M5S in Veneto, l’impossibile rincorsa alla Balena Verde

Fantinati apre alle grandi opere. Ma per i grillini il problema qui é come per il Pd: il cerchiobottismo non paga

L’altro giorno sul Corveneto (“Fantinati rompe il fronte: «Pedemontana utile»”, 5 giugno) il sottosegretario alla pubblica amministrazione, il veronese Mattia Fantinati, metteva a verbale la graduale metamorfosi del Movimento 5 Stelle: da cosiddetto “partito del No” che contestava il modello di sviluppo attuale (più produzione, più consumo, più felicità per tutti, a costo di rischiare ambiente, salute, squilibri sociali e qualità della vita), a forza di sua sostanziale accettazione, sia pur con un generico occhio alle modalità, che potremmo chiamare partito del Sì critico. Il punto di svolta: la Pedemontana, che Fantinati è «felice» di aver visto inaugurare lunedì 3 giugno alla presenza del vicepremier Matteo Salvini.

Un sentimento forse un pelo esagerato, se si pensa che la posizione storica dei 5 Stelle è stata di netta contrarietà a un progetto considerato un bagno di sangue sia dal punto di vista economico-finanziario sia da quello ecologico e paesaggistico. Fantinati l’ha girata così: «la Pedemontana è un’opera utile costruita con modalità antiche e che mi lasciano molto perplesso. Se Salvini si sente rappresentante dell’Italia del fare, noi ci sentiamo parte del governo del fare bene. L’obiettivo è dare risposte, ma in modo legittimo e compatibile con il territorio». Insomma, va fatta. Ma andava fatta in modo diverso.

Fantinati parla quando ormai il riso é cotto: la superstrada, sia pur molto parzialmente, é in fase di realizzazione. Il merito politico se lo intesta tutto la Lega, che qui in veneto significa Luca Zaia. L’esponente grillino vorrebbe inviare alle masse il seguente messaggio per cominciare a convincerle che loro farebbero non solo quello che fa l’alleato-rivale, ma che lo farebbero meglio: cari «ceti produttivi» che ci avete «punito» perché é «passata la storia che noi saremmo contro le grandi opere» – il che é «falso» – il problema è stato che «non siamo stati bravi a far capire ai cittadini che noi siamo pronti a dire tanti sì» e che le «risposte migliori» agli imprenditori del Nord le abbiamo noi, che siamo «per imprese, lavoro, sviluppo» purché «economicamente e socialmente disponibile». E butta lì la parola magica, che vorrebbe essere comunicativa e invece è soltanto oscura: «economia circolare». Un colpo al cerchio e uno alla botte, con mini-supercazzola finale.

Il Fantinati non sa, o sa troppo bene, che insufflare la propria proposta di rassicurazioni ai famosi produttori è percepito dagli interessati come un invito che suona così: ci sono affari, appalti, subappalti, business, soldi per voi. Il che naturalmente poi è tradotto come: se una tratta stradale o ferroviaria (il Tav Brescia-Padova, per esempio?) per poter vedere la luce deve espropriare, sventrare pezzi pregiati di territorio, decidere fra ipotesi più lucrose per il privato ma più onerose per il pubblico, beh non preoccupatevi troppo, alla fine i vostri interessi saranno ascoltati. Cioè difesi, perché il bene comune importa più a chi ci rimette, che a chi ci guadagna. Questa é la rude, ma secondo noi realistica, verità.

Il bla bla sulla compatibilità ambientale corrisponde pedissequamente – e anche questo forse Fantinati non lo rammenta o al contrario lo rammenta benissimo – ai birignao e formulette infinocchiatrici del bravo politico moderato e riformista medio, che nella sostanza dà soddisfazione a chi farà profitto, ma con l’apparenza di darla anche a chi si cura dell’impatto e dell’utilità nella vita di tutti. Ovvero, nel suo caso, ai suoi stessi attivisti di base, la cui identità smarrita ha molto a che fare con l’anima ecologista delle origini (le famose “5 Stelle” erano questo, dopotutto).

Di questo passo il M5S corre il serissimo pericolo di diventare un secondo Pd giusto un po’ più audace. E come il Pd, specialmente in Veneto, trovarsi stretto nel cul de sac di chi rincorre sul suo terreno l’avversario (che nello specifico é contemporaneamente partner a Roma…) tentando fallimentarmente di rubargli voti, e al contempo cercare di tenere il proprio zoccolo duro, fondato proprio sull’opposizione a grandi opere et similia. Se alle elezioni regionali candidano pure una Alessandra Moretti in versione grillina, fanno l’en plein e la Lega può esser sicura non di vincere, ma di stravincere.

Dice: ma allora, che fare? Spiacenti, ma come per la sinistra generalmente intesa, il Veneto maggioritario, profondo, identificato nella mentalità da piccola impresa e piccola comunità, per cui il proprio e il prossimo vengono prima del pubblico e dello Stato, questo Veneto allergico a vincoli e limiti anche quando nobili e ben motivati, il Veneto un tempo della Balena Bianca e oggi della Balena Verde, preferirà sempre l’originale alla copia. Solo e unicamente se il cetaceo gonfio di potere dovesse suicidarsi commettendo qualche macroscopico autogoal, solo allora i suoi deboli arpionatori potranno avere una minima chance.

(ph: shutterstock)