Cari subalterni (cit. Lerner), eccovi i mostri post-elettorali

Bestiario degli euro-italiani: da Rixi alla Moretti, da Fratoianni a Renzi. Fino al nostro Veneto con Bisato, Berti, Bendinelli, Rucco…

Il popolo si é espresso (mica tutto: quasi il 44% se n’è fottuto, di queste elezioni politiche travestite da europee). La campagna elettorale é dunque finita, ma il tentativo sistematico di circonvenzione di incapaci – che saremmo noi cittadini – continua. Prego leggere lista degli orrori che segue.

Matteo Renzi, ex premier ed ex segretario nazionale Pd: «quella che spregiativamente veniva chiamata la tattica del pop corn oggi dà una nuova chance al Pd e dimostra l’inconsistenza, l’insussistenza del M5S». Claudio Cerasa, direttore del Foglio: «I popcorn possono salvare l’Italia dai populisti» (Il Foglio, 29 maggio). Oh, era ora: finalmente hanno capito che se si limitano a non fare e non scrivere niente, riescono a ottenere molto di più che ostinandosi a fare, brigare e disastrare. Purtroppo, quel che capiscono poi però non lo applicano. Irrecuperabili. Con questi avversari qui, in politica e sui media (e medium è la parola giusta, per quel fantasma di giornale che é il Foglio, invisibile ai più), Salvini può arrivare alla maggioranza assoluta.

Gad Lerner, giornalista borghese. «La metafisica del leghismo attinge dagli umori sotterranei di una società che cerca rivincita di fronte a un diffuso senso di retrocessione, e ne estrae un popolo inventato a sua immagine e somiglianza. Un popolo costituito da classi subalterne che si sono sentite abbandonate, e che perfino nelle ex regioni rosse torna a cercare rifugio nella trincea del “padroni a casa nostra”. Ci sia consentito di dubitare che sia davvero questo il popolo italiano» (La Repubblica, 29 maggio). Il popolo che non vota come vuole Gad non é il popolo italiano. Che popolo sarà? Mah, forse un popolo Ogm, fatto in provetta nelle secrete di laboratori dove scienziati pazzi nazisti hanno manipolato il Dna del 34% degli italiani che hanno scelto Lega. Comunque, in fondo non sono che dei subalterni: lo aveva postato e ora lo riscrive, il feudadario Gad, duca conte Lerner, gran ciambellan, cavalier di gran croc, lup man e somm editorialist. Com’è umano, lei, con noi inferiori.

Paolo Flores d’Arcais, intellettuale di sinistra: «Ha vinto il pre-fascismo (…) Il pre-fascismo non è il fascismo, ovviamente, e potrebbe non diventarlo. Ma ne contiene già tutti gli ingredienti» (Huffington Post, 27 maggio). Chiamate la Murgia, Raimo e gli altri partigiani: si va su in montagna. Ma occhio che fa freddo, in questo maggio che sembra novembre: portatevi il maglioncino, se no vi buscate un raffreddore. E già che ci siete, chiamate anche la neuro.

Edoardo Rixi, deputato e viceministro leghista ai Trasporti accusato di peculato (soldi pubblici per fini personali) per esborsi del gruppo regionale della Lega in Liguria quando lui ne era presidente: «Quella legge, fatta ai tempi di Monti, è una roba sbagliata. Non puoi mettere l’esecutivo sotto ricatto. Devi dire di sì a tutti, sennò il primo no che dici arriva uno e ti fa un esposto alla procura. (…) Io sono il primo a dire che un criminale va preso, ma non può essere che se ho mangiato due panini rischio più che se ammazzo uno con la macchina. E il M5S che fa? Una campagna per dire che la corruzione è un problema endemico dell’Italia, così lo spread vola a 350» (Corriere della Sera, 29 maggio). La legge è quella Severino, che lo farebbe sospendere dal seggio parlamentare in caso di condanna. Sarà sbagliata, ma dura lex sed lex. I magistrati sarebbero riusciti ad arrivare a giudizio solo perché qualcuno ha fatto un esposto per ritorsione? Evidentemente è l’ennesimo complotto, figuriamoci. Due panini? Pranzi e cene per 30 mila euro in tutto (un anno di stipendio per un lavoratore medio), per lui ed ex suoi colleghi consiglieri regionali. Corruzione problema dell’Italia? Ma quando mai: fesserie grilline. Lo spread, lo spread: questo è tutto quel che conta. Uno così va condannato. Per eccesso di sfacciataggine: pensa di prenderci in giro e scamparla liscia. Ma noi siamo sì classe subalterna, direbbe Gad. Ma proprio coglioni, no.

