Lo ha detto all’Adnkronos il presidente del Comitato Inps del Veneto, Alfio Calvagna. «Non abbiamo ancora statistiche ufficiali, – ha aggiunto – ma secondo le nostre prime sensazioni, la stragrande maggioranza del contributo reddito di cittadinanza va dai 200 ai 500 euro, anche se non mancano casi da 40 a 100 euro. Francamente non mi aspettavo un numero maggiore di domande – spiega Calvagna -. Ben diversi sarebbero stati i numeri se questo provvedimento fosse stato presentato dal 2008 al 2014, anni della profonda crisi economica. E comunque, grazie all’economia vitale e alla rete di solidarietà già attiva in Veneto, sono numeri ben diversi da quelli di altre regioni, quelle meridionali in primis. Infatti, tra le regioni più grandi siamo in fondo alla classifica».

«In Veneto non vi sono grandi città metropolitane, ma è contraddistinto da tanti piccoli centri, dove ci
si conosce tutti: presentarsi al supermercato con la RdC card, vuol dire dimostrare il proprio stato di povertà e c’è sicuramente una certa riservatezza e vergogna dei veneti in questo campo. E poi – spiega il presidente dell’Inps veneto a proposito dei presunti casi di rinunce – i veneti sono abituati a tirarsi su le maniche, a darsi da fare, e a cercare un lavoro, un’alternativa. «In Veneto l’incontro tra domanda e
offerta di lavoro funziona grazie all’Agenzia Veneto Lavoro, ma in altre regioni del Sud dove il lavoro non c’è, quali percorsi lavorativi potranno essere offerti?» si chiede Calvagna. Gli fa eco Claudio Zaccarin, responsabile dei Caf della Cgil del Veneto: «ai nostri Caf sono state presentate 10 mila domande, di queste ne sono state accolte 6 mila, a cui dobbiamo aggiungere altre 6 mila circa dei Caf della Cisl e altre 6 mila circa presentate tramite le Poste e gli altri Caf, per un totale di 18 mila utenti che in Veneto potranno usufruire del Reddito di Cittadinanza».

«Negli ultimi giorni si parla tanto del fenomeno delle rinunce al RdC, ma non credo si possa parlare di un vero e proprio “fenomeno”- aggiunge – certo, si sono casi di utenti che a fronte di un contributo di 40-50 euro, rinunciano o non hanno fatto domanda, per non avere addosso un “marchio di povertà”, per i veneti è anche una questione culturale. Per il momento è tutto bloccato – spiega a proposito della ricerca attiva del lavoro, che dovrebbe essere un punto fondamentale del provvedimento -, i navigator devono essere ancora assunti dal ministero, poi dovranno essere formati: passerà quindi più di un anno prima che questa seconda parte del RdC vada in funzione effettivamente. A quel punto, dopo i controlli previsti, alcuni Rdc potrebbero essere bloccati».

«Presenta alcune falle per quanto riguarda i controlli e le furbizie possibili, ad esempio intestando un’abitazione ad un figlio disoccupato da parte di un genitore abbiente. Il figlio avrà così senz’altro diritto ad RdC. In pratica, il RdC può permette molte furbizie. Le motivazioni sono positive, ma è stata ideato in fretta con conseguenti molte lacune operative, per puri motivi propagandistici, meglio sarebbe stato migliorare lo strumento del Rei».

Lorenzo de Vecchi, responsabile dei Caf Cisl del Veneto, dà invece una spiegazione psicologica allo scarso numero di domande di reddito di cittadinanza: «bisogna aggiungere la particolare psicologia dei veneti: “se non sono sicuro di essere perfettamente in regola non provo neppure”, – spiega – e magari anche non si può nascondere che ha influito la realtà del lavoro sommerso. Ad oggi non abbiamo statistiche ufficiali, ma stando alle comunicazioni dei nostri
uffici possiamo stimare che su 10 mila richieste le rinunce siano dell’ordine di una decina». (t.d.b.)

(Fonte: Adnkronos)

(ph. Imagoeconomica)