Grandi Navi, Toninelli lo dica a Zaia e Brugnaro: unica via é fuori laguna

Se si vuole davvero salvaguardare Venezia, la soluzione c’é ed ha avuto parere favorevole tre anni fa dal Ministero dell’Ambiente. Ma gli amici delle crociere fanno gli gnorri

Nello stesso giorno in cui si festeggiava la festa della Repubblica e quella della Sensa (dell’Ascensione, in italiano) si è verificato l’incubo tenuto da anni: una Grande Nave, la MSC OPERA lunga 275 metri, alta 32, del peso di 65 mila tonnellate (una Nissan Patrol 3.0 pesa 2410 kg, tanto per rendere le proporzioni) con una capacità di trasporto di circa 3500 persone equipaggio compreso, ha perso il controllo e ha investito prima un battello e poi si è schiantata contro la banchina di San Basilio. Una percezione della stazza di questo mostro si può avere considerando che il punto più alto di Venezia è il campanile di San Marco, che é alto 99 metri, mentre la torre del monumento che si trova alla Giudecca, il “Molino Stucky”, è alto appena tre metri in più della MSC.

Cominciamo con il constatare che anche a Venezia la legge è un optional. Il decreto 79 del marzo del 2012 vietava alle navi da crociera di attraversare i canali di San Marco e Giudecca fino a che non sarebbe stata trovata una soluzione alternativa. Per accelerare la soluzione, furono concesse anche le facilitazioni della Legge Obiettivo. Negli anni si vari progetti sono stati sottoposti alla Commissione Via, prevedendo il passaggio all’interno della laguna con ingresso dalla bocca di Malamocco e attracco a Marghera.

Solo uno è esterno, quello identificato come “Nuovo terminal crociere di Venezia – Bocca di Lido Venis 2”, che avuto ha parere positivo dalla commissione Via del Ministero dell’Ambiente il 25 novembre 2016. In sostanza, prevede che il terminal sia localizzato alla Bocca di Lido, lato Cavallino, evitando la pericolosa passerella per Giudecca e San Marco. L’altro progetto, Contorta-Sant’Angelo, viene bocciato nel dicembre 2016. L’allora ministro dall’ambiente Gian Luca Galletti a marzo trasmette i pareri al collega ministro dei trasporti Graziano Delrio per la continuazione della procedura che si sarebbe conclusa con delibera del Cipe. Dai media si comprende che per Delrio, il sindaco di Venezia e l’Autorità Portuale non c’era alcuna intenzione di far andare avanti questa ipotesi. Sintetizzando la soluzione sulla quale convergono i tre, le navi di stazza superiore a 40 mila tonnellate entrerebbero dalla bocca di Malamocco, percorrerebbero il canale dei petroli, attraverserebbero canale Vittorio Emanuele per giungere alla Stazione Marittima.

Al netto dell’ex ministro dei disastri Delrio, la domanda é: come è possibile e politicamente accettabile che l’unico progetto con parere di compatibilità ambientale positivo venga di fatto bloccato? Come interpretare il risultato del referendum popolare, anche se privo di valore legale, dove circa 18 mila veneziani hanno detto che le navi devono stare fuori dalla laguna? Che fine hanno fatto termini come popolo, volontà dei cittadini, sussidiarietà su cui il marketing cattocomunista prima e leghista dopo, hanno macinato onori e potere? Dilatare i tempi di intervento giova solo agli interessi corposissimi della corporazione della crocieristica. Degli impatti ambientali non sembra minimamente interessare a nessuno, come d’altro canto è sempre stato per cattocomunisti e leghisti.

Intervenga il ministro Toninelli col rigore della legge e la repentinità richiesta dalla gravità della situazione, dopo tre anni dal parere di Via positivo sull’unico progetto compatibile, che essendo esterno, chiaramente non può piacere al potente business delle crociere – e ai suoi amici . Se Zaia non partecipa è un suo problema. La procedura applicata della Legge Obiettivo lo fa pesare per un dodicesimo. Le alternative intorno al canale dei petroli sono ad altissimo impatto visto che bisogna alterare la morfologia lagunare, in quanto alcuni punti nella connessione con la Marittima in cui non passerebbero le navi. Bisognerebbe quindi creare degli scavi. Dovremmo in pratica scavare 10 milioni di metri cubi in una zona già impattata, visto che il canale petroli è artificiale. Siamo seri, per favore.