Fondazione Roi contro Zonin&C, paura della responsabilità?

Gli amministratori hanno superato le divisioni e ora passano il cerino della causa civile alla Regione Veneto. Cioé, politicamente, a Zaia

Il fantasma di Zonin si aggira ancora alla Fondazione Roi, lascito del marchese Boso. Dopo la deludente presidenza di Ilvo Diamanti (dicembre 2016-novembre 2018) che non era riuscita a venire a capo della fronda interna dei consiglieri “zoniniani”, il board guidato da Paola Marini ha quanto meno ottenuto dai due fra loro rimasti in cda, Giovanna Vigili de Kreutzenberg e monsignor Francesco Gasparini, che non si mettessero di nuovo a boicottare, magari facendo saltare ancora il numero legale, ma firmassero una lettera in cui si chiede alla Regione Veneto, per legge ente di controllo delle fondazioni, di dire la sua sulla causa risarcitoria contro l’ex presidente Gianni Zonin e i consigli d’amministrazione da lui presieduti dal 2009 al 2015. In pratica, pur non sperando di recuperare granché dei 25 milioni persi grazie all’acquisto di azioni BpVi crollate a zero (5 milioni nel 2017 rientrarono mediante transazione con la banca), la Marini esibisce il «gesto morale» di spingere avanti l’azione di responsabilità.

Ora il cerino passa alla Regione, che stando all’articolo 25 del codice civile deve darne autorizzazione. Se Venezia dovesse sconsigliare di procedere, che fine farebbe il dovere «morale»? Il presidente Luca Zaia si occuperà della vicenda senza lavarsene le mani, conscio che lasciar passare indenne il passato targato Zonin equivarebbe a un colpo di spugna? L’imbarazzo, o per meglio dire l’umano timore degli amministratori della Roi, si evince da un particolare ben evidenziato sul Giornale di Vicenza di stamattina da Nicoletta Martelletto (che fra parentesi fa parte della delegazione vicentina del Fai, capeggiata dalla di cui sopra Vigili de Kreutzenberg, moglie di Alvise Rossi di Schio già in BpVi): per gli eventuali, diciamo così, promotori della causa civile che oggi siedono nel cda, «si è cercata una assicurazione che li garantisca in futuro da rivalse legali ma in Italia tutte avrebbero rifiutato». Segno che i suoi componenti sono sì sensibili all’etica, ma anche al primum vivere.

Per il resto, i dati di bilancio non sono entusiasmanti: patrimonio a 70 milioni di cui il finanziario a 43,4 milioni, l’immobiliare a quasi 25 (in calo per la svalutazione dell’ex Cinema Corso a Vicenza, acquisizione fallimentare di cui ancora sfugge pienamente l’affinità coi fini esclusivamente culturali della Roi, e di un altro immobile a Roma), un rosso di 1 milione e 400 mila euro. Nonostante ciò, la fondazione ha elargito finanziamenti a vari soggetti (compresi il Museo Diocesano e il Festival Biblico: ma ormai il povero Boso Roi, omosessuale notorio e laico che coi preti spartiva poco, si sarà stufato di girarsi nella tomba), e ha in programma due iniziative benvenute, anche se al minimo sindacale: una giornata di ricordo del marchese domenica 26 maggio, con visite alle Sale Roi nei musei, e – finalmente! – un banalissimo sito web al posto del mesto buio online finora pervicacemente mantenuto.
Rimane sospesa la questione politica per cui il Comune (rappresentato in Roi dal dirigente Mauro Passarin), sia con la passata amministrazione di centrosinistra di Variati sia con l’attuale di centrodestra di Rucco, hanno espresso risolutamente avviso favorevole: l’azione contro Zonin e gli altri ex. Troppa responsabilità, questa azione di responsabilità.

(ph. Luca Zaia / Facebook)