Aumentano i negozi di cannabis legale a Milano nonostante le limitazioni del governo

(Milano, 28 maggio 2019) – Milano, 28 maggio 2019 – Che il settore della cannabis light sia in forte aumento è un dato inequivocabile e ancora più chiari sono i dati che emergono dalle ricerche di mercato che evidenziano una crescita del 75% solo per quanto riguarda i nuovi esercizi commerciali senza tenere conto delle attività agricole connesse che dai 2300 ettari del 2017 sono arrivati ai quasi 5 mila di quest’anno; una cifra che è destinata a crescere nei prossimi anni. I produttori nel nostro paese sono circa 2 mila e 500, poca roba rispetto ad altri paesi europei, ma che comunque bastano a farci collocare al 4° posto nel continente. Importanti i dati che provengono dal territorio, per quanto riguarda i negozi, che si moltiplicano in ogni provincia e nel centro nord hanno raggiunto numeri importanti. A Milano le attività sono circa 60 e solo nel corso del 2018 le attività si sono praticamente raddoppiate facendo sì che la sia ormai una realtà consolidata e in continua crescita. Ad essere attirati da questo business sono soprattutto giovani che intravedono nella vendita di cannabis light, e di tutti i prodotti derivati, una possibilità per sfuggire alla disoccupazione dilagante. Insomma vi è una crescita che fa registrare cifre record e non sembra frenare per il prossimo futuro nonostante i tentativi di stop del governo. A tal proposito il governo ha ribadito il limite dello 0,2% di THC nella cannabis light, tollerato fino allo 0,6%, limiti che ogni negozio ed ogni produttore, finora, si sono impegnati a rispettare. Governo e imprenditori del settore della canapa, però, rimangono in attesa della sentenza della Corte di Cassazione che il prossimo 30 maggio farà luce sul consumo di cannabis light in Italia e deciderà se i fiori della cannabis light possano essere usati per scopi ricreativi oppure no. Al momento i dati si esprimono in favore del libero commercio del prodotto legale che ha fatto registrare, oltre ai dati positivi sull’economia e sull’occupazione, importanti risultati nella lotta contro la criminalità che si è vista “levare” tra i 90 e 170 milioni di euro di guadagni; anche lo spaccio si è considerevolmente ridotto del 14% e gli arresti connessi sono diminuiti, soprattutto tra i minori. I dati sono stati diffusi da uno studio tutto italiano guidato da Vincenzo Carrieri, docente dell’Università della Magna Grecia, e Francesco Principe, della Erasmus School of Economics di Rotterdam, che hanno analizzato i rapporti delle forze di polizia locali giungendo a conclusioni, dunque, che rispecchiano la realtà dei territori dove c’è stato un aumento delle nuove attività legali. Nello specifico a Milano, l’impatto della parziale apertura normativa del settore, ha permesso ad una delle piazze dello spaccio più difficili d’Italia di avere una battuta d’arresto consistente con effetti benefici per tutta la popolazione e in particolare per molti quartieri dove la diffusione dello spaccio a portato degrado e scontri sociali. Il polverone che si è alzato nelle ultime settimane è ancora più un boccone amaro da digerire se si pensa che il nostro paese alla fine degli anni ’40 era il secondo produttore al mondo di cannabis sativa, dietro alla sola Unione Sovietica. Il lento declino delle fibre naturali, il boom economico che aveva indirizzato le produzioni su altri settori e le errate politiche di governo, avevano lentamente ucciso un settore che poteva contare su una produzione distribuita su oltre 100 mila ettari di terreno mentre oggi siamo a circa 5 mila. Le applicazioni della canapa e il lento abbandono dei derivati del petrolio fanno ben sperare al settore che si augura di uscire indenne dagli ultimi colpi di coda dell’inquisizione.
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Comunicato a cura di: Img Solutions srl