Inchiesta quote latte, opposizioni contro Zaia. Lega: «studiate»

«Assessore regionale all’agricoltura dal 2005 al 2008, Ministro dell’agricoltura dal 2008 al 2010: non sapeva nulla? Come rappresentanti dei Gruppi consiliari del Movimento 5 Stelle, del Partito Democratico, di Liberi e Uguali e della Lista AMP chiediamo al Presidente Luca Zaia di fare chiaqrezza, in quanto se dal punto di vista giudiziario è assolto, restano le responsabilità politiche e amministrative». Le opposizioni in Consiglio regionale chiedono al governatore del Veneto di riferire in merito alla questione delle quote latte, dopo che il gip di Roma, Paola Di Nicola, ha archiviato l’inchiesta del 2009 per truffa – partita in seguito alle risultanze della commissione ministeriale voluta dallo stesso Zaia -, a causa dell’impossibilità di individuare i colpevoli. La nota congiunta delle opposizioni pone l’attenzione sul contenuto dell’ordinanza, definita «allarmante», in cui è scritto che «i dati relativi alle quote latte non sono veritieri e che la loro falsità è nota a tutte le autorità amministrative e politiche, “rimaste inerti per 20 anni per evitare di scontentare singole corporazioni o singoli centri di interesse”. Il gip Di Nicola non manca di sottolineare le mancanze degli organi di controllo degli assessorati all’agricoltura delle Regioni sui produttori».

Il Movimento 5 Stelle chiede a Zaia di «tutelare le migliaia di cittadini veneti che stanno affrontando momenti catastrofici: cartelle esattoriali da pagare, impossibilità di avere reddito e di continuare a possedere stalle e capi in quanto, come descritto dall’ordinanza, le istituzioni, sia ministeriali che regionali hanno avuto un ruolo di scarso controllo, confusione o addirittura connivenza». Piero Ruzzante (LEU) e Cristina Guarda (AMP) sottolineano che le responsabilità si trovano «sul piano politico-amministrativo e quello che emerge è un quadro preoccupante di diffusa illegalità, malcostume e connivenze a discapito dello Stato e dell’interesse generale. C’è chi da questo sistema ha tratto enormi vantaggi e chi ne è stato danneggiato: a questi ultimi va data una risposta chiara. In questo quadro, chi in quegli anni governava e gestiva il potere politico proprio in materia di agricoltura, a livello regionale e nazionale, ha il dovere di chiarire di fronte ai veneti e agli italiani la propria posizione. Questo al di là delle intercettazioni pubblicate e anche al di là di quanto eventualmente stabilito dalla magistratura: non è semplicemente una questione di legalità, ma di potere». Stefano Fracasso, Graziano Azzalin e Andrea Zanoni (PD) chiedono infine al presidente della Regione ed ex ministro dell’Agricoltura di chiarire «quali attività di verifica sono state svolte in quegli anni da parte della Giunta. In ogni caso se finora i “furbetti” l’hanno fatta franca per la giustizia italiana, non sara così per quella europea. E le sanzioni di cui si è fatta carico la parte pubblica ricadranno su tutti i cittadini. Su questo, come intende rispondere Zaia all’Europa?».

A stretto giro è arrivata la replica dei Capigruppo di Lega e Zaia Presidente, Nicola Finco e Silvia Rizzotto. «Possibile che dopo tanti anni in cui si parla di quote latte, e che le più note agenzie di stampa e trasmissioni tv trattano competentemente l’argomento, ci sia ancora qualcuno che non sa, che non studia e che – speriamo – finge di non sapere?», domandano. «A volte basterebbe Google per evitare di diffondere fake news. Se i colleghi l’avessero fatto, avrebbero trovato, ad esempio, un lancio dell’agenzia Agricolae, la più specializzata sull’argomento, che riportiamo testualmente: “La sentenza di archiviazione dà ragione a Zaia che fu ascoltato dalla Procura di Milano che stava portando avanti la tesi opposta, ovvero che tutto era stato messo in opera per consentire agli “splafonatori”’ di non pagare il dovuto. Lo stesso Zaia che all’epoca fu accusato di aver reso pubblica la relazione da lui commissionata per paura di eventuali insabbiamenti”. E ancora: “Vero quindi quanto dice Ambrosio a Mantile nel colloquio registrato nel luglio 2010 (Ambrosio che all’epoca era capo di gabinetto del Ministro Galan e non di Zaia come scritto per errore in sentenza): se i dati sono falsi, crolla tutto il castello”. Possibile – domandano ancora Finco e Rizzotto – che nessuno del Pd, dei Cinquestelle e di LeU si prenda almeno la briga di studiare? Pensano che siamo tutti disinformati come loro sulla questione? Ormai la questione quote latte è chiara: fu Zaia a scoperchiare il caso, e la sentenza dell’altro giorno l’ha riconosciuto. Ora, che i colleghi di opposizione non abbiano nemmeno un po’ di vergogna a diffondere falsità, è presto spiegabile: dovrebbero rimangiarsi anni e anni di accuse agli allevatori onesti. Al PD, al M5S e a LeU suggeriamo una sola cosa, infine: studiate». (r.a.)

(Ph. Imagoeconomica)