Ca’ Foscari e il rientro di cervelli: 174 assunti in 5 anni, uno su 5 dall’estero

L’Università Ca’ Foscari Venezia va in controtendenza rispetto alla fuga dei cervelli del sistema universitario italiano. Dal 2014 a oggi, su 174 nuovi ingressi sono 32 i docenti provenienti dall’estero che hanno scelto Ca’ Foscari, promotrice dell’iniziativa Brain Gain per l’attrazione dei talenti: 13 sono stranieri, mentre per 19 si tratta di un ritorno in Italia dopo esperienze internazionali nelle quali hanno maturato conoscenze e competenze che hanno contribuito a rendere più competitivo l’ateneo veneziano. Tra le prime università italiane a lanciare un programma di reclutamento internazionale, Ca’ Foscari ha deciso di aprirsi ulteriormente al mondo adottando piattaforme di talent acquisition già impiegate da importanti università come Harvard, Oxford, Cambridge e Princeton.

I risultati non sono tardati ad arrivare: il primo lancio di 28 nuove posizioni di ricercatori e professori ha ottenuto 259 candidature, delle quali quasi la metà  dall’estero. Oggi, sono 575 i docenti e ricercatori che lavorano a Ca’ Foscari, rispetto ai 517 in organico a settembre 2014: un incremento dell’11% che ha rafforzato l’Ateneo sul piano scientifico e della formazione in un quinquennio di generale regresso nel reclutamento delle università italiane. Oltre ai nuovi docenti, in questi anni Ca’ Foscari ha acquisito una consolidata leadership in Italia e in Europa per la sua capacità di attrazione dei giovani ricercatori premiati dal programma Marie Skłodowska-Curie finanziato dall’Unione Europea, con 60 Marie-Curie Fellows reclutati dal 2014.

«Più che ai cervelli in fuga – afferma il Rettore Michele Bugliesi -, mi è sempre piaciuto pensare a cervelli in circolo, che si muovono, dall’Italia all’estero e viceversa, senza confini. È stato un punto fermo del piano strategico del mio rettorato che non solo ha cambiato Ca’ Foscari, ma ha anche contribuito a dare un’apertura internazionale al modello di reclutamento del sistema universitario italiano che non ha precedenti. Il problema del nostro Paese non è tanto nel fatto che non riusciamo a trattenere i nostri ricercatori più brillanti, quanto nel fatto che non riusciamo ad attrarne dall’estero in egual misura. Per questo abbiamo attivato una politica sistematica di incentivi tesa a creare le migliori condizioni di ingresso e di lavoro per chi sceglie il nostro Ateneo, con servizi e fondi per la ricerca, investimenti in infrastrutture e l’impegno costante nel coniugare spessore accademico e capacità di impatto nella nostra ricerca e nella nostra formazione. L’investimento è stato significativo, ma i risultati ci confermano che siamo nella giusta direzione per fare di Ca’ Foscari un’università sempre più autorevole e riconosciuta sul piano internazionale». (r.a.)

(Ph. Shutterstock)

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