Giordani e Lorenzoni, sul metrobus non fate deragliare Padova

L’incidente alla Guizza spaventa in vista del progetto di Voltabarozzo. Ma la giunta di centrosinistra tira dritto

Succede di nuovo, succede ancora. Nella serata di ieri il metrotram di Padova è deragliato, per la terza volta negli ultimi 13 mesi, fermandosi contro un palo della luce: la buona fortuna ha voluto che capitasse di sera, con poco traffico, con cinque persone a bordo (più il conducente) rimaste lievemente ferite. Fosse capitato in pieno giorno sarebbe stata una vera e propria tragedia.

L’attuale tramvia patavina non è nata sotto una buona stella: ormai sono passati quasi trent’anni da quando si decise di sperimentare il Translhor (dal nome dell’azienda Lhor, sviluppatrice del progetto) ovvero un tipo di
tram che si discostava dal classico, perché su gomma e con monorotaia. Avrebbe dovuto cambiare l’idea della locomozione cittadina ed essere un metodo innovativo e rivoluzionario, invece non ha incontrato molti consensi, al punto che oggi solo sette città utilizzano questo sistema; in Italia, oltre a Padova c’è Mestre, mentre L’Aquila e Latina hanno alzato bandiera bianca.

All’ombra del Santo il “serpentone” ha incontrato mille difficoltà in corso d’opera, tra cui moltissimi disagi e cittadini feriti per le numerose cadute sulla rotaia, e ha pure mandato a casa intere amministrazioni sia di centrodestra che di centrosinistra. Nonostante questo, i padovani l’hanno accettato e progressivamente se ne sono anche compiaciuti, al punto che, come servizio, risulta essere molto gradito per la puntualità.

Oggi, passati ormai dodici anni dalla sua prima corsa, il metrotram comincia a far vedere i segni del tempo: proprio Lhor, oggi Alstom, ha abbandonato lo sviluppo e dunque per la manutenzione ci si deve praticamente arrangiare.
Oltre ai deragliamenti, non è poi così raro che la linea venga fermata per guasti ai mezzi di locomozione. Insomma siamo di fronte ad un declino di un’opera che progressivamente sta invecchiando: l’evidenza è sotto gli occhi
di tutti, ma non di quelli della giunta di centrosinistra di Sergio Giordani che a tutti i costi ha voluto perseguire nel progetto originario, che prevedeva altre due linee.

E così, nel pieno clima delle elezioni politiche di due anni fa, forse anche per assicurare voti al Pd, con l’aiuto del senatore Giorgio Santini e del governo Gentiloni, in fretta e furia sono stati erogati 56 milioni di finanziamenti statali per quel progetto datato 2004. Veri e propri spiccioli considerato il costo totale di una linea che dovrà essere il collegamento tra la stazione e la zona di Voltabarozzo.

L’incidente di ieri fa venire i brividi, se si pensa che proprio nel rione di Voltabarozzo il Metrobus passerà in mezzo alle case. Il sindaco e il suo vice, nonché responsabile della mobilità, Arturo Lorenzoni, sembrano non voler sentire ragioni, magari per avere un confronto con i comitati “no tram”. Una contraddizione evidente, rispetto all’ideologia della “condivisione” e “partecipazione”, per chi si fregia di essere civico. L’unica speranza, visto che manca il buon senso, è che quel metrobus su cui sono saliti non faccia deragliare la città. I padovani, dal canto loro, non ne sembrano entusiasti.