Padova, Giordani gongola per il Pd. Contento lui…

Il sindaco di centrosinistra punge Zaia sul nuovo ospedale. Ma i dem non hanno un candidato forte in città. E continuano a perdere nelle periferie

A margine dell’inaugurazione del nuovo reparto di neonatologia pediatrica di Padova si è assistitto a uno stucchevole siparietto tra il sindaco di Padova Sergio Giordani ed il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. Davanti a taccuini, telecamere e telefonini Giordani ha punzecchiato il fianco del governatore, con una domandina provocatoria sulle tempistiche del nuovo ospedale: «è possibile che sia pronto solo nel 2034? Non si possono accorciare i tempi?». Punto nel vivo Zaia ha reso pan per focaccia, rispondendogli per le rime in dialetto Veneto: «no sta fare scena, te se che xe cussì» ed in maniera esplicita, in italiano: «non passi l’idea che ci sono i bravi che fanno gli ospedali in pochi mesi ed i c… che ci mettono anni».

Scontro a parte, molto probabilmente risolto a tarallucci e vino a microfoni spenti, vien da pensare quale sia stata l’ispirazione di Giordani, nel fare una battuta così fuori luogo sia nel contesto che nei termini. È da ricordare infatti che lo stesso Giordani ha seguito tutto l’iter per la definizione del nuovo ospedale e, pertanto, sapeva benissimo le tempistiche. Se poi si vuole proprio dirla tutta, forse è proprio Giordani ad aver fatto allungare i tempi, visto che ha dovuto trovare un escamotage per far digerire ai suoi l’indigesto progetto dell’ex sindaco  di centrodestra, Bitonci, di due anni prima.

Difficile dunque che il primo cittadino sia stato preso da un momento di amnesia, più facile pensare che abbia voluto fare da un lato lo smargiasso, dall’altro togliersi qualche sassolino dalla scarpa, il tutto orchestrato e consigliato dal fido portavoce plenipotenziario Massimo Bettin: in gergo tecnico una “Bettinata”, con l’intento politico di mettere in difficoltà Zaia, presentando così lo scalpo elettorale di una Padova dove la Lega ha vinto ed è sì il primo partito, ma di poco. Si è infatti fermata al 33 per cento, non replicando il 50 per cento dell’intero Veneto e superando di poco il Partito Democratico che ha sfiorato il 32 per cento. È da notare che nei giorni post voto proprio l’intero Partito Democratico ha rivendicato il risultato, presentandolo come una vittoria ed associandolo al buon lavoro svolto dall’amministrazione attuale di centrosinistra.

Il tutto in risposta ai vittoriosi e gongolanti leghisti, tra cui il più esplicito e chiaro l’assessore regionale Roberto Marcato, che motivava il primato alla disastrosa condotta dell’amministrazione ed aveva mandato un messaggio di sfratto a Giordani. In questo contesto ecco dunque che l’occasione è apparsa ghiotta per rivendicare che a Padova il Partito Democratico, sia pur secondo al 30 per cento, è vivo, grazie anche alla giunta e allo schema Giordani, per cui non si perde occasione di sottolineare che sia il modello vincente. Ognuno a casa sua vede il bicchiere mezzo pieno che vuole. Forse però Giordani e la maggioranza, in particolare proprio nel Partito Democratico, due domandine dovrebbero farsele.

La Lega a Padova non avrà sfondato, ma nelle periferie ha fatto il pieno e solo il centro storico a votato a sinistra: un vero paradosso. Inoltre, mai come in questa tornata elettorale non c’erano alternative a sinistra ed il candidato che ha “tirato” il Partito Democratico è stato il “papa straniero” Calenda, che ha preso più preferenze di Salvini. Giusto godere e far valere i propri trionfi dunque, ma bisogna prendere atto che se il centrosinistra vuole riottenere i consensi deve ripartire dalle periferie, rendersi conto che oggi come non mai il Pd appare isolato e non ha un proprio candidato da presentare come leader cittadino. Il 30 per cento sarà insomma anche un ottimo risultato. Soprattutto se si vuole tornare all’opposizione nei prossimi anni.

(ph. Facebook – Associazione AmoPadova)