«Maxi-multa e spread: “letterina” Ue può costare caro a imprese venete»

«La domanda può apparire provocatoria: pesa di più una multa da Bruxelles da 3,5 miliardi o il 34% di voti ottenuti alle elezioni Europee? La risposta tocca alla Lega di Matteo Salvini, di fronte a una Commissione Europea intenzionata a far valere le proprie ragioni sul debito eccessivo contratto dall’Italia». Lo afferma “Fabbrica Padova“, Centro Studi di Confapi, commentando l’eventualità di una procedura d’infrazione verso l’Italia. «Le più colpite – sottolinea Confapi Padova – saranno le aziende che ricorrono al credito, oggi stimabili in circa 44 mila nel territorio padovano e in 220 mila in quello veneto».

«Le eventuali sanzioni all’Italia da parte della Commissione Ue costituirebbero un problema, anzitutto perché sottrarrebbero circa 3,5 miliardi al budget di spesa dello Stato. Ma il conto più salato sarebbe quello indotto dall’inevitabile, ulteriore aumento dello spread. La multa arriverebbe infatti alla fine di un articolato processo fatto di raccomandazioni continue da parte della Commissione Ue e di continui dinieghi a ipotesi di compromesso da parte del governo italiano. Le sanzioni avrebbero così l’effetto di accentuare al massimo la tensione sui titoli di Stato, innescando una dannosissima stretta», avverte l’associazione.

«La vendita di titoli di Stato spingerebbe di nuovo in su lo spread», denuncia ancora Confapi Padova, «che con tutta probabilità potrebbe sforare la soglia, oggi considerata limite, di 400 punti base. Gli effetti principali sarebbero due: da una parte il bilancio dello Stato verrebbe gravato di nuove enormi spese per interessi, dall’altra la perdita di valore dei titoli pubblici determinerebbe anche una diminuzione dei patrimoni delle banche che hanno titoli in portafoglio e che sarebbero così costrette a sottrarre risorse all’erogazione di credito per destinarle a copertura di tali diminuzioni patrimoniali».

«I numeri lasciano poco spazio a dubbi», afferma il presidente di Confapi Padova, Carlo Valerio. Per evitare provvedimenti il governo «dovrà quindi recuperare almeno una parte dei circa 30 miliardi previsti nel Documento di economia e finanza per il 2020 con un ulteriore inasprimento della pressione fiscale. Se non lo farà, l’apertura della procedura sarà immediata. Ma anche se non fosse così, la reazione dei mercati finanziari non si farebbe attendere». Proseguendo su questa strada, aggiunge Valerio, «il rischio sarebbe quello di una spirale di crescita del rapporto debito/Pil, di un ulteriore inasprimento dello spread e di contrazioni ulteriore del credito, con prospettive nefaste per tutti. E questo rischia di accadere perché la politica economica del governo sino a oggi non ha incontrato assolutamente le esigenze del settore produttivo».

«Stiamo parlando di provvedimenti come il Reddito di cittadinanza e Quota 100, mirati essenzialmente a mantenere degli equilibri politici e a tentare di rispettare le promesse fatte in campagna elettorale». Promesse «assolutamente esagerate e irrealizzabili. Non sappiamo ancora se la linea cambierà – conclude – ma certo è che questo Governo, che sulla carta vuole difendere i più deboli, in realtà ha sin qui indebolito proprio le fasce sociali più in difficoltà, perché con l’aumento dello spread cresce il costo del denaro e ne diminuisce la disponibilità. Il cambio di passo non è solo urgente, ma necessario. Ne va del bene dell’Italia». (r.a.)

Fonte: Adnkronos

(Ph. Confapi Padova / Facebook)