Conte: «Salvini e Di Maio dicano se si va avanti. Altrimenti lascio»

«Sabato è stata la festa della Repubblica e il primo compleanno del mio governo». Con queste parole il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha cominciato la sua conferenza stampa. «Ho sempre ritenuto che il contratto fosse un elemento di forza del governo: è la modalità più lineare e trasparente per dar vita a un governo tra due distinte forze politiche con contenuti programmatici diversi e contesti valoriali distinti. L’esperienza di governo ha dovuto convivere con un ciclo serrato di tornate elettorali con campagna elettorale pressoché permanente e ne ha risentito il clima di coesione delle forze di governo. In particolare il voto delle Europee, molto complesso, ha accreditato l’immagine di uno stallo nell’attività di governo: questa è una falsità, il governo ha continuato a lavorare».

«Il decreto legge Sblocca cantieri e quello Crescita costituiscono due passaggi determinanti del contratto del governo – ha proseguito Conte -. Siamo fortemente orientati a rafforzare il piano di investimenti e stiamo lavorando per ammodernare le infrastrutture per l’ammodernamento delle opere pubbliche. Il governo dovrà varare una più organica riforma del fisco, non limitata alle aliquote, ma estesa a una relazione più equa tra amministrazione e contribuente. Autonomia e il conflitto di interessi sono i due provvedimento da mandare avanti».

«Purtroppo il clima elettorale non si è ancora spento, è un clima che non giova all’azione di governo – ha continuato il presidente del Consiglio -. Non posso essere certo della durata del governo: non dipende solo da me. Il mio motto è sobri nelle parole e operosi nelle azioni. Se continuiamo nelle provocazioni per mezzo di veline quotidiane, nelle freddure a mezzo social, non possiamo lavorare. I perenni costanti conflitti comunicativi pregiudicano la concentrazione sul lavoro. Chiedo quindi a entrambe le forze politiche a in particolare ai loro leader di operare una chiara scelta e di dirci se hanno intenzione di proseguire nello spirito del contratto. Personalmente resto disponibile a lavorare nella massima determinazione di un percorso di cambiamento. Se ciò non dovesse esserci non mi presterò a vivacchiare per prolungare la mia presenza a palazzo Chigi. Molto semplicemente rimetterò il mio mandato. È compito delle forze politiche decidere se far proseguire e come l’azione di governo. Chiedo una risposta chiara, inequivoca e rapida. Il Paese non può attendere», ha concluso Conte. (a.mat.)

(ph: imagoeconomica)