Elezioni, ha vinto Salvini. Anzi il Gattopardo

In Europa non ha i numeri. E in Italia anche gli avversari vedono la politica come una lotta per il potere fine a se stesso

Si chiama comicità involontaria. Ed è ciò che ci capita – purtroppo – di provare il giorno dopo i risultati delle elezioni europee, che hanno visto il trionfo della Lega salviniana con oltre il 34% dei consensi. Un vero e proprio sbellicarsi dalle risa (il comico si mescola sempre con il tragico) a leggere certi commenti giornalistici, certe paginate su Facebook, a sentire certe interviste che in sintesi alzano alti i pianti per un risultato del genere e paventano l’arrivo di un’”onda nera”, di scenari catastrofici, a causa della vittoria dei propri avversari politici. La politica, la democrazia in Italia sono ancor una chimera lontana, una prassi difficile da digerire per gli italiani, che preferiscono sempre la giustizia senza regole, abbonati a pensare alla politica solo come a una resa di conti, a uno scontro tra bande nemiche, al «o con noi o contro di noi», con gli inesorabili morti e feriti. Tranquilli ragazzi, non cambierà nulla.

Non è successo nulla e Salvini lo sa bene. Salvini ha portato a casa il 34%, forse molte delle persone che l’hanno votato sperano in un cambiamento, ma non sarà così. Per cambiare la situazione in Italia ci vuole ben altro, gli avversari son felici e nessuno capisce che questo è un limite pesantissimo per la democrazia italiana. Una democrazia senza cambiamenti è una non-democrazia, è come un’automobile che viaggi sempre a 50 all’ora, dove l’andatura non dipenda né dal motore, né dai consumi. Un veicolo bloccato è la democrazia italiana. Magari ci fosse quell’onda nera…almeno potremo reagire e fare qualcos’altro di opposto e contrario.

Sono state elezioni europee, quindi guai a pensare che possano avere ripercussioni sul governo, peccato mortale. E d’altronde il sistema italiano non consentirebbe di recepire queste variazioni senza contraccolpi insolubili. Ha voglia di strillare Salvini se volesse cambiare le cose in Italia come in Europa. Per l’Italia si accontenterà di portare a casa un po’ di autonomia regionale, qualche misero sprazzo di «sicurezza», forse un pizzico di Tav (calende greche), probabilmente un assaggio di flat tax (se il Pd sotto la spinta di Nicola Rossi gli darà il permesso). Nell’Europa poi non parliamone, non ha i numeri e la burocrazia comunitaria farà muro contro ogni cambiamento che ne riduca il potere (indipendentemente dal contenuto).

Insomma, ci stupiamo che ci si stupisca. Se non cambia la testa degli italiani, se non lasciano perdere quella maledetta idea della politica come scontro e lotta per il potere fine a se stesso, sarà difficile pensare che la democrazia riprenda la sua funzione di mezzo per selezionare le proposte, i programmi e gli uomini migliori per il governo della cosa pubblica. Già l’alta astensione lo dimostra. I fatti poi fanno il resto. Abbiamo fatto tutto questo Can-Can elettorale, pre-elettorale e governativo per non cambiare nulla per riprendere a fare le stesse manfrine inconcludenti di prima. Resterà la speranza in nuove elezioni politiche ad alimentare le nostre fantasie di cambiamento?

L’Italia ha veramente bisogno di cambiare in meglio, radicalmente, se vuole sopravvivere o non precipitare nel numero dei paesi pseudo-democratici o meglio cripto-oligarchici, come già siamo. Ma anche qui temiamo che le speranze siano destinate a restare deluse e a produrre l’ennesimo «troppo rumore per nulla», che in questi giorni abbiamo esportato anche all’Europa. È difficile, direi impossibile, se guardiamo le serie storiche, pensare a uno sviluppo delle istituzioni democratiche in Italia. Se anche i nemici più accaniti di Salvini preferiscono non capire che, a parte le smargiassate, nella sostanza i risultati elettorali in Italia sono una variabile che non cambia nulla.

(ph. Wikipedia, fotogramma dal film Il Gattopardo)