BpVi, non erano baciate? Saranno state operazioni affettuose

Mentre si sente già odore di prescrizione, l’atteggiamento di Zonin è cambiato: presenzia in tribunale e l’atteggiamento é tornato quello di un tempo…

L’interrogatorio dell’imprenditore Luigi Morato e dell’ex consigliere d’amministrazione della Banca Popolare di Vicenza, Giuseppe Zigliotto, assieme alle altre testimonianze di questi giorni inducono alcuni interrogativi.

Il primo é sulle domande fatte dai pm ai testimoni e riportate dai giornali, e di conseguenze sulle loro risposte. Dal poco che si è letto la sensazione è che entrambi abbiamo lasciato, volutamente o no non si sa, l’ex presidente Gianni Zonin fuori dalle responsabilità sulle “baciate”.

Mentre su Morato ci può essere qualche dubbio (anche se la sua partecipazione alle cene con Zonin, manovratore dell’ascensore sociale, utilizzato fin dai tempi del marchese Boso Roi, non fanno pensare a mere occasioni per parlare di caccia e pesca), lo stesso non si può pensare di Zigliotto, già presidente di Confindustria Vicenza e, quel che più conta, con un ruolo apicale nel comitato ristretto della banca. Non è singolare, anzitutto, che lui e l’ex presidente abbiano lo stesso difensore, il che comporta una unica linea di difesa? E soprattutto, é concepibile che egli non sapesse delle “baciate”, procedure in uso da anni nell’istituto di via Framarin?

E Morato, che nel creare e sviluppare la sua azienda ha dato così buona prova di sé, come può non essersi insospettito di quell’offerta che lo rendeva un classico “prestanome“? E il beneficio annuo dell’1% a suo favore, per un imprenditore del suo livello economico, era così allettante? Il fatto, poi, che i dirigenti della banca gli avessero detto che per quelle operazioni “così facevan tutti”, non dovevano fargli effettuare dei riscontri?

Nell’organizzazione della BpVi, su delega del cda esistevano vari comitati per differenti settori. Uno di questi, tra i più importanti, era il Centrale Fidi con discrezionalità fino ad un certo livello. Per cifre sopra il milione di euro, tuttavia, la pratica andava in cda. Anche il Comitato soci aveva una certa autonomia anche se, pure in questo caso, una volta al mese, le varie richieste di acquisto azioni dovevano passare in consiglio. Una persona normale cosa dovrebbe chiedersi davanti a richieste di finanziamento per decine di milioni e contestuali acquisti per milioni di azioni da parte della stessa persona che per tale finanziamento avrebbe inoltre dovuto pagare degli interessi? Non é una contraddizione troppo evidente? E non era stridente il contrasto tra comuni clienti con qualche risparmio, che impiegavano per l’acquisto di qualche azione della Banca, e altri cui si chiedeva di comperarle dando loro pure i finanziamenti? Non occorre un’intelligenza superiore per comprendere che gatta ci cova. I consiglieri non si sono mai posti queste elementari domande?

Per quanto riguarda Zonin c’è altro ancora. Il 28 dicembre 2013 il nostro rilasciava un’intervista al GdV nella quale diceva varie cose: la buona salute della sua banca, il livello oramai nazionale raggiunto e il ringraziamento alle persone che, numerose, avevano aderito all’ultima sottoscrizione. Precisava, con dati alla mano – lui che non sapeva alcunché delle “baciate” – come la banca avesse finanziato il 40% degli acquisti totali. Sempre l’uomo della strada si chiede: se la banca dava loro i soldi per comperare le azioni, come si doveva chiamare questa operazione? Se non si trattava di “baciate” si potevano, almeno, chiamarle operazioni affettuose?  E’ stato già scritto, ma giova ripeterlo: chiunque abbia avuto rapporti con Zonin, sia come dipendente dell’istituto che come interlocutore in affari, sa bene come lui gestisse i rapporti con pugno di ferro.

Carlo Nordio, ex pm di Venezia, in un’intervista al Corriere Veneto ha detto in sostanza che sull’affaire PopVicenza aleggia oramai lo sgradevole odore di prescrizione. Questo riconduce alla perizia tecnica sui conti della banca nelle mani della Procura di Vicenza. Il cui capo, Antonino Cappelleri, disse a suo tempo che avrebbe valutato se si potesse procedere anche per bancarotta oltre che per i reati in trattazione. Sono passati mesi e nulla è stato deciso. Non potrebbe dire qualche cosa al riguardo anche ai cittadini interessati?

Un’ultima annotazione. Zonin ha incominciato a frequentare le udienze in tribunale aMestre e, secondo chi vi scrive, qualche cosa è cambiato, in lui. La postura non è più quella dimessa dei primi tempi dell’inchiesta. Unitamente all’espressione del viso, tornata quella dei tempi del Re Sole, sembra indicare delle sicurezze che prima mancavano. Vuoi vedere che dovrò tifare per l’ex dg Samuele Sorato, che di colpe ne ha non poche, quando, finalmente, fra pochi giorni, si presenterà alla Corte per le sue deposizioni?

(ph: imagoeconomica)