L’ambizione di Salvini: “cattolicesimo sovranista” contro papa Francesco

Il leader della Lega non punta solo ai voti dei cattolici anti-Bergoglio. Ma ad una versione di destra e paradossalmente laica della morale cristiana

Potremmo fermarci alla polemica spicciola, scrivendo l’ennesima analisi di come la posizione del fronte gialloverde e quella della Chiesa cattolica sulla questione migranti siano inconciliabili, ma significherebbe non capire l’entità del problema. Quella fra il fronte sovranista e la Chiesa di Bergoglio è una guerra molto più vasta e dagli esiti incerti. La posta in palio è enorme: la creazione di un cattolicesimo marcatamente etnico e nazionale, in cui il governo fa e la Chiesa benedice. Un cattolicesimo dichiaratamente anti-islamico, anti-immigrazione, all’occorrenza anti-carità (vedremo poi perché), ma che non entri con le sue prediche e le sue norme nella morale privata dei cittadini. Un progetto ambizioso, in linea con quanto altri governi del fronte Visegrad stanno facendo nelle rispettive patrie, ma con delle peculiarità all’amatriciana che differenziano nettamente il progetto sovranista nostrano da quello di Putin e Orban.

Le origini della Lega sono dichiaratamente laiche, così come laici sono la maggioranza dei quadri e dei militanti, quindi Salvini non sta sbandierando simboli cristiani per cercare di allargare il suo consenso presso i cattolici presenti nel proprio partito, né è interessato a rubarli ai partiti avversari; al contrario, il ministro dell’Interno tenta di politicizzare una spaccatura interna alla Chiesa (il conflitto fra il pontificato di Benedetto XVI e quello di Francesco) per creare una propria linea in cui le sue posizioni politiche dettino anche l’agenda religiosa. C’è chi sostiene sia un progetto troppo ambizioso e troppo raffinato per il leader leghista, sottovalutando non solo l’intelligenza del duo Morisi-Salvini, ma quanto il processo di laicizzazione della società italiana sia avanzato dai tempi non solo della Dc, ma di Forza Italia.

Il progetto salviniano di cattolicesimo nazionale è abbastanza chiaro: il cattolicesimo ci differenzia nettamente dall’Islam, religione da immigrati che tenta di imporre le proprie leggi a casa nostra; il cattolicesimo ci fornisce una morale comune minima, identica da Nord a Sud, che nei suoi tratti più grossolani è condivisa tanto dai credenti che dalla maggioranza dei non credenti (primato della famiglia, etica del lavoro, ecc); il cattolicesimo fornisce una giustificazione all’ideologia ordine&disciplina gialloverde, che senza questa pezza d’appoggio ideale diverrebbe una cruda apologia delle manganellate ai dissidenti e ai poveri.

La Chiesa di Francesco, al contrario, spinge per il dialogo interreligioso con l’Islam per creare un fronte unico delle religioni contro il relativismo culturale occidentale, spinge molto sull’accoglienza dei migranti perché la maggioranza degli immigrati giunti in Italia sono cristiani (di 6 milioni attualmente presenti, solo 500.000 sono di fede islamica), è contraria all’ideologia ordine&disciplina perché punta sul concetto di perdono e redenzione, che sono corollari dell’idea di carità verso il prossimo.

Come appare evidente, sono due modi d’intendere il cattolicesimo e la sua funzione politica totalmente diverse e radicalmente incompatibili, e questo lo sanno tanto Bergoglio quanto Salvini. Ma c’è un punto ulteriore d’incompatibilità: per il fronte sovranista la morale religiosa non deve spingersi ad interferire col privato, idea per ovvi motivi indigesta alla Chiesa. Salvini (e con lui la classe dirigente del partito) è contrario tanto allo Stato quanto alla Chiesa che tenta d’intrufolarsi nell’intimità dei cittadini, e questo è evidente non solo nel suo ostentare senza alcuna vergogna la sua situazione familiare irregolare secondo la dottrina cattolica, quanto l’aver dichiarato di fronte al bacio lesbo di due contestatrici che «ognuno a casa sua può amare chi vuole», fino all’aver liquidato con «l’amore fa sempre bene» le obiezioni cattoliche alla sua proposta di legalizzazione della prostituzione.

Per i sovranisti il cattolicesimo è una morale pubblica, un conformismo esteriore, nel privato ognuno ha diritto di fare ciò che vuole purché non lo rivendichi in piazza. Lo slogan leghista “paroni a casa nostra” non è quindi stato messo in soffitta, ma viene applicato coerentemente anche nel modo di concepire i rapporti fra religione e individuo.

Altro punto di disaccordo è la questione carità, di cui l’accoglienza ai migranti è solo un aspetto: il fronte sovranista ha una nozione rigida del decoro cittadino, secondo cui ogni forma di povertà e nullafacenza deve essere punita o per lo meno nascosta. Prostitute, immigrati, venditori ambulanti, mendicanti: tutte figure aiutate dalla carità cattolica e indigeste all’ideologia sovranista, perché fonte di degrado e possibili disordini, nonché disturbatori (con la loro sola esistenza) delle persone perbene che attraversano la città per lavoro o per acquisti.

La guerra fra sovranisti e Chiesa cattolica non è quindi evitabile, né rimandabile. E’ l’esito ad essere incerto: persino fra i cattolici, molti sembrano apprezzare la visione della religione come marcatore etnico-nazionale del fronte sovranista, mentre l’opposizione tenta di enfatizzare lo scontro sottolineando i valori della carità e dell’accoglienza predicati da papa Francesco, dimenticando che il cattolicesimo non ha come tema principale le migrazioni né è il culto del migrante. In questo scontro una cosa è certa: chiunque vinca contribuirà a creare un’Italia con il rosario in mano, più laica e spaccata di prima.

(ph: imagoeconomica)