Unione Europea, Cgia: «in 20 Paesi rischio povertà giovani»

Il rischio povertà nell’Unione Europea è particolarmente forte per i più giovani. A dirlo è uno studio della Cgia di Mestre, secondo cui in 20 Paesi su 28, il rischio povertà tra gli under 16 è nettamente superiore a quello riferito agli over 65. La situazione in Italia è ancor più drammatica» spiegano all’Ufficio Studi dell’associazione di piccole e medie imprese. La percentuale di minori che si trova in una situazione di deprivazione economica nel nostro Paese è addirittura al 31,5 per cento, contro una media tra gli ultra sessantacinquenni del 22 per cento. Nell’Unione Europea a 28 solo in Grecia, in Romania e in Bulgaria la quota di minori a rischio povertà è superiore al dato riferito al nostro Paese.

«I flussi di ingresso nel mercato del lavoro italiano si sono decisamente polarizzati – spiega l’Ufficio Studi -. Le imprese, infatti, da un lato cercano sempre più addetti con bassi livelli di competenze e di specializzazione, dall’altro, maestranze che presentano una elevata professionalità. In forte calo, invece, la richiesta di figure caratterizzate da mansioni routinarie». In Italia, la popolazione a rischio povertà o esclusione sociale con meno di 18 anni ha un’incidenza più elevata nel Mezzogiorno. In Sicilia, ad esempio, i minori in difficoltà sono il 56,8 per cento (ben 488 mila su 859 mila under 18), in Calabria il 49,5 e in Campania il 47,1. In termini assoluti, a livello nazionale la popolazione giovanile con disagio economico ammonta a 3,1 milioni di unità.

La Cgia ricorda i dati Istat che mostrano livelli di povertà elevati per le famiglie con 5 o più componenti e con persona di riferimento giovane avente un basso livello di istruzione. Al Nord le famiglie che vivono nelle grandi città presentano l’incidenza della povertà relativa superiore a quella presente nei Comuni di minori dimensioni. Nel Centro Sud, invece, la situazione si capovolge. Sono i Comuni minori a registrare il numero più alto di famiglie in povertà, rispetto alle realtà urbane con un numero di abitanti superiore. Infine, l’incidenza di povertà relativa è decisamente superiore nelle famiglie dove sono presenti degli stranieri.

«Questa situazione – aggiunge il segretario Renato Mason – spiega in particolar modo il disallineamento sempre più marcato tra domanda e offerta di lavoro. Infatti, molti imprenditori denunciano la difficoltà di reperire tecnici altamente specializzati, nonostante la disoccupazione giovanile in Italia superi il 30 per cento. Oppure, segnalano di non trovare personale per lavori a bassa professionalità e molto impegnativi da un punto di vista fisico. Fenomeno,
quest’ultimo, che è stato mitigato grazie al massiccio ricorso di personale straniero». (t.d.b.)

(Fonte: Adnkronos)

(ph. Roman Bodnarkuk – Shutterstock)

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