Scandalo compost in Veneto, Fanpage accusa: «300 mila euro per zittirci»

Accuse reciproche tra il giornale online Fanpage.it e Sesa, azienda di Este (Padova) leader europea nello smaltimento e riciclo dei rifiuti, il cui modello di economia circolare è stato spesso elogiato dal fondatore di “Libera contro le mafie” don Luigi Ciotti e da Legambiente. Fanpage ha infatti pubblicato un’inchiesta in cui accusa Sesa di aver scaricato compost con un’alta concentrazione di idrocarburi pesanti e metalli come zinco e rame nei terreni della Bassa Padovana, e di aver offerto allo stesso giornale 300 mila euro per non procedere nell’inchiesta del giornalista Sacha Biazzo. La proposta, come racconta il quotidiano web, è stata fatta in un ristorante in un incontro fra il direttore della testata, Francesco Piccinini, il caporedattore Giorgio Scura e l’imprenditore Angelo Mandato (socio privato al 49% di Sesa) accompagnato da Fabrizio Ghedin, responsabile della comunicazione dell’impresa. Nel mirino di Fanpage anche l’incarico di Ghedin come portavoce della sottosegretaria leghista Vannia Gava.

Completamente diversa è la versione di Ghedin, che in un’intervista rilasciata oggi a Enrico Ferro sul Mattino di Padova sostiene di aver solo chiesto un preventivo a Fanpage per pubblicare una campagna di sensibilizzazione, ma che essendo troppo alto l’azienda si è poi rivolta ad altri. Aggiunge anche che Sesa è sempre stata sottoposta a controlli che non hanno mai riscontrato irregolarità, così come nella norma risulta il suo incarico come portavoce della Gava. Per quanto riguarda la frase «basta che non ci rompiate le palle» catturata da Biazzo con una telecamera nascosta, Ghedin affermache sia stata «decontestualizzata». (t.d.b.)

(ph. Fanpage)