Irene Pivetti, non eletta per Forza Italia. Forza Italia é un partito «vivo, forte, solido, ho trovato una realtà che non mi aspettavo. Ora lavorerò per ricostruire il centro, credo che sia questa la missione dei berlusconiani» (La Repubblica, 29 maggio). Black Mirror é realtà e la Pivetti è la sua profeta. Disintossicatela.

Nicola Fratoianni, segretario nazionale (sic) Sinistra Italiana. «Nel segreto dell’urna ha prevalso la paura, e il voto utile. La gente ha votato Pd, perchè spaventata. In tanti mi hanno sorriso, ma evidentemente non sono diventati voti» (La Repubblica, 29 maggio). Non sorridevano con lui, sorridevano di lui. E’ la famosa capacità della sinistra di entrare in sintonia col popolo. Un bel ritiro a vita privata non fu mai scritto (e fatto).

Alessandra Moretti, consigliere regionale e neo-deputata europea Pd, già una delle tre portavoce di Bersani. «Con tutto quello che ho fatto, le Politiche del 2013, il record di preferenze alle Europee del 2014, la disponibilità di lasciare Bruxelles per l’impossibile gara contro Zaia alle regionali 2015» quegli ingrati della «segreteria provinciale di Vicenza, il mio partito» ha «fatto di tutto per non inserire il mio nome» in lista (Il Gazzettino, 28 maggio). Povera stella. La Vittima dell’Apparato ha fatto 51 mila voti in tutto il Nordest grazie ai suoi indubbi meriti di ospite televisiva, ma nel Vicentino, dove sanno bene chi é e di cosa (non) è capace, il rivale interno Achille Variati l’ha stracciata: 25 mila voti contro i suoi 10 mila voti. Ci piacerebbe incontrarli uno ad uno, per ricordar loro di certe cose, tipo quel famoso viaggio in India durante la discussione del bilancio regionale…

Davide Bendinelli, deputato e coordinatore veneto di Forza Italia (o quel che ne rimane). «Non mi sento responsabile di questa sconfitta (…) Abbiamo dimezzato i voti rispetto alle ultime europee ma sono anni che Forza Italia perde voti in Veneto e l’accordo con Svp ci ha molto penalizzati nella composizione delle liste. (…) E comunque nella circoscrizione Nordest abbiamo preso più voti della Meloni. (…) E’ dura con la Lega al 50%, ma in qualche elezione amministrativa siamo anche riusciti a batterli e questo vuol dire che la gente riconosce la credibilità della nostra classe dirigente locale» (Il Gazzettino, 28 maggio). Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio! (cit. Jake Blues).

Alessandro Bisato, segretario veneto Pd nonostante ogni evidenza contraria. «Un risultato confortante, teniamo nelle città del Veneto ma abbiamo perso in provincia. Noi teniamo nelle città, nei centri urbani, ma via via che ci allontaniamo caliamo e rischiamo anche di scomparire» (Il Gazzettino, 28 maggio). Questi lapsus: voleva dire “sconfortante”, e gli è scappata una esse. Sarà finita fuori dalla zona Ztl dei centri storici.

Federico D’Incà, deputato M5S detto Minimizzator. «Sicuramente abbiamo comunicato male il tanto impegno come la legge contro la corruzione che metterà fine ai Galan di turno o quel miliardo e mezzo di euro per i truffati delle banche trovato dal M5S nei conti dormienti o il miliardo in 3 anni al Veneto per riparare ai danni della tempesta Vaia. Nei prossimi mesi ci impegneremo ancora di più sui temi ambientali come l’inquinamento dell’aria e dell’acqua o sulle bonifiche delle discariche come abbiamo fatto a Pescantina» (Il Gazzettino, 28 maggio). Certo, la comunicazione. Certo, è stato fatto tanto. Certo, la discarica di Pescantina. Per il resto? A casa tutto bene, grazie. Siamo solo crollati all’8% in Veneto, ma che volete che sia.

Jacopo Berti, consigliere regionale, proboviro nonché stratega M5S. «Gianroberto diceva: scompariremo il giorno in cui inizieremo a copiare i partiti. I partiti sono autoreferenziali, la nostra visione è sempre stata alternativa: non è per questo che ruotiamo i capigruppo? C’è già chi pensa alla corsa per la segreteria… Serve un bagno di umiltà. Gli eletti facciano politica e pensino al territorio. Altri, come l’associazione Rousseau, si preoccupino degli aspetti organizzativi e burocratici. Lasciamo i gradi all’esercito. (…) spesso ci perdiamo in un assemblearismo sterile, utile solo a bearsi della propria voce. E invece è giusto che ci sia il momento della discussione, che dà legittimità alle diverse posizioni ma una volta stabilita la linea, basta, si pensi a come raggiungere l’obiettivo. Non può essere che il primo che passa dice la sua e fa casino» (Corriere del Veneto, 29 maggio). Dunque: il Movimento 5 Stelle non deve diventare come un partito (cioè con un minimo decente di struttura, democrazia interna, confronti interni, ma per lui tutto equivale a «esercito», ndr), cioé si continui pure così, visto che siamo andati da dio; però effettivamente ci facciamo delle gran pippe mentali in assemblee dove il cittadino qualunque, l’attivista semplice, il primo o l’ultimo dei pirla osa dire la sua, mentre invece, una volta deciso cosa fare (ma chi lo decide? e come? e siamo daccapo) tutti in riga, zitti, testa bassa e filare. Come in un esercito, no? Idee poche e ben confuse, yeah.

Valter De Bortoli, vicepresidente garibaldino di Assindustria Venetocentro. «Fosse per me tornerei a votare subito per trovare un governo di stabilità: altrimenti continuiamo a vivere nell’incertezza, con un governo che può andare avanti oppure spezzarsi tra due giorni. E quando si parlerà di autonomia cosa succederà?» (Il Mattino di Padova, 29 maggio). Gli imprenditori delle benemerite associazioni di categoria, in fondo, son fatti come noi poveracci: quando al governo c’è chi piace a loro, esigono stabilità e pretendono governabilità, e guai a tornare alle urne per timore dell’ira divina dei mercati, nostri signori e padroni; quando invece governa qualcuno di sgradito, allora la stabilità, la governabilità e i mercati non contano più una mazza.

Francesco Rucco, sindaco di centrodestra di Vicenza segretamente nostalgico della Dc. «Fate un croce sul simbolo della Lega e votate Da Re» (25 maggio, video sul Facebook di Toni Da Re, segretario veneto della Lega e neo-parlamentare europeo). Intervistato dal Giornale di Vicenza che gli chiede se rifarebbe l’endorsement: «per il sostegno alla persona sì, ma per il fatto che potrebbe aver urtato la sensibilità di qualcuno, vedendolo come mancanza di rispetto, no» (GdV, 28 maggio). Questo “qualcuno” forse è Mara Bizzotto, l’eletta vicentina (bassanese, per l’esattezza) nelle file della Lega. Che infatti, sempre sul GdV, ieri lo ha apostrofato così: «Rucco chi?». E lui, di rimando: «Bizzotto? A differenza sua, che dice di non conoscermi io la conosco bene. Anzi, vi dirò di più: l’ho anche votata. Con lei ho anche fatto delle foto per la campagna elettorale» (GdV, 29 maggio). Ricapitolando: i campanilisti del menga lo attaccano perché da “civico” non dovrebbe tifare apertamente per un partito e tanto meno per un candidato non autoctono, e per tutta risposta, anziché rivendicare una scelta perfettamente legittima, ci manca poco che si scusi e chieda perdono. Poi la Bizzotto lo tratta a pesci in faccia, e lui nella replica controbatte aspergendo l’aria di acqua santa, ecumenico e suadente. Non è un uomo: é un punching ball.

(ph: deskgram.com)