«Pride finché a nessuno importerà vedere due gay per mano»

Stella (Vicenza Pride 2019): «la linea del centrodestra di Rucco troppo distaccata». La legge Cirinnà? «Non basta». Perché sfilare oggi? «Per cambiare la mentalità di massa»

Nel mese mondiale del Pride, dopo Verona e Padova e prima di Treviso, sabato 15 giugno torna dopo sei anni anche a Vicenza la marcia per i diritti – ma, come vedremo, ormai non solo per quelli – delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali. Non senza, va da sè, suscitare reazioni critiche e portarsi dietro un certo carico di polemiche e zone oscure, anche all’interno del movimento gay.

Per cominciare, i cattolici più radicali, per dir così, hanno organizzato due diverse contro-manifestazioni: i conservatori dissidenti del gruppo “San Marco Evangelista” che contestano apertamente la linea morbida del vescovo Pizziol sfileranno in una “processione di riparazione” sabato mattina, mentre i tradizionalisti di Nuova Civilitas e Christus Rex si raduneranno in un convegno organizzato dal Movimento Italia Sociale (Mis) all’Hotel de La Ville nel pomeriggio. Dall’altra parte, l’Arcigay vicentina, il cui presidente é Thomas Tedesco, e il gruppo di ascolto “arcobaleno” Gaga, il 7 marzo scorso avevano già preso le distanze su facebook dall’organizzazione dell’evento («nel corso degli ultimi mesi si sono concretizzate distanze insanabili con il gruppo direttivo che ci spingono a fare un passo indietro. Lo facciamo senza polemiche ma consci del fatto di non poter più collaborare serenamente e proficuamente all’organizzazione di questo evento, che non vogliamo venga negativamente influenzato dalle nostre posizioni»), organizzazione che porta la firma dell’associazione “Vicenza Pride” coordinata dal predecessore di Tedesco, Mattia Stella. Il quale l’altro ieri denunciava su Vvox l’atteggiamento secondo lui non abbastanza collaborativo del Comune, governato dalla giunta di centrodestra del sindaco Francesco Rucco.

Al di là della questione della viabilità e dei relativi costi per modificarla durante il corteo, sul piano politico l’amministrazione e la maggioranza di centrodestra non hanno mostrato alcun pregiudizio o ostilità verso il Vi Pride 2019. Cosa non del tutto scontata, visto che al suo interno c’è eccome chi, almeno presumibilmente, potrebbe avere opinioni non esattamente concilianti verso il mondo gay. Avreste voluto la presenza anche di Rucco, oltre che del vicesindaco Matteo Tosetto e della consigliera Caterina Soprana, delegata ai diritti civili, sabato alla marcia?
Prima ancora che lo invitassimo Rucco ci ha fatto sapere che questo sabato sarà in Puglia per un matrimonio. Sarebbe stato uno scandalo se nessuno avesse deciso di essere presente. Ma diciamo la verità: il vicesindaco ci sarà perché non c’è il sindaco, e la Soprana perché è la delegata sui diritti. C’è una grande assente in tutto questo tempo che è Valeria Porelli, l’assessore alle pari opportunità.

Mi sta dicendo che stanno facendo il… minimo istituzionale?
Sto dicendo che la linea é quella del…distacco. Anche se devo dire il presidente della commissione pari opportunità del consiglio comunale, Jacopo Maltauro, quando in quella sede si è parlato del Pride ha fatto un bell’intervento, davvero.

Ed è leghista. Ma molto giovane.
Esatto. Ma dall’amministrazione il messaggio è chiaro, e non é questo.

Con la Curia invece i rapporti come sono?
Li definirei rispettosi. Il vescovo non cerca la contrapposizione. Sul tema gender ha anche aperto una commissione di studio. Non ha mai avuto un atteggiamento di pregiudizio o condanna. E poi ci sono sacerdoti come don Dario Vivian, che si è presentato ai fedeli con la bandiera arcobaleno in chiesa. Direi che ha segnato un pezzetto di storia, a Vicenza.

Ma ci sono anche i fedeli che andranno in processione contro il Pride.
Mah, se si va a cercare su internet, il numero di telefono di quell’associazione è lo stesso di Veneti del Mondo, un’associazione riconosciuta dalla Regione. Ecco, non vorrei che quella iniziativa si trasformasse in qualcosa di politico.

Beh, ogni manifestazione pubblica é in qualche modo politica. E legittima, purchè non violenta.
Sì ma mentre nel 2013 fecero un rosario dopo il Pride, oggi fanno questa cosa prima, nello stesso giorno, e paiono avere contatti politici.

Teme una provocazione?
Sì, magari per creare un precedente così da militarizzare il centro storico, e così scontentare commercianti e residenti.

Non le pare un po’ dietrologico?
Sì, un filo sì. Ma per dire, il convegno degli altri, nel pomeriggio, a noi non dà nessun problema.

Ecco, anche se sono temoni, parliamo di quel che su questo giornale online ha spiegato uno dei due relatori del convegno “Famiglia? Nessun dubbio”, l’avvocato Amato. Per il quale l’amore, il desiderio, non dà diritti in quanto tale, perché i diritti vengono riconosciuti in cambio dell’assunzione di doveri, e l’amore, fortunatamente, non é un dovere. Una tesi chiara. Come replica?
L’amore non è un diritto, naturalmente. Ma il fulcro del discorso di Amato a me pare sia il concetto di famiglia “naturale”. Non c’è niente di meno naturale della famiglia, che è un costrutto sociale che varia nel tempo.

Ma la natura intesa come biologia no, non varia: i figli nascono solo in un modo.
Ma nella biologia non c’è la “famiglia”, c’è la genitorialità, la riproduzione. Il rapporto affettivo ed educativo, invece, si intreccia con aspetti sociologici e culturali, che sono storici. Le coppie etero sterili possono avere figli adottandoli, no? Il diritto è basato sul principio di uguaglianza.

Quindi anche le coppie omosessuali dovrebbero avere questo diritto, lei dice.
Anche se non possono avere biologicamente figli, possono amarli ed educarli.

Ma il rapporto madre-bambino? E il diritto del bambino a questo rapporto esclusivo?
Un bambino impara le differenze di genere non solo dai genitori, ma anche a scuola, nella società. Il rapporto con la madre non é un limite invalicabile. Studi scientifici dimostrano che bambini con due padri o due madri crescono come i bambini delle coppie etero.

Veramente la comunità scientifica e degli specialisti è divisa, su questo. Non c’è una verità assoluta.
Vero che non c’è, ma i soggetti, cioè i bambini, di questo tipo non sono ancora tanti.

Il diritto non si basa sul desiderio individuale, cioè sulla cultura del consumo (“io voglio”), diceva anche Pasolini citato da Amato.
E’ curioso che la teoria dell’egoismo lbgt si sia affacciato solo quando è giunto alla ribalta il tema della genitorialità. Anche fra gli eterosessuali c’è chi non si assume la responsabilità di essere padre o madre. La capacità di essere genitore non é innata, ma non è la differenza di genere la discriminante.

E di qui torniamo alla differenza irriducibile, fra chi pensa che determinante sia la natura biologica e chi, come lei, dà preminenza al peso dei cambiamenti culturali. A proposito: trova che in generale, specie dopo l’approvazione della legge Cirinnà, la situazione degli omosessuali in Italia sia significativamente migliorata? A cosa mira, nel 2019, un Pride?
La situazione é migliorata, ma ancora devono essere fatti passi in avanti. Per molti genitori, ad esempio, l’omosessualità é ancora un problema. Sul posto di lavoro, in certi casi, fare coming out può essere un rischio. Ma anche solo andare per mano in strada può suscitare dalla risata all’insulto.

Par di capire che quindi l’ambizione sarebbe quella di incidere nell’immaginario e nella cultura collettiva, rendendo totalmente “normale”, cioè nella norma”, ciò che ancora non lo è. Però – riporto quanto sostengono anche alcuni gay – nelle sfilate certi eccessi estetici, se mi passa l’espressione, forse non aiutano.
Non mi piace molto la parola “normale”. Però sì, vogliamo modificare l’immaginario per de-tabuizzare, per abbattere dei tabù. Quanto a certi modi di scendere in piazza, bisogna ricordare l’origine storica del Pride: la rivolta di Stonewall contro i soprusi e le violenze della polizia.

D’accordo, ma son passati cinquant’anni dai moti del 1969 a New York. Diciamo che é diventato un rito, e come ogni rito deve ripetersi uguale nel tempo?
“Pride” significa “orgoglio”, cioé la rivendicazione della visibilità per poter esistere e ottenere diritti. Poi ecco, magari anche a me può non piacere ogni tanto qualcosa che vedo nelle marce, ma non è questo il punto.

Un’ultima domanda: ma com’è che l’Arcigay di Vicenza non partecipa all’organizzazione del Pride?
Sono usciti con quella poco comprensibile presa di posizione a marzo. Io personalmente non sono più iscritto.

Rapporti pessimi?
Li definirei migliorabili.

(ph: Vicenza Pride)