Lega “nazionale”, Salvini come terrà insieme Nord e Sud?

L’antico federalismo del Carroccio é stato abbandonato. Al massimo ora si parla di autonomia. Ma la contraddizione socioeconomica resta

Abbondano, come è ovvio, i commenti su chi abbia vinto o perso le Europee. Si prospettano scenari futuri che, per il fatto stesso di prevederli, si contribuisce a realizzarli o a evitarli. Per questo le dichiarazioni e le interpretazioni sono fondamentali in politica: non perché corrispondono a verità, ma perché la verità la creano o la cambiano.

In Italia, si registra una netta separazione tra Nord e Sud nella partecipazione al voto, così come succede in quasi tutte le rilevazioni dei fenomeni politici e sociali nazionali. Ma oggi la divisione politica è ancora più netta che in passato. Il Sud è un altro mondo, per lo meno un altro Paese, rispetto al Nord.

Nel Sud hanno votato in pochi; nelle Regioni a statuto speciale del Nord, e nel Nord in genere, l’affluenza è rimasta alta e in certi casi superiore a quella del 2014. Se è vero che una parte relativamente consistente del voto è andato alla Lega nazionale e a Fratelli d’Italia che proclamano un confuso e superficiale anti-europeismo, è anche vero che in concreto il Nord e il Veneto sono molto più interessati a una relazione sempre più stretta con l’Europa.

Una vera riforma delle istituzioni europee finora non è stata proposta da nessuno. Anche i partiti che si dichiaravano europeisti (Pd e +Europa) sono stati oltremodo timidi e confusi al momento di fare proposte. La Lega salviniana dimostra incertezza sull’autonomia differenziata applicata a tutte e ventitré le competenze richieste dal Veneto e nessun cenno al federalismo, anzi un vero e proprio abbandono dell’ipotesi federalista sia a livello locale sia a quello europeo. D’altra parte, i più probabili e fidati alleati della Lega nel futuro sono l’ipernazionalista Fratelli d’Italia e il Front National!

Il Veneto, i suoi cittadini e gli imprenditori, sebbene abbiano votato in alta percentuale per la Lega, se ci fosse un’offerta politica farebbero volentieri ritorno alla vecchia Lega veneta, europeista e autonomista. Nel quarto di secolo in cui la Lega veneta ha governato la Regione, salvo qualche folcloristica eccezione, ha dimostrato moderazione e non certo gli estremismi a cui ci ha abituato Salvini. Piuttosto s’è dimostrata assolutamente mediocre gestendo senza idee una normalissima amministrazione e perdendo voce e peso nel contesto nazionale senza rilanciare con concretezza l’idea autonomista. Ha fallito nel perseguire e realizzare gli obiettivi fondamentali per cui era sorta.

L’opposizione dormiente votata alla subalternità e al sottogoverno del Pd a sua volta non ha espresso alcun personaggio di rilievo politico nazionale. Il Pd, nella Regione con il maggior numero di abitanti della circoscrizione elettorale ha eletto solo l’opaca Moretti assieme ai paracadutati Calenda e De Castro, e alla bolognese Gualmini, tutti e tre peraltro di notevole rilievo politico e culturale. Si noti infine, come nel Mezzogiorno il M5Stelle sia rimasto comunque quasi ovunque il primo partito nonostante la débâcle complessiva.

La drammaticità della differenza politica tra Nord e Sud va di pari passo con quella di una questione meridionale, non solo irrisolta da un secolo e mezzo, ma sempre più accentuata negli ultimi trent’anni. Se si riconosce che al Sud l’Italia è diversa, si deve ammettere che, accanto alla questione meridionale, esiste una questione settentrionale. Lo Stato centralizzato non ha mai risolto, anzi ha accentuato il gap tra Nord e Sud favorendo l’assistenzialismo in cambio di consenso. Quanto più si è proceduto verso il centralismo, come negli ultimi trent’anni, tanto più s’è aggravata la questione meridionale. E parimenti quella settentrionale perché se c’è l’una, l’altra viene di conseguenza.

L’Europa nel suo complesso ha bisogno di un Mezzogiorno dinamico e in crescita, non può permettersi di considerarlo come una zavorra dell’Italia. Se con il centralismo non si è ottenuto nulla, anzi le cose sono peggiorate, non vale la pena forse di cambiare strada? Lo slogan dovrebbe essere “lasciateci fare”, “facciamo da soli”, sia a Nord sia a Sud. Invece, persino nel Nord ormai ci si illude che tutti i problemi li debba risolvere uno Stato percepito come «una grande illusione per mezzo della quale ognuno cerca di vivere alle spalle degli altri”»

E così si persevera con la reiterata, querula e lacrimosa richiesta di aiuti e sussidi inutili sia per lo sviluppo economico sia per la crescita civile che alla fine generano debito pubblico e aumentano lo spread. Un Mezzogiorno considerato regione depressa d’Europa, e non della sola Italia, non farebbe conto sui sussidi dello Stato che inibiscono la crescita e irritano gli elettori del Nord che richiedono più autonomia. Tutto questo non significa che il Nord abbandoni il Sud in modo egoistico come predicato dalla Lega fino a qualche anno fa. Piuttosto, come sostenevano coloro i quali avevano anzi tempo previsto l’emergenza di una questione settentrionale, lasciando al Nord la libertà di agire autonomamente, si creano le condizioni per trascinare il Mezzogiorno allo sviluppo non foss’altro che con l’esempio di soluzioni efficaci ai problemi oltre che con le maggiori risorse create e liberate.

Il successo della Lega nel Veneto non potrà durare se presto non si procederà concretamente verso l’autonomia e se la Lega nazionale continuerà a fare affidamento sui voti meridionali propri e dei suoi alleati nazionalisti e antieuropeisti. Tra le pieghe di questa contraddizione inevitabile per un partito oggi ipertrofico, si possono inserire proposte politiche alternative e concrete.

(ph. Regione Veneto)