Vicenza, quella del prof Villa è stata una perdita grave

Al di là del caso giudiziario che riguarda l’ex direttore del Museo Civico, la città continua ad annaspare nel buio della sua emergenza culturale

Non spetta a me entrare nel merito della vicenda giudiziaria che riguarda gli atti contestati al professor Giovanni Carlo Federico Villa, professore universitario a Bergamo, studioso d’arte di fama internazionale, direttore scientifico e infine direttore emerito del Museo Civico di Vicenza nel periodo 2015-2018. La giustizia deve seguire il suo corso facendo chiarezza sui fatti per restituire, come auspico, onorabilità ad una figura di intellettuale impegnata i questi anni a dar lustro alla nostra città. Di una cosa sono certo. I giochi della politica e la rivalità tra fazioni si riscontrano sempre più nella condotta dei comuni cittadini, e non risparmiano le istituzioni culturali, che hanno perso nel tempo autonomia e autorevolezza. Non si usa più guardare direttamente negli occhi qualcuno, giudicare dal suo operato se è persona capace e onesta. Ci si lascia irretire dai media che rendono sensazionali notizie appena trapelate, che screditano una persona rovinandone la reputazione.

È il caso del professor Villa, divenuto bersaglio di chi ha promosso contro di lui una campagna denigratoria, insinuando illeciti e denunciando sospetti, che hanno doverosamente indotto la giustizia a rintracciarne il fondamento. Risulta sotto inchiesta per accertare se ha svolto incarichi non autorizzati dall’Università di Bergamo, incompatibili con la sua funzione docente, e se ha organizzato eventi artistici e culturali, come la curatela di mostre e banchetti a tema, a vantaggio di società come la Didaké Sas di Torino, di cui sarebbe un legale rappresentante. Dopo le indagini della guardia di finanza di Vicenza e del nucleo speciale delle fiamme gialle di Roma, spetta alla magistratura stabilire le precise responsabilità ed applicare le debite sanzioni.

Arrivati a questo punto, a me interessa considerare la questione dalla parte del cittadino che giudica il contesto socio-politico in cui il caso specifico è nato e si è sviluppato. Ė possibile che le istituzioni vicentine, amministrazione comunale e Fondazione Roi, non abbiano approfondito la posizione di Villa all’atto della sua assunzione o nell’esercizio delle sue funzioni, dato che qualche voce si sussurrava prima che arrivasse la denuncia anonima, nell’assordante silenzio degli amici-rivali ? Se Villa è stato nominato accademico olimpico, penso che i suoi meriti scientifici messi a frutto per la rinascita culturale della città, siano stati valutati anche alla luce del suo profilo morale, pena la serietà dell’istituzione dispensatrice di onorificenze. Io, che a tempo debito non ho mancato di rivolgere critiche al professor Villa sulla qualità di alcuni eventi ospitati a Palazzo Chiericati, e per l’inspiegabile compiacenza a certe scelte politiche, ho sempre ritenuto provvidenziale la sua presenza a Vicenza in un momento di emergenza culturale. E resto convinto che la sua permanenza in città, mutate le prospettive politiche, avrebbe giovato alla reputazione della stessa, mai tanto compromessa come in questo momento.

Una certa leggerezza nell’agire è abbastanza comprensibile, non certo lodevole, in un soggetto come lui, tutto concentrato nel suo mondo ideale di bellezza. Ė giusto risarcire quanto la legge decreta, ma resta in noi l’amarezza di una vicenda che se fosse stata chiarita prima e ripresa nei dovuti modi avrebbe evitato un danno irreparabile alla città, costretta a supplenze inadeguate in posti chiave della pubblica amministrazione. Quella di Villa è una perdita grave, dovuta all’incapacità degli amministratori vicentini di risolvere i problemi che inevitabilmente si presentano. Villa spero esca a testa alta da questa triste vicenda. Ma intanto la città continua ad annaspare nel buio. Priva di idee, invoca temporanei soccorsi, auspicando perfino nostalgici ritorni, che rivelano l’impotenza di un cane che si morde la coda.

(ph: imagoeconomica)