Padova ostaggio della “Teoria Relativa della Mobilità Sostenibile”

Il vicesindaco Lorenzoni parla di un piano che vedrà la luce nell’anno Duemila X. Intanto i cittadini subiscono traffico e disagi

Ormai è acclarato: a Padova la res publica, in linea con la propria prestigiosa università, è diventata oggetto di sperimentazione di teorie. In questi quasi due anni di amministrazione civica di centrosinistra, soprattutto quando la gestione della materia è toccata al vicesindaco Arturo Lorenzoni, (in foto), la teoria ha preso il sopravvento sulla realtà pratica. In concomitanza della storica rivoluzione della viabilità in Corso Milano (una delle vie più strategiche della città), dove si sono tolti parcheggi e ridotte le corsie di marcia a favore della costruzione di due piste ciclabili, è stato scritto un nuovo paragrafo sulla “Teoria Relativa della Mobilità Sostenibile”.

Il vicesindaco ha il pieno controllo della mobilità (anche quella pubblica: il presidente di Busitalia è un uomo a lui vicino, Andrea Ragona): da quando si è insediato continua a parlare di Pums, acronimo di Piano Urbano per la mobilità sostenibile. In pochi, magari perché studenti discoli, hanno capito bene cosa sia questo piano: dovrebbe essere un progetto a medio-lungo termine, che favorisce la mobilità pubblica con la costruzione di due tram al fine di togliere le auto e far sparire i parcheggi attorno al centro. Nel frattempo i cittadini vivono la realtà quotidiana e si vedono ridurre i parcheggi e togliere corsie di marcia. La preoccupazione è anche dei commercianti che sono andati sotto a Palazzo Moroni per chiedere praticità e agevolazioni per il traffico.

Lorenzoni però tira dritto, rispondendo che tutto prosegue nelle linee teoriche del suo piano e difficilmente da lì ci si discosterà, in quanto si ragiona sempre proiettati al futuro per la Padova dell’anno duemila X. Un idillio. Peccato che non si possa avere la macchina nel tempo e proiettarsi direttamente all’anno duemila X quando saranno terminati i lavori. La realtà dice infatti che passeranno lustri prima di vedere il Pums a pieno regime, soprattutto perché le incognite sulle nuove linee del metrobus, che nascono già vecchie, pesano come macigni. Chissà se l’anno X arriverà davvero: al momento assistiamo solo alla realtà di chi ogni giorno si trova inscatolato nella propria macchina, va avanti a passo di lumaca e tra un’imprecazione e l’altra si chiede dove sia l’assessore alla mobilità, che difficilmente parla in merito.

Ma la colpa è del cittadino: dopo tutto dovrebbe studiare meglio la “teoria Relativa della Mobilità sostenibile”, così capirebbe che non è contemplato che l’assessore badi a risolvere le questioni della pratica quotidiana, la competenza è del cittadino stesso: affidarsi ai santi in paradiso ed arrangiarsi a trovare una soluzione, attendendo l’arrivo dell’anno duemila X quando la teoria, forse, si avvicinerà alla realtà.

(ph. Imagoeconomica